Lo sci azzurro maschile non pervenuto, Vinatzer spietato con se stesso: «Devo essere più bastardo: sono il perdente di questi Giochi» – Il video
È durata appena 23 secondi la gara di slalom di Alex Vinatzer. L’azzurro, partito con il pettorale numero 14, scivola a metà percorso della prima manche dopo che si era salvato poche porte prima da un altro errore. Il 26enne altoatesino saluta così l’Olimpiade di Milano Cortina 2026: una scivolata nella prima manche dello slalom e il sipario che cala su Giochi complicati, segnati da errori e occasioni mancate. Dopo il gigante e la combinata, anche la sua specialità lo tradisce. Ma l’azzurro non cerca alibi. Si ferma davanti ai microfoni e si assume tutto il peso della delusione. «Nevicava, non era facile ma le condizioni sono uguali per tutti». Parole nette, pronunciate sotto una fitta nevicata, senza tentativi di spostare altrove le responsabilità. «Non sono stato sul pezzo per tutti i Giochi e bisogna accettare di non essere stato all’altezza. Sapevamo che dovevo prendermi dei rischi per tentare di lottare per una medaglia, ma il rischio non ha pagato. Il mio sogno olimpico si è frantumato», ammette.
La pressione delle Olimpiadi
Eppure il talento non è in discussione. Cresciuto a Selva di Val Gardena, Vinatzer era arrivato ai Giochi con credenziali importanti: tre medaglie mondiali, tra cui l’oro nel parallelo a squadre conquistato lo scorso anno a Saalbach, e quattro podi in Coppa del Mondo. Il profilo del campione in rampa di lancio. A Milano Cortina, però, nulla ha funzionato. La pressione si è fatta sentire. «Non sono mai stato sui miei livelli, sono stati giorni sempre un po’ nervosi. Avevo tanto peso alle spalle e forse era troppo. Ci sono stati tanti vincitori, io sono stato uno dei perdenti di questi Giochi. Posso solo ringraziare la Federazione, gli sponsor, i parenti e la mia fidanzata per avermi sostenuto». Poi l’autovalutazione, senza sconti: un «voto insufficiente senza se e senza ma».
Gli errori in combinata e nel gigante
Il percorso olimpico si era già incrinato prima dello slalom. Nella combinata non era riuscito a incidere (con il compagno di squadra Franzoni al primo posto nella libera), mentre nel gigante era caduto nella seconda manche nel tentativo di rimontare. Un copione che si è ripetuto anche a Bormio: l’attacco per restare in corsa e l’errore che chiude tutto. «L’unica cosa che posso fare è cambiare qualcosa e lavorare intensamente nei prossimi quattro anni. Alle Olimpiadi contano solo le medaglie, era il mio obiettivo dall’inizio: stare qua a partecipare non era il senso di quest’avventura. Sono troppo competitivo per farmi andare bene un piazzamento».
«Devo essere più bastardo in certe situazioni»
Non si sottrae neppure all’analisi più personale: «Ci sono delle cose che devo rivedere dentro di me: in primis avere più fiducia, poi devo essere più bastardo in certe situazioni: Di sicuro con Mauro Pini (il direttore delle discipline tecniche dell’Italsci, ndr) abbiamo intapreso un cammino tecnico e mentale che mi stava portando risultati in Coppa, ma è ancora molto lungo. Testa bassa e lavorare. Mi trovo meglio nel gigante, sullo slalom mi porto dietro alcuni demoni del passato».
