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Sanremo 2027, i nodi da sciogliere sulla direzione artistica di Stefano De Martino

04 Marzo 2026 - 08:03 Gabriele Fazio
stefano de martino amici affari tuoi
stefano de martino amici affari tuoi
Quello di De Martino è il più grande salto di carriera da quasi 40 anni al Festival di Sanremo. Ma lo showman sarà supportato da una squadra di esperti

Stefano De Martino, citando Wikipedia «conduttore televisivo, ballerino e showman italiano», è stato pubblicamente annunciato da Carlo Conti durante la serata finale di Sanremo 2026 come nuovo «conduttore e direttore artistico» della prossima edizione del Festival. Quello di De Martino, scorrendo col dito la cronologia dei conduttori del più importante evento televisivo e di costume della stagione culturale italiana, è il più grande salto di carriera da quasi 40 anni, 37 per la precisione, quando il Festival, orfano del passo indietro improvviso di Renato Pozzetto e dopo i rifiuti di una serie di cavalli di razza della tv dei tempi, fu spregiudicatamente affidato a quelli che avrebbero dovuto fare da “valletti” e che passeranno alla storia come i quattro «figli di», Rosita Celentano, Paola Dominguín, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Un’edizione, quella del 1989, che passò alla storia più per le numerose gaffe di ragazzi che, semplicemente, non erano pronti per assumere il ruolo.

La direzione artistica e la squadra di esperti

Molti hanno fatto caso a come Conti, durante l’annuncio, abbia sottolineato la congiunzione «e», questo perché effettivamente nemmeno alla nota enciclopedia online risulta una qualche competenza musicale all’indubbiamente bravo e simpatico ballerino di Torre del Greco. Qualcuno lo ha fatto notare anche ai vertici Rai durante la conferenza stampa di domenica, che hanno risposto che il classe 1989 sarà supportato da una squadra di esperti. Chi siano questi esperti non si sa, voci di corridoio parlavano di Fabrizio Ferraguzzo, che ha lavorato con Achille Lauro, che fu direttore musicale di X Factor e che dal 2021 ricopre la carica di manager dei Maneskin. Curriculum impeccabile ma anche, secondo qualcuno, un certo conflitto d’interessi.

Perché non nominare direttamente un direttore artistico?

Mettiamo però un attimo da parte i curricula dei singoli, ché comunque meglio un esperto di musica col dubbio del conflitto d’interesse piuttosto che un direttore artistico che non sa cosa sta facendo. D’altra parte non ci siamo mai soffermati più di tanto sui cv, andando a ritroso, di Carlo Conti e Amadeus (ex disc jokey, dai tempi in cui, per dire, ancora venivano letteralmente chiamati disc jokey), Fabio Fazio (che comunque si fece supportare da Mauro Pagani), Paolo Bonolis…Insomma, il ruolo di direttore artistico, da quando Pippo Baudo nel 1994 decise di assumere il doppio ruolo, non è mai stato preso troppo in considerazione. C’è un fattore che definiremmo “notarile” riguardo questa faccenda, che alla fine, ma lo ha ribadito lo stesso Williams Di Liberatore, direttore intrattenimento prime time Rai, la famigerata squadra farà comunque riferimento a De Martino, sarà lui ad avere l’ultima parola, a prendersi la responsabilità. A questo punto la domanda però sorge spontanea: perché non dare l’incarico direttamente a un esperto come hanno fatto Antonella Clerici nel 2010 e Gianni Morandi nel biennio 2011-2012 con Gianmarco Mazzi? Sarà forse per la fretta, una fretta cui natura qualcuno farebbe bene a spiegare, di annunciare il nuovo conduttore e non lasciare il punto interrogativo su chi, di fatto, sceglierà le canzoni del prossimo Festival?

