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Crans-Montana, oltre al danno la beffa: fatture fino a 67mila euro alle famiglie per i ricoveri. L’ambasciatore: «Pagherà tutto la Svizzera»

20 Aprile 2026 - 19:27 Cecilia Dardana
Dagli ospedali svizzeri arrivano conti esorbitanti anche per poche ore di ricovero, mentre le cartelle cliniche restano un miraggio. La rabbia dei genitori: «Uno shock»

Non sono bastate le fiamme del Constellation e i mesi di agonia nei reparti grandi ustionati. Per le famiglie dei giovani rimasti coinvolti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana, l’ennesimo colpo arriva via mail sotto forma di fatture ospedaliere dai costi stratosferici. Come riportato da La Repubblica, i documenti inviati dalle strutture svizzere, in particolare dall’ospedale di Sion, mostrano cifre esorbitanti: si va dai 17 mila euro fino a sfiorare i 67 mila euro per degenze lampo, spesso inferiori alle 15 ore, trascorse nei letti elvetici prima del trasferimento d’urgenza al Niguarda di Milano.

Chi deve pagare

Sebbene le fatture specifichino che i familiari non siano tenuti a saldare il conto, la ricezione di tali documenti ha scatenato un’ondata di indignazione tra chi, da mesi, vede i propri figli lottare contro ustioni devastanti e danni polmonari. Il disappunto è legato soprattutto alla freddezza burocratica di fronte a una tragedia ancora aperta. «Oltre al danno la beffa – commenta Umberto Marcucci, papà di Manfredi – per tutti noi è stato uno shock vedere quella mail, arrivata senza nessun avvertimento, con cifre senza nessuna spiegazione che somigliano più che altro a una tariffa oraria». Per i genitori, il punto non è solo chi materialmente verserà il denaro, ma la garanzia che le autorità svizzere mantengano le promesse fatte all’indomani del disastro: «Per noi, dopo tutto quello che è successo, è essenziale che se ne faccia carico il Cantone vallese e che lo Stato Italiano non ci rimetta nulla».

L’ambasciatore Cornado: «Pagherà tutto la Svizzera»

Proprio in questo senso sono arrivate nel pomeriggio di lunedì rassicurazioni dall’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. «Il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone del Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall’inizio», ha detto Cornado, che dopo la strage di Crans e le deficienze dell’inchiesta era stato anche richiamato a Roma dal governo. L’ambasciatore dovrebbe blindare l’impegno svizzero anche a livello nazionale nel corso dell’incontro in programma domani con l’Ufficio federale di Giustizia a Berna.

Il silenzio sulle cartelle cliniche

A rendere la situazione ancora più amara è il silenzio degli ospedali del Vallese sul fronte clinico. Mentre i contabili svizzeri sono stati rapidissimi nel quantificare i costi delle cure, i medici sembrano non avere la stessa fretta nel consegnare le cartelle cliniche necessarie a seguire il percorso di riabilitazione dei ragazzi. «Da mesi chiediamo le cartelle cliniche che non abbiamo mai ricevuto – commentano altri – il conto però arriva». Una disparità di trattamento che l’avvocato Domenico Radice, legale di diversi feriti, definisce inaccettabile, sottolineando come l’invio stesso di quelle carte rappresenti una mancanza di sensibilità: «Al di là di chi paga – commenta Radice – l’invio di queste fatture è abbastanza scandaloso, un caso del genere poteva imporre almeno un trattamento diverso. Per le famiