Le foto del “dietro le quinte” della copertina de L’Espresso sono false

Dopo aver analizzato la discussa copertina de L’Espresso dedicata all’Aipocondria nel nostro precedente fact-check, smentendone l’origine artificiale, c’è chi tenta di screditare lo scatto utilizzando proprio l’AI. Circolano alcune immagini che ritraggono il soldato israeliano e la donna palestinese mentre ridono e si tengono per mano, utilizzate come prova che la foto originale fosse una messinscena con attori. In realtà, proprio queste immagini «dietro le quinte» sono dei falsi realizzati con l’Intelligenza Artificiale di Google.
Per chi ha fretta
- Le foto che mostrano un clima amichevole tra il soldato e la donna palestinese sono false.
- Vengono diffuse per sostenere che la copertina de L’Espresso sia un “set” recitato, ma sono esse stesse dei prodotti sintetici.
- Le immagini sono state generate tramite i modelli Gemini e Nano Banana 2 di Google dall’utente “Eli Kopter”.
- L’analisi tecnica con lo strumento SynthID conferma ufficialmente l’origine artificiale dei contenuti.
Il contesto e l’accusa di messinscena
L’operazione di disinformazione sfrutta queste immagini generate per alimentare una narrazione complottista. Su Facebook, diversi utenti le riprendono accompagnandole con dialoghi inventati tra la “bracciante” e il “soldato”, presentati come attori che ridono della credulità dei lettori occidentali.

Il paradosso è evidente: si tenta di dimostrare che la copertina de L’Espresso sia un falso fotografico utilizzando come prova delle immagini che sono, esse stesse, create interamente al computer.
L’analisi con SynthID
La smentita definitiva arriva dalla tecnologia stessa. Abbiamo sottoposto i file all’analisi di SynthID, il sistema di Google per identificare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Il responso non lascia spazio a dubbi: «In base all’analisi effettuata con SynthID, la maggior parte o la totalità di questa immagine è stata generata o modificata tramite l’intelligenza artificiale di Google».

A conferma di ciò, l’origine delle immagini è tracciabile su X (ex Twitter). A diffonderle per primo è stato l’utente italiano “Eli Kopter”, il quale pubblica gli screenshot dei prompt (i comandi testuali) e delle modifiche richieste a Gemini e Nano Banana 2 per ottenere esattamente quei soggetti e quelle pose.

Non si tratta dunque di “scatti rubati”, ma di un esperimento di generazione d’immagini rivendicato dall’autore.
Conclusioni
Non esiste alcuna prova fotografica di un “dietro le quinte” amichevole tra i protagonisti ritratti nella copertina de L’Espresso. Le immagini che circolano sono il prodotto di una generazione artificiale tramite modelli Google, utilizzata impropriamente per sostenere che la realtà documentata dai media sia una messinscena.
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