«Ti metto in una Renault 4», due condannati per le minacce a Giorgia Meloni: la sentenza per i post con Aldo Moro e il brano della band P38

Il Tribunale di Milano ha condannato a tre mesi di reclusione, senza sospensione della pena, due uomini di 32 e 49 anni accusati di minaccia aggravata nei confronti della premier Giorgia Meloni. I fatti risalgono all’agosto del 2022, nelle settimane precedenti al voto che avrebbe sancito la vittoria del centrodestra. Secondo le indagini della Digos e del pm Alessandro Gobbis, i due avrebbero pubblicato sui social contenuti dal forte valore intimidatorio, evocando uno dei capitoli più bui della storia repubblicana, quello sul rapimento e sull’uccisione di Aldo Moro.
La Renault 4 e il riferimento alle Brigate Rosse
Il cuore dell’imputazione riguarda la pubblicazione di post in cui si faceva riferimento all’ascesa politica della leader di Fratelli d’Italia, scrivendo che sarebbe diventata «la prima premier donna di un partito di destra in Italia». A queste parole, però, gli imputati avevano allegato «la foto della Renault 4» all’interno della quale, il 9 maggio del 1978, «fu rinvenuto il cadavere» di Aldo Moro. Una scelta definita dalla Procura come una «minaccia grave di un male ingiusto», espressamente «commessa in modo simbolico».
Il brano della “P38” e i messaggi via Instagram
Le indagini hanno fatto luce su due diversi episodi avvenuti a distanza di ventiquattr’ore l’uno dall’altro. Il 27 agosto 2022, il primo imputato aveva pubblicato su Facebook la frase «Fedeli alla linea – Il 25 settembre la Meloni diventa la prima premier donna di un partito di destra in Italia» associandola all’immagine dell’auto di via Caetani. Il giorno precedente, l’altro indagato aveva condiviso su Instagram lo stesso testo e la stessa foto, aggiungendo però un elemento ulteriore: un file audio del brano Renault 4 del gruppo musicale “P38“. Il file era stato «tagliato in modo che nella story potesse essere ascoltato il seguente testo: “ti metto dentro una Renault 4, brigate rosse scritto sul contratto…”».
Il risarcimento da mille euro ciascuno
La giudice della sesta sezione penale, Amelia Managò, ha riconosciuto alla presidente del Consiglio, costituitasi parte civile con l’avvocato Luca Libra, una provvisionale di risarcimento da mille euro a carico di entrambi gli imputati. Le difese dei due uomini, rappresentate dagli avvocati Eugenio Losco e Guido Guella, hanno già annunciato che ricorreranno in appello contro la sentenza non appena verranno depositate le motivazioni (attese tra 15 giorni). I legali sosterranno l’estraneità dei propri assistiti alla volontà di minacciare concretamente la premier, inquadrando i post in una diversa chiave di lettura.
