L’Iran non andrà ai Mondiali negli Usa, la reazione di Teheran «per l’uccisione del nostro leader». Cosa succede ora: chi si può qualificare

Il ministro dello sport iraniano Ahmad Donjamali ha annunciato in televisione che l’Iran non prenderà parte ai Mondiali di calcio 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. La notizia è riportata dal Frankfurter Allgemeine Zeitung. Le possibilità che Teheran partecipasse ancora a un evento sportivo proprio in casa di Donald Trump sembravano già ridotte ai minimi termini, dopo l’inizio della nuova offensiva contro l’Iran. L’uccisione della Guida suprema iraniana poi sarebbe stata per il regime teocratico un affronto difficilmente conciliabile con la partecipazione ai Mondiali: «Dopo che questo governo corrotto ha ucciso il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte ai Mondiali», ha dichiarato Donjamali, aggiungendo che «negli ultimi otto o nove mesi ci sono state imposte due guerre e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi». L’Iran era stato inserito nel gruppo G, con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. L’esordio era previsto il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda. Qualcuno ora dovrà prendere il posto degli iraniani.
Trump rassicura Infantino: «L’Iran è benvenuto al Mondiale»
Le rassicurazioni americane evidentemente non sono bastate a convincere Teheran. Il presidente della Fifa Gianni Infantino aveva incontrato Donald Trump alla Casa Bianca, ottenendo la conferma che la nazionale iraniana sarebbe stata «ovviamente benvenuta» al torneo. Infantino ha scritto su Instagram di aver discusso con Trump sia dei preparativi per la competizione, il cui inizio è previsto tra 93 giorni, sia della situazione in Iran. «Abbiamo tutti bisogno di un evento come la Coppa del Mondo per unire le persone, ora più che mai», ha aggiunto il numero uno della Fifa. Ma l’apertura di Washington non ha cambiato la posizione di Teheran.
Cosa prevede il regolamento Fifa in caso di ritiro di una nazionale dai Mondiali
L’articolo 6.7 del regolamento Fifa lascia ampia discrezionalità all’organizzazione: in caso di ritiro, la federazione internazionale può decidere liberamente se e come sostituire la squadra rinunciataria. Sul piano economico, l’articolo 6.2 prevede una multa di almeno 250mila franchi svizzeri se il ritiro avviene entro 30 giorni dalla prima partita, che sale a 500mila in caso di rinuncia più tardiva, oltre alla restituzione dei contributi ricevuti per la preparazione. Come ricorda Repubblica, l’ultimo precedente di nazionali qualificate che rinunciarono a un Mondiale risale al 1950, quando Scozia, Francia, Turchia e India non si presentarono in Brasile. Quando è successo al Mondiale per club, la Fifa si è inventata uno spareggio tra le prime due squadre non qualificate.
Ripescaggio ai Mondiali: l’Italia può sperare, ma la Fifa potrebbe privilegiare l’Asia
In teoria, il posto lasciato libero dall’Iran potrebbe aprire uno spiraglio anche per l’Italia, ancora alle prese con i playoff di qualificazione, laddove la Nazionale di Gennaro Gattuso dovesse fallire. È però più probabile che la Fifa scelga di ripescare una nazionale dalla stessa confederazione asiatica. In quel caso, le candidate più accreditate sarebbero l’Iraq, che dovrà giocare lo spareggio contro Bolivia o Suriname, e gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dall’Iraq nei playoff.
