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Perché Bebe Vio cambia sport

16 Marzo 2026 - 08:24 Alba Romano
bebe vio cambia sport scherma atletica
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«Mi si paralizzava una parte del corpo. Cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo: la gamba destra non reggeva, l’occhio non vedeva, il braccio non funzionava. Anche in allenamento è capitato»

Bebe Vio Grandis cambia sport. La campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto individuale paralimpico, che ha vinto l’ultima medaglia nel 2024 a Parigi (bronzo nel fioretto individuale e a squadre) lascia lo scherma perché «mi stavo distruggendo. Non perché faccia male, anzi fa benissimo. Il mio tipo di scherma faceva molto male a me». Vio spiega al Corriere della Sera di aver avuto «problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa. Un trauma, sotto tutti i punti di vista. Ho iniziato ad avere incarichi in Federazione per non mollare del tutto. È una vita che sono con la squadra, non saprei stare senza».

Perché Bebe Vio cambia sport

A quel punto ha iniziato con l’atletica: «Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto. Ho fatto visite mediche e risonanze, anche. Al ginocchio destro in particolare, era quello che volevano amputare quando mi è venuta la meningite». Adesso, dice, «sto imparando qualcosa di totalmente nuovo. All’inizio era tutto troppo impossibile. Lo è ancora, ma almeno sappiamo che le gambe mi stanno seguendo». Correre, rispetto allo scherma, «è diverso. Alzare le ginocchia, spingerle in giù, come muovere braccia, testa, collo, busto, bacino. Tutto nuovo. Sto riadattando la mia testa a muovere il corpo come non lo ho mai mosso». È difficile ma «bellissimo. Ogni volta imparo qualcosa di nuovo».

A Parigi

Bebe Vio rivela di aver vissuto la Paralimpiade a Parigi «con paura. Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del corpo. Ho già metà corpo se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio…». A causa di «problemi che riguardavano la vita. Tiravo con la paura e mi sono ripromessa di non fare più le cose con la paura di farle. È stata una necessità lasciarla». Ma ha preso la strada dell’atletica perché «pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello. Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare. Non sarei in grado di vivere senza». Racconta i suoi problemi: «Mi si paralizzava una parte del corpo, non riuscivo a capire perché. Agli Europei in spogliatoio cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo: la gamba destra non reggeva, l’occhio non vedeva, il braccio non funzionava. Anche in allenamento è capitato».

La paura di rimanere paralizzata

Per questo durante i giochi «ho vissuto la paura. Non di perdere, ma di rimanere paralizzata. Facevo la cosa che amavo di più, ma con la paura di bloccarmi addosso. Il brutto era anche che sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che tiravo di scherma. Perché mi ero resa conto che era vero. Per questo avevo bisogno di avere un nuovo obiettivo subito. Sono quella che fa scherma, senza quella chi sono? Mi sono detta: ora cosa faccio?» E conclude: «Non ho mai fatto sport per diventare famosa, ma perché ne sono follemente innamorata, specie della scherma. Amo poter stare con la squadra, gli allenatori. Il resto è una conseguenza, ma non è uguale».

La Bebe Vio Academy

«Adoro arrivare per prima in palestra, essere l’ultima a uscire, preparare il caffè per gli altri. La vita sportiva. Il contorno conta meno. Certo, se non fossi conosciuta non potrei fare altre cose che mi piacciono, come art4sport, l’associazione di cui faccio parte, o la Bebe Vio Academy», aggiunge. Adesso ha riorganizzato la sua vita: «Prima mi hanno aggiustato fisicamente. Poi ho iniziato a fare uno sport lineare, che mi permettesse di stare dritta e far funzionare nello stesso modo braccia e gambe, la spina dorsale. Senza sport non posso stare, sto male fisicamente». In famiglia «appoggiano ogni scelta, consigliano. Tutto parte dalla famiglia».

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