La fuga di Conti da Sanremo

A proposito di fretta, c’è certamente da registrare quella di Carlo Conti di liberarsi da questo fardello del Festival di Sanremo, l’impressione è che questa sua ultima edizione gli sia pesata parecchio, che se la sia data a gambe levate da una situazione assai scomoda, così come ha fatto nella conferenza stampa di domenica. Una situazione, chissà, sbugiardata dalla vicenda Pucci, quando un professionista del suo rango è stato costretto a raccontare la favoletta del conduttore caduto dal pero, ignaro dello spudorato tifo del comico milanese per una certa parte politica. Costretto a giurare e spergiurare di non aver ricevuto alcuna segnalazione da parte di mamma Rai, quindi dal Governo Meloni, mentre il Presidente del Senato della Repubblica Italiana La Russa trova il tempo per un videomessaggio dai toni decisamente istituzionali affinché Pucci rientrasse all’Ariston dalla porta di servizio. Un interesse che qualcuno, a ben ragione, ha ritenuto perlomeno sospetto. Certo, c’è anche un altro fattore determinante: dietro la costruzione da direttore artistico e da conduttore del Festival di Sanremo ci sono pressioni professionali che è difficile comprendere a fondo e a Conti non andava di passare per quello che ha rischiato di rompere definitivamente il giocattolo. Forse per questo ha voluto palesare il passaggio di consegne con Stefano De Martino davanti alle telecamere.

Una possibilità per De Martino o per mamma Rai?

A questo punto, unendo i puntini, è perlomeno doveroso porsi qualche domanda, provare a capire. Capire, per dire, se il ballerino, già testato come efficace conduttore, sia stato messo lì per dare una sterzata giovane al format oppure perché piace tanto, si dice, alla parte politica di cui sopra, che da anni malcela una certa frustrazione nell’assistere inerme a proclami di natura sociale e politica ben poco graditi dal più luminoso e seguito dei palchi italiani. Influenze che, al di là delle fedi politiche, renderebbero il lavoro di costruzione del Festival decisamente più arduo. Solo che Conti o Amadeus, giusto per citare gli ultimi due della lista, hanno le spalle larghe, lo status, per chiudere le porte in faccia, abbassare la cornetta, rispondere a tono, reagire, o trovare compromessi che tengano in piedi un equilibrio davvero complesso tra necessità di performare come show televisivo, le esigenze delle etichette discografiche ed eventuali pressioni politiche sui contenuti. De Martino assolutamente no, per cui, da bravo ballerino, potrebbe anche genuflettersi in scioltezza dinanzi alle richieste di mamma Rai. Quel che è certo è che, come già detto, assumerà il ruolo di direttore artistico, il che vuol dire che, al netto di eventuali supporti esterni, la faccia sulle scelte musicali la metterà lui, che non avrà la storia dei colleghi che lo hanno preceduto ma certamente sa distinguere tra una scelta intellettuale e una popolare, e come si comporterà quando si troverà dinanzi al bivio, considerando che si tratta della più grande occasione che la sua carriera televisiva gli riserverà mai? Che un buon risultato potrebbe aprirgli tutte le porte di Viale Mazzini? Ecco, appunto. Il rischio che Sanremo 2027 caschi nuovamente in un loop televisivo, concettualmente addomesticato, musicalmente ultracommerciale, dati i presupposti, parrebbe esserci. De Martino ieri al Tg1 ha dichiarato: «Ho comprato tutte le enciclopedie redatte negli ultimi anni che parlano del Festival di Sanremo, perché penso che per scrivere una nuova pagina bisogna conoscere anche tutte le precedenti edizioni». Insomma il ragazzo studia e questa è certamente una buona notizia, ma il Festival della Canzone Italiana non dovrebbe, forse, avere al comando un professionista che sa già cosa vuol dire assumere quel ruolo o un ruolo anche solo lontanamente paragonabile? Uno che si assuma una responsabilità così gigantesca rispetto Rai e discografiche “già studiato”? Per anni si è parlato quasi ossessivamente di Alessandro Cattelan, che in quanto a conduzioni di show televisivi a tema musicale ha oltre un decennio di esperienza, come è possibile che quel volo abbia orbitato sulla riviera ligure per anni senza atterrare mai, mentre De Martino, nonostante le scoppole ricevute in access time dallo zio Gerry Scotti (altro ex disc jokey mai preso seriamente in considerazione), sia stato assunto in una manciata di settimane senza batter ciglio? De Martino, ripetiamo a scanso di equivoci, è bravo e simpatico, tiene il palco come pochi, ha un ritmo incalzante e, ne siamo certi, il suo Sanremo non sarà migliore o peggiore di tante altre edizioni. Ma i dubbi sulla sua nomina di certo rimangono.

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