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Youth test, perché oggi tutti vogliono copiare Parma e cosa consiglia il sindaco Guerra ai suoi colleghi

18 Aprile 2026 - 17:46 Francesca Milano
michele guerra sindaco parma
michele guerra sindaco parma
L'Anci punta a introdurre la valutazione di impatto generazionale in cento città. La prima è stata Parma, ma sono in arrivo altre esperienze

«Trovo molto positivo che sempre più città stiano lavorando sulla valutazione di impatto generazionale. Non è una invenzione di Parma, questo è evidente, ma Parma è stata pioniera nell’applicarla». Così Michele Guerra, 44 anni, primo cittadino di Parma, commenta la notizia dei tanti Comuni che in Italia stanno sperimentando (o pensano di farlo a breve) lo youth test (o valutazione di impatto generazionale). Da Milano a Potenza, da Reggio Calabria a Bologna, sono diverse le città in cui i sindaci tentano di applicare la valutazione dell’impatto delle norme locali sui giovani e l’Anci – come scrive Repubblica – spera di contagiare almeno cento città in 12 mesi.

L’esperienza apripista di Parma

Non si tratta solo di misurare quante politiche locali siano fatte ad hoc per i giovani, ma quante li tengano in considerazione. «Questo tipo di “bollinatura” – spiega Guerra a Open – ti permette di capire se stai perseguendo l’obiettivo di una società più attenta ai giovani e alla loro piena inclusione, oppure se devi lavorare meglio e di più». Non esiste un’unica “ricetta” e ogni Comune proverà a sperimentare il modo migliore per diventare “a prova di giovani”. «Se dovessi dare un consiglio ai miei colleghi sindaci – dice Guerra -, lo darei su due ambiti: da una parte rafforzare il rapporto coi giovani dando loro spazi di cui siano responsabili e la possibilità di organizzarsi, dotandosi di organi in grado di interloquire in maniera positiva con le amministrazioni. Dall’altra parte, fare formazione in Comune, per la politica e per i tecnici: la valutazione di impatto generazionale ha bisogno di competenze e per noi questa formazione è stata molto utile». Per Parma lo youth test è stato un pilastro fondamentale per la candidatura a “capitale europea dei giovani”, ruolo che rivestirà per tutto il 2027.

I test nelle altre città

A Firenze la sindaca Sara Funaro ha detto che prenderà in considerazione lo youth test, a Latina invece la sindaca Matilde Celentano ha già messo in atto la sperimentazione, raccontando: «Abbiamo scelto di investire su una pianificazione attenta, capace di coniugare sostenibilità finanziaria, inclusione sociale e opportunità di crescita, mettendo al centro il futuro della città e delle nuove generazioni». Ad Ancona, come ha raccontato proprio oggi alla XV Assemblea annuale di Anci Giovani l’assessore alle Politiche giovanili, Marco Battino, «l’amministrazione ha deciso di adottare strumenti innovativi come la valutazione di impatto generazionale, coinvolgendo attivamente i giovani e il mondo del volontariato per intercettare bisogni reali. Prove generali anche a Piacenza dove la valutazione di impatto generazionale è stata inserita nel Piano integrato di attività e organizzazione del Comune come strumento concreto per migliorare la qualità delle decisioni pubbliche. «Inserirla nella programmazione – aveva spiegato a gennaio l’assessore alle Politiche giovanili Francesco Brianzi, significa interrogarsi in modo sistematico sugli effetti delle politiche comunali sulle nuove generazioni e costruire scelte più eque, consapevoli e orientate al futuro».

Il test nella città più vecchia d’Italia

E poi c’è Genova, che pochi giorni fa è stata palcoscenico del dj set di Charlotte de Witte che ha portato oltre 8mila persone in piazza a ballare. «Genova città più vecchia d’Europa? Bisogna farla vivere», ha scritto sui social la sindaca Silvia Salis. «La Valutazione di impatto generazionale – ha spiegato la consigliera delegata alle Politiche giovanili di Genova, Francesca Ghio durante un seminario organizzato da Anci – è sì uno strumento e un metodo di analisi, ma è soprattutto un cambio di paradigma che consente di vedere le politiche delle pubbliche amministrazioni con gli occhi delle generazioni più giovani, attraverso il loro coinvolgimento dal basso nella coprogettazione delle strategie di sviluppo».

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