Giacomo Bongiorni «ha colpito per primo», parlano i due maggiorenni arrestati: la «bottiglia caduta», la testata e il calcio «ma non per ucciderlo»

Anche Eduard Alin Carutasu, 19 anni, uno dei due maggiorenni in carcere per la morte di Giacomo Bongiorni, avvenuta sabato scorso in una piazza di Massa davanti al figlio di 11 anni, sostiene che fu la vittima a colpire per prima. Secondo quanto riferito dal suo avvocato Enzo Frediani al gip, dopo che i ragazzi avevano raccolto i cocci di una bottiglia appena caduta ed era nata una discussione tra i due gruppi, «ma la cosa sembrava finita là». Poi Bongiorni sarebbe tornato verso di loro e avrebbe «assestato una testata» a uno dei minorenni, mentre il cognato «si è fatto sotto».
Cosa ha raccontato Carutasu sulla dinamica della rissa
A quel punto, sempre secondo la versione di Carutasu, accusato di rissa e omicidio, riferita dal legale, lui e un altro del gruppo si sarebbero avvicinati al cognato di Bongiorni per bloccarlo e colpirlo, mentre il minorenne che aveva ricevuto la testata reagiva prendendo a pugni Bongiorni. «Il mio assistito ha dato un calcio a Bongiorni – ammette l’avvocato Frediani citato dal Corriere della Sera – non per uccidere ma per rabbia dopo che c’è stata una rissa». A colpire Bongiorni, secondo Carutasu sarebbe stato il 17enne, già pugile per una società sportiva toscana, con cui avrebbe avuto uno «scambio di pugni».
«Non è vero che si stavano comportando male»
«La rissa, perchè di rissa parliamo – ha detto Frediani – ci sono gruppi contrapposti, è iniziata per un comportamento della controparte e non dei giovani di cui faceva parte Carutasu, il mio assistito. In sostanza non è vero che questi giovani si stavano comportando male, che avevano lanciato delle bottiglie contro delle vetrate», anzi «ho visto dalle tv che la vetrata del kebab è infranta in un punto, ma è da mesi che è infranta», dunque «non è vero che stavano lanciando le bottiglie».
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Com’è «caduta la bottiglia»: la rissa iniziata per uno scherzo
La rissa secondo l’avvocato del 19enne sarebbe iniziata «da una cosa fortuita. Mentre scherzavano a due di questi giovani è caduta una bottiglia a terra e gli è stato detto giustamente di raccogliere i vetri. Questo è stato fatto, i ragazzi hanno raccolto tutti i vetri. La cosa sembrava finita lì, dagli atti risulta che era finita lì. Tanto è vero il cognato e il Bongiorni sono tornati dove erano prima dopo aver avuto un colloquio con uno dei giovani del gruppo a cui apparteneva Carutasu».
Miron nell’interrogatorio di garanzia: «Non l’ho nemmeno sfiorato»
Nega ogni responsabilità sulla morte di Bongiorni anche Alexandru Miron, il 23enne accusato di omicidio volontario anche lui interrogato dal gip nell’udienza di convalida del fermo. Il suo difensore, l’avvocato Giorgio Furlan, uscendo dal carcere di Massa ha dichiarato che «il mio assistito contesta ogni addebito» e sostiene di non aver «sfiorato» Bongiorni, aggiungendo che è «dispiaciutissimo per quanto accaduto» ma si ritiene «estraneo alla parte dei fatti che vedono l’esito finale». Sull’origine della serata, Furlan ha descritto una scena apparentemente ordinaria, «giovani davanti al kebab», con una bottiglia caduta a terra, un rimprovero scattato e poi la situazione degenerata. Quanto allo scontro tra Miron e Gabriele Tognocchi, cognato della vittima, che ha riportato fratture al setto nasale e a una gamba, il legale si è limitato a confermare: «Così parrebbe».
