Il ministro Crosetto: «La crisi non sarà breve. Hormuz può riaprire con l’Onu»

La crisi innestata dalla guerra tra Usa, Israele e Iran «non finirà a breve». Mentre per riaprire lo stretto di Hormuz «serve una coalizione di nazioni sotto l’egida Onu». Il ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista a Rtl 102.5 spiega anche che attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran «non sono in questo momento presi in considerazione. Il tema invece è il terrorismo: le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per fare un atto di terrorismo che comprenda il fatto di sacrificare sé stessi. Ma questo non da oggi, sono dormienti da anni e sono collocate un po’ in tutto il mondo, questo è il problema più grosso dal punto di vista interno per i paesi che non partecipano direttamente al conflitto».
Crosetto e la guerra
Secondo il ministro «la situazione è molto difficile e complessa perché gli Stati Uniti avevano l’idea che bastasse decapitare il regime di Teheran per avere delle reazioni che portassero a un cambio della leadership iraniana, mentre invece si stanno rendendo conto che la reazione iraniana preordinata prima è scatenare il caos». Mentre l’escalation del conflitto con il blocco di Hormuz «fa aumentare il prezzo di tutto l’altro petrolio del mondo, tutto il gas del mondo, quindi mette in crisi e in difficoltà tutte le famiglie del mondo».
Poi la proposta sullo stretto: «Gli Stati Uniti hanno investito i loro alleati su Hormuz e la risposta che i loro alleati, secondo me saggiamente, hanno dato è che non deve essere una presenza degli amici degli americani o degli israeliani ad Hormuz, deve esserci una presenza del mondo, perché se mandiamo una nave militare delle nazioni della Nato sembra che mandiamo una nave per combattere una guerra, per unirsi a una guerra. Se noi dobbiamo fare un convoglio invece che metta in sicurezza Hormuz dobbiamo coinvolgere tutte le nazioni, partendo dalle Nazioni Unite, magari così riusciamo a ridargli una vita».
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L’escalation
Il responsabile della Difesa ha l’impressione « che questa crisi non finirà nelle prossime settimane, il problema è che non acceleri e diventi più grande». Secondo Crosetto «il problema in questo momento non è per l’Italia, non è l’approvvigionamento del petrolio, è il prezzo del petrolio». Il ministro spiega che «da Hormuz arriva in Italia il 4% del nostro consumo di petrolio e quindi facilmente si può trovare da qualche altra parte. Per fortuna l’Eni ha contratti dal Venezuela all’Indonesia, alla Libia e quindi quella percentuale di petrolio può essere recuperata da un’altra parte, il problema è il prezzo a cui lo recuperi, perché il prezzo nel frattempo si è alzato per colpa di Hormuz e quando arriva a 100 dollari o 120, 150, 200, dovunque tu lo compri lo paghi a quel prezzo». Quindi, precisa, «se anche domani riaprissimo il contatto con la Russia ce lo venderebbe allo stesso prezzo con cui ce lo vendono la Libia o gli altri paesi da cui ce ne approvvigioniamo».
Il taglio delle tasse ambientaliste
Infine, il ministro fa sapere che al prossimo Consiglio europeo «uno dei temi che porrà la Premier Meloni è quello di iniziare a togliere alcune tasse che abbiamo messo, almeno momentaneamente, per finanziare gli investimenti ecologici, toglierle per alcuni mesi in modo tale da poter diminuire il prezzo dei carburanti». Crosetto dice che parliamo «di un impatto significativo di queste sia sulle produzioni che sul carburante. È una decisione che deve essere europea. Ci sono quattordici stati che appoggiano questa soluzione della Meloni. Accantonare qualche mese le battaglie ambientaliste degli ultimi decenni, anche quelle forse esagerate, non può far male a nessuno e può consentire ai cittadini di avere meno conseguenze. Vedremo cosa emergerà».
