Crans-Montana, sulla strage «cooperazione rafforzata» tra le procure di Roma e la svizzera Sion

Sulla strage di Crans-Montana, dove hanno perso la vita 41 persone, tra le procure di Roma e Sion è stato raggiunto un accordo di «cooperazione rafforzata nelle attività di esecuzione della rogatoria internazionale anche attraverso per esempio la selezione dei documenti che possono essere di interesse per l’autorità giudiziaria italiana». A riferirlo ad Ansa il procuratore capo della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi, al termine dell’incontro con la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud.
Come stanno i ragazzi italiani feriti ma sopravvissuti al rogo di Crans-Montana
I ragazzi sopravvissuti alla strage di Crans Montana all’ospedale Niguarda di Milano «sono fuori pericolo di rischio di vita ma ancora molti di loro sono in condizioni molto serie, non è che sono guariti», ha dichiarato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, a margine del conferimento del premio Rosa Camuna ai professionisti sanitari intervenuti a seguito della tragedia. A chi gli chiedeva delle tempistiche delle dimissioni, l’assessore ha risposto che «per alcuni, cinque di loro, quelli più seri, ci vorranno mesi, per altri qualche settimana». Bertolaso ha poi precisato che «dobbiamo ringraziare i nostri medici anche per quello che stanno facendo e dovranno ancora fare. Per alcuni di questi ragazzi, il percorso sarà ancora problematico, pieno di ostacoli, con alti e bassi, con momenti di preoccupazione». Nel dettaglio «bisogna lavorare sulla cute dei ragazzi ma anche sui loro polmoni, affrontati da due equipe diverse, e poi un intervento anche di natura psicologica. Sono tutti coscienti ma capiscono che prima di uscire dall’ospedale per alcuni di loro ci vorranno ancora mesi e ogni giorno bisogna accompagnarli in questo difficilissimo percorso. Oggi siamo ancora in mezzo a un quadro complicato». La persona che ha dato più coraggio ai ricoverati, sottolinea Bertolaso, «è stato Sergio Mattarella che, quando è venuto, ha chiesto di andare a trovare i ragazzi anche dopo aver visto i medici e i genitori. Per loro è stata la medicina più bella».
