Dazi, ora Trump accusa l’Ue di «lavori forzati»

L’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha dichiarato di aver avviato indagini ai sensi della Sezione 301 sulle pratiche commerciali sleali in 60 economie in relazione a quella che ha definito «mancanza di azioni concrete contro il lavoro forzato». La mossa servirà all’amministrazione Trump per trovare una giustificazione legale per i dazi. Dopo la sentenza della Corte Suprema, che ha dichiarato illegali i suoi dazi globali il 20 febbraio.
I governi stranieri e il lavoro forzato
«Queste indagini determineranno se i governi stranieri hanno adottato misure sufficienti per vietare l’importazione di beni prodotti con il lavoro forzato. E in che modo la mancata eradicazione di queste pratiche aberranti influisca sui lavoratori e sulle imprese statunitensi», ha dichiarato in un comunicato il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer. L’elenco dei 60 paesi comprende alcuni importanti partner commerciali e alleati degli Stati Uniti. Come Australia, Canada, Unione Europea, Regno Unito, Israele, India, Qatar e Arabia Saudita. Anche Cina e Russia sono nella lista. Trump ha imposto un dazio del 10% per 150 giorni ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974. Nei giorni scorsi, la sua amministrazione ha annunciato l’avvio di indagini commerciali sulla sovraccapacità industriale in 16 importanti partner commerciali.
Il lavoro in Cina
Gli Stati Uniti hanno già preso provvedimenti contro i pannelli solari e altri prodotti provenienti dalla regione cinese dello Xinjiang. In base all’Uyghur Forced Labor Prevention Act, firmato dall’ex presidente Joe Biden. Greer ha affermato di volere che altri Paesi applichino divieti sui prodotti realizzati con il lavoro forzato. Simili a quelli sanciti da una legge commerciale di quasi un secolo fa. Gli Stati Uniti sostengono che le autorità cinesi abbiano istituito campi di lavoro per gli uiguri e altri gruppi musulmani. Pechino nega le accuse di abusi. Greer ha affermato di sperare di concludere le indagini ai sensi della Sezione 301, comprese le soluzioni proposte, prima della scadenza dei dazi temporanei di Trump a luglio.
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Le accuse
Malgrado il consenso internazionale contro il lavoro forzato, «i governi non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente misure che vietino l’ingresso nei loro mercati di merci prodotte con il lavoro forzato. Per troppo tempo, i lavoratori e le imprese americane sono stati costretti a competere con produttori stranieri che potrebbero godere di un vantaggio artificiale in termini di costi. Ottenuto sfruttando la piaga del lavoro forzato», ha commentato Greer.
La Sezione 301 del Trade Act del 1974 è concepita per affrontare «pratiche estere inique» che incidono sul commercio americano. Allo scopo di far emergere «pratiche di governi stranieri – ingiustificabili, irragionevoli o discriminatorie – che gravino sul commercio Usa o lo limitino». Il Rappresentante per il Commercio ha avviato le indagini con un piano di audizioni dei Paesi interessati per il 28 aprile 2026. «Le parti interessate sono tenute a presentare commenti scritti e richieste di intervenire all’audizione – corredate da una sintesi della testimonianza – entro il 15 aprile 2026», ha concluso.
I nuovi dazi
Ieri lo stesso Greer ha annunciato la prima tornata di indagini sulle politiche commerciali scorrette dei Paesi terzi in linea con il Trade Act. Sempre per aggirare lo stop della Corte Suprema sui dazi reciproci del tycoon. ll processo, che probabilmente porterà a una nuova tornata di tariffe, riguarda tra gli altri Ue, Messico e Cina. Ovvero «economie che presentano un eccesso strutturale di capacità e produzione in vari settori manifatturieri. Per esempio attraverso surplus commerciali persistenti o capacità sottoutilizzate o inutilizzate».
