I leader Ue a Kiev a mani vuote: così Orbán tiene in ostaggio il prestito da 90 miliardi. L’Italia: «Avanti col sostegno all’Ucraina»

Doveva essere l’occasione perfetta per ribadire il sostegno dell’Unione europea alla resistenza ucraina, ma gli eventi hanno preso una piega diversa, seppur non del tutto inaspettata. Nel giorno che segna il quarto anniversario dell’invasione russa, i vertici dell’Ue sono a Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky e rendere omaggio alla resistenza del popolo ucraino. A rappresentare il blocco dei 27 ci sono Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, e António Costa, presidente del Consiglio europeo, ma anche diversi leader dei Paesi che aderiscono alla coalizione dei Volenterosi. Al di là della promessa di fornire sostegno a oltranza a Kiev, i pesi massimi dell’Ue hanno avuto ben poco da offrire a Zelensky. Tutta colpa del veto dell’Ungheria al maxi-prestito da 90 miliardi di euro che tutte le altre capitali europee avevano deciso di garantire all’Ucraina.
La nota di Palazzo Chigi: «Dall’Italia sostegno convinto e costante all’Ucraina»
Presente ma solo in video collegamento la premier Giorgia Meloni, che ha preferito rimanere a Roma ma ha comunque affidato a una nota di Palazzo Chigi una dichiarazione sul quarto anniversario dell’invasione russa. «Il governo italiano rinnova la propria solidarietà e vicinanza alle istituzioni e alla popolazione ucraina. In questi quattro anni di lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l’Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali», si legge nella nota della presidenza del Consiglio. L’Italia, continua il documento, «concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura» e «sostiene il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina».
Lo stop di Orbán al maxi-prestito Ue per l’Ucraina
A “rovinare” l’anniversario dell’invasione russa in Ucraina ci ha pensato il premier ungherese Viktor Orbán, che ha bloccato il via libera del prestito a Kiev per il biennio 2026-27 esercitando il proprio diritto di veto, collegando lo stop al danneggiamento dell’oleodotto Druzhba che rifornisce Budapest di petrolio dalla Russia. Che, ironia della sorte, Kiev sostiene però essere stato colpito proprio dalle forze di Mosca. Ad aprile, d’altra parte, l’Ungheria è chiamata a rinnovare il proprio Parlamento, e i sondaggi danno da mesi Fidesz – il partito del premier Orbán – in svantaggio rispetto ai centristi di Tisza guidati da Péter Magyar. La proposta che punta a garantire il maxi-prestito all’Ucraina si trovava nell’ultima fase dell’iter legislativo, dopo l’accordo al Consiglio europeo di dicembre – che ha riconosciuto la possibilità di chiamarsi fuori (opt out) a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – e i successivi via libera di Consiglio e Parlamento europeo. Il primo esborso era previsto per l’inizio di aprile. Ma ora tutto è di nuovo in discussione.
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L’ira dei vertici Ue
Il veto di Orbán al prestito per Kiev ha mandato su tutte le furie i vertici europei. «È davvero deplorevole», ha tuonato ieri l’alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas. «Orbán e Fico sono i cavalli di Troia di Putin nel Consiglio europeo. Quando si fermerà questo spettacolo indegno?», le ha fatto eco Valerie Hayer, leader dei centristi europei di Renew. Più mite nei toni Zelensky, che oggi è intervenuto in video collegamento con la sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo: «Adesso è sul tavolo un prestito da 90 miliardi per l’Ucraina e per noi è una forte garanzia di sicurezza. Allo stesso modo, sarà importante avere una chiara prospettiva per la nostra adesione all’Unione europea». Per ribadire il sostegno dell’Ue a Kiev, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha firmato il prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di dollari, facendosi ritrarre in foto con alcuni esponenti dei partiti della maggioranza europea.
February 24, 2026
Budapest contro Kiev: «Vuole rovesciare Orbán»
Ma il governo ungherese resiste al pressing di Bruxelles. Anzi, incolpa Kiev di voler strumentalizzare il veto sul prestito da 90 miliardi per interferire con la politica ungherese. «Da quando è stata presa la decisione, l’Ucraina ha usato l’energia come arma per ragioni politiche, interferendo nella campagna elettorale ungherese in corso al fine di fomentare incertezza e caos e quindi favorire l’ascesa al potere del partito Tisza», ha detto il ministro degli Affari europei ungherese, Janos Boka, a Bruxelles. La posizione di Budapest, insomma, non cambia: «Non cederemo alle pressioni, né da parte dell’Ucraina né da parte delle istituzioni Ue, e finché il trasporto attraverso l’oleodotto Druzhba non verrà avviato, non si potrà parlare di un nostro contributo a decisioni favorevoli all’Ucraina». Resta ottimista Antonio Costa, che al suo arrivo a Kiev tuona: «È assolutamente inaccettabile che uno Stato membro non rispetti quanto concordato dal Consiglio europeo. Conto su tutti i 27 Stati membri affinché mantengano gli impegni assunti. Prima, piuttosto che poi, avremo il prestito».
Il Cremlino: «L’operazione militare speciale continua»
Nel frattempo, anche il Cremlino si fa sentire nel giorno del quarto anniversario dall’inizio della guerra. «Gli obiettivi non sono stati pienamente raggiunti. L’operazione militare speciale continua», ha spiegato senza troppi giri di parole il portavoce Dmitry Peskov. Ed è proprio la consapevolezza del fatto che Mosca non fermerà gli attacchi a spingere l’Unione europea a valutare nuove mosse. «La guerra di logoramento di Putin sta progressivamente indebolendo la Russia e siamo determinati ad aumentare ulteriormente la pressione affinché Mosca ponga fine alla sua aggressione e si impegni in negoziati significativi verso la pace», affermano in una nota congiunta von der Leyen, Costa e Metsola. E mentre a livello Ue si registra lo stallo sul prestito a Kiev, la presidente della Commissione europea punta ad accelerare gli sforzi con la Coalizione dei volenterosi: «Intensificheremo il supporto e le consegne militari, concentrandoci sui sistemi di difesa aerea, sui droni e sulle munizioni a lungo raggio. Stiamo lavorando su solide garanzie di sicurezza e prosperità, insieme ai nostri partner statunitensi, saldamente ancorati al percorso dell’Ucraina verso l’Ue». Orbán permettendo.
Foto copertina: EPA/Szilar Koszticsak | Il premier ungherese Viktor Orban e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
