Reggio Calabria al voto tra un Pd che punta alla riconferma e il candidato “a sorpresa” del centrodestra. I numeri della sfida

Tra i comuni chiamati al voto il 24 e 25 maggio, Reggio Calabria appare come una delle sfide più politiche delle prossime amministrative. Per il Pd, che qui prova a difendere il Comune dopo la lunga stagione di Giuseppe Falcomatà, oggi eletto in Consiglio regionale dopo l’avvicendamento col suo vice sindaco Mimmo Battaglia, promosso primo cittadino «facente funzione».
Per Forza Italia, che sceglie di giocarsi una carta pesante come Francesco Cannizzaro, vicecapogruppo alla Camera e coordinatore regionale del partito. Cannizzaro ha sciolto ufficialmente la riserva il 26 marzo con un video social girato alla Camera, nelle stesse ore in cui Maurizio Gasparri lasciava la guida dei senatori azzurri, prima vittima del rinnovamento che ha investito FI dopo la batosta referendaria.
Per i dem il tempismo non sarebbe un dettaglio secondario. Il sospetto nel Pd è che la corsa a Palazzo San Giorgio sia una «diretta conseguenza» dei cambi di equilibrio in corso nel partito fondato da Silvio Berlusconi, lettura che i forzisti respingono.
Nel centrosinistra la vedono in questo modo: la candidatura di Cannizzaro arriva all’improvviso, «ci è piovuta addosso», in una fase complicata per il governo e per il centrodestra. «Perché? Sarà un caso?», malignano i democratici calabresi, secondo cui dietro la discesa in campo dell’azzurro, pronto a lasciare lo scranno alla Camera in caso di vittoria, ci sarebbero anche «necessità politiche personali: fino a pochi giorni prima escludeva la corsa, poi ha cambiato linea», accusano. «Sarà la volontà di garantirsi un orizzonte lungo? O la percezione che qualcosa nei rapporti interni a Forza Italia sia cambiato?», sono le domande che circolano a sud di Roma.
La scommessa di Forza Italia
Forza Italia ad Open respinge in blocco questa ricostruzione e prova a capovolgerla. Francesco Battistoni parla di «una candidatura gestita a livello locale». Giuseppe Mangialavori insiste ancora di più sul radicamento territoriale della scelta: il nome Cannizzaro nasce «dall’esperienza maturata in questi anni». Da coordinatore regionale poteva avere una candidatura blindata, lo ha fatto per la volontà di «liberare questa terra da anni di cattiva amministrazione», è il ragionamento. «Se qualcuno ipotizza” altro «per paure particolari è molto lontano dalla realtà. Solo loro potevano rimanere spiazzati da questa candidatura», ironizza l’azzurro.
Secondo questa lettura la sorpresa tra i dem più che segno di «chissà quali manovre», sarebbe piuttosto la prova di una sottovalutazione dell’avversario, che invece considerava Reggio una partita da chiudere con il nome più forte. Del resto, il centrodestra aveva già affidato ufficialmente al partito di Antonio Tajani il compito di indicare il candidato a metà marzo.
E a conferma del peso assunto dal dossier, il 13 aprile Cannizzaro si è presentato a Palazzo Chigi insieme al presidente della Regione e vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto, per un incontro con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Entrambi hanno ricondotto il faccia a faccia a “questioni della Calabria” e, in particolare, di Reggio.
I problemi per il Pd
Dall’altra parte, il Pd arriva all’appuntamento elettorale reduce di una stagione complessa. Il centrosinistra cerca conferme e ha scelto Domenico ‘Mimmo’ Battaglia, attuale sindaco facente funzioni, con le primarie del 15 marzo – spiegano – anche per far ordine in un campo largo attraversato da molte ambizioni e da una transizione non semplice dopo l’era Falcomatà. Uno dei due mandati dell’ex primo cittadino dem, a cui poi è subentrato Battaglia, è stato infatti pesantemente segnato dalle vicende giudiziarie del caso Miramare: Falcomatà fu sospeso per quasi due anni e tornò in carica solo dopo l’annullamento della condanna in Cassazione nell’ottobre 2023. Nel 2024 è poi arrivata anche l’assoluzione nel processo Miramare bis. Un passaggio che ha inciso sul clima politico in città.
I numeri dei precedenti
C’è un dato, però, che racconta meglio la sfida. Ed è quello numerico. Forza Italia richiama «i numeri delle Regionali” per sostenere che il centrodestra questa volta parte in vantaggio. In effetti, alle Regionali 2025, a Reggio Calabria Occhiuto ha raccolto 44.852 voti, pari al 61,49%, contro i 27.294 di Tridico, fermo al 37,42%. Ma a maggio il referendum sulla Giustizia ha restituito un quadro più stretto: nel comune di Reggio il Sì pur primeggiando non ha sfondato, fermandosi a 35.880 voti, pari al 50,81%, contro i 34.741 No.
Il confronto non è automatico perché si tratta di due consultazioni diverse, “è una cosa a parte” come sottolineano gli azzurri, ma politicamente dice qualcosa: tra il voto regionale e quello referendario il campo riconducibile al centrodestra in un anno ha lasciato per strada quasi 9 mila voti. Non poco per una realtà come Reggio Calabria. È su questo scarto che il Pd proverà a difendere Palazzo San Giorgio.
