Il fratello di Totti indagato, sequestrati i conti della scuola calcio: l’accusa sul trucco per incassare le rette senza risarcire l’ex segretaria

Ancora guai per la Totti Soccer School, finita al centro di un’inchiesta giudiziaria. A essere indagato per il fratello dell’ex capitano della Roma, Riccardo Totti. Il dirigente sportivo è accusato di aver orchestrato un sistema per svuotare i conti della società e aggirare una sentenza che condannava l’academy a risarcire un’ex dipendente, dopo che questa aveva vinto la causa in tribunale. Come riporta Repubblica, il gip Luca Battinieri ha firmato un decreto di sequestro preventivo che blocca due conti correnti riconducibili a Riccardo Totti per un totale di 120mila euro. L’ipotesi di reato per il fratello di Franceco Totti, nell’inchiesta coordinata dalla pm Vittoria Bonfanti, è mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.
La causa della ex segretaria e il risarcimento mai incassato
Tutto parte dalla denuncia di una ex impiegata della segreteria dell’academy. La donna aveva trascinato la società in giudizio sostenendo di non aver ricevuto la retribuzione dovuta, e i giudici le avevano dato ragione, riconoscendole oltre 120mila euro tra arretrati e indennità. Quando però è scattato il pignoramento sui conti ufficiali della scuola calcio, i saldi erano quasi azzerati. Da qui l’apertura delle indagini.
Gli Iban paralleli scoperti dalla Guardia di Finanza
Le indagini della Guardia di Finanza di Roma hanno ricostruito il meccanismo. Secondo la pm Vittoria Bonfanti, a partire dall’estate 2024 ai genitori degli iscritti sarebbero state fornite coordinate bancarie diverse da quelle abituali: i versamenti non confluivano più sul conto della società pignorata, ma su altri due rapporti, uno intestato direttamente a Riccardo Totti e l’altro a una ditta individuale costituita appositamente, con una denominazione quasi identica a quella della scuola calcio originale.
Le ricevute con il vecchio nome
A rendere il sistema ancora più opaco, secondo gli investigatori, c’era che le ricevute emesse ai genitori continuavano a riportare il nome della società originale, come se i pagamenti seguissero il canale ufficiale. Per il gip non si è trattato di una disattenzione, ma di una scelta precisa, che aveva lo scopo di lasciare l’ex dipendente senza un euro, nonostante la sentenza in suo favore.
