Le ambasciate iraniane nel mondo si prendono gioco di Trump a suon di meme

Mentre il mondo è con il fiato sospeso in attesa di vedere che cosa succederà in Iran e in Medio Oriente dopo le dure dichiarazioni di Trump e le altrettanto sibilline repliche iraniane, le rappresentanze diplomatiche dell’Iran nel mondo decidono di non optare più solo per la diplomazia e le comunicazioni ingessate ed istituzionali. Se provaste a visitare i loro profili social, scoprireste che hanno adottato un taglio comunicativo degno del più spietato degli approcci marketing. Dal Regno Unito, al Tagikistan fino al Sud Africa e allo Zimbabwe, ecco i loro tweet. Il fattore che li accomuna? Lo sfottò a Trump.
Abbiamo colpito tutti i vostri aerei
Dopo i video animati Lego della propaganda iraniana sui canali social, in cui compaiono poco lusinghiere rappresentazioni di un Trump manovrato dal burattinaio Netanyahu, intento tra le altre cose a chiedere quasi in lacrime un cessate il fuoco all’Iran, compaiono messaggi altrettanto ironici sui social della rappresentanza diplomatica iraniana all’estero. Così l’Ambasciata iraniana nel Regno Unito sceglie di canzonare Trump e le sue dichiarazioni che tendono a sminuire la forza della risposta bellica dell’Iran, decantando piuttosto i mezzi americani abbattuti con successo. Se da una parte quindi il presidente degli Stati Uniti dice: «L’Iran non ha una marina militare, non ha aviazione e non ha più missili», dall’altra l’Iran risponde orgoglioso: «Colpiti un F-15, un A-10, un Black Hawk e un F-16CJ in meno di 24 ore». A essere eletto portavoce di entrambi i messaggi nel meme è András Arató, un ingegnere elettrico ungherese in pensione, conosciuto nel mondo intero come “Hide the Pain Harold“. L’ignaro ingegnere aveva deciso di posare per delle fotografie stock nel 2010, salvo poi scoprire un anno dopo come il contrasto tra il suo volto sorridente e gli occhi apparentemente carichi di sofferenza lo avessero reso l’incarnazione perfetta di moltissimi messaggi malinconici sui social.
Thank you for your attention to this matter! pic.twitter.com/OerRspAv3g
— Iran (I.R.of) Embassy in UK (@Iran_in_UK) April 4, 2026Ti potrebbe interessare
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«Abbiamo vinto», ma a quale costo?
Un Trump soddisfatto ma al tempo stesso con un’espressione piuttosto inebetita compare in un tweet dell’Ambasciata iraniana in Sud Africa: peccato solo per lo sfondo del tutto raso al suolo, con rottami di velivoli e una malconcia bandiera americana issata su uno stecchetto di legno. Così la diplomazia iraniana in Sud Africa ha scelto di dipingere l’imminente «sconfitta» trumpiana e americana, sottolineando le perdite e la distruzione che hanno già lasciato dietro di sé. In un altro post proprio di oggi, scrivono: «Difenderemo la nostra patria. Sarà dura anche per voi e per i vostri alleati».
We won! pic.twitter.com/ssfoZ2nXUq
— Iran Embassy SA (@IraninSA) April 6, 2026
La guerra in Iran che mal cela lo scandalo degli Epstein Files
L’Ambasciata in Tajikistan decide di criticare Trump minando alle fondamenta le ragioni addotte dagli Usa per muovere guerra all’Iran: nessuna vera minaccia nucleare o difesa istintuale della causa iraniana e del suo popolo. Solo la necessità di distogliere l’attenzione dal vero scandalo che sta distruggendo Trump: le verità scomode contenute negli Epstein Files. Il post dice: «Sto cercando di nascondermi. Grazie. Donald J. Trump» con un finto e corpulento presidente degli Stati Uniti che cerca inutilmente di nascondersi dietro un sottilissimo paletto, mentre su di lui sono riportate le scritte «Epstein», da un lato, e «Files», dall’altro. Ma ci sono anche post più coloriti e dotati di ironia meno sottile, come quello che rappresenta una caricatura del volto di Trump, il quale avrebbe però le sembianze di un intestino, e sulla cui sommità è appoggiato un parrucchino. La bocca, dalla quale uscirebbero continue menzogne, corrisponderebbe al tratto finale del sistema digerente, mentre il post è accompagnato dalla scritta: «Grazie per la vostra attenzione alle mie grandi bugie». O ancora, un’immagine di Trump con la testa incastrata in un muro, sul quale è raffigurato lo stretto di Hormuz. Il commento: «”Come Trump bloccato nello Stretto di Hormuz”. Un proverbio che verrà usato in futuro da politici e pubblico per descrivere la sensazione di trovarsi in una situazione complicata».
I am trying to hide myself
— Iran Embassy in Tajikistan (@IRANinTJ) April 6, 2026
Thank you
DONALD J.TRUMP pic.twitter.com/xyKlZD4X9j
"like Trump being stuck in the Strait of Hormuz."
— Iran Embassy in Tajikistan (@IRANinTJ) April 7, 2026
A proverb that will be used in the future by politicians and the public to describe being stuck in a complicated situation pic.twitter.com/ZIuO3Cw6Be
L’ironia sui discorsi contraddittori di Trump
L’Ambasciata iraniana nello Zimbabwe decide invece di fare dell’ironia sui cambi di programma americani, ripostando un tweet di Trump, preceduto dal commento: «Le 20:00 non mi vanno molto bene. Sarebbe possibile spostarlo in una fascia oraria tra le 13:00 e le 14:00, o, se possibile, tra l’1:00 e le 2:00?». Frequenti anche le riprese di una tipica frase adottata spesso dal presidente degli Stati Uniti in chiusura dei suoi post, soprattutto su Truth Social: «Grazie per l’attenzione che dedicherete a questa importante questione».
8 P.M. is not that good. Could you change it to between 1 and 2 P.M., or if possible, 1 and 2 A.M.?
— Iran Embassy in Zimbabwe (@IRANinZIMBABWE) April 6, 2026
Thank you for your attention to this important matter. I.E.Z. pic.twitter.com/deSXD8rpvD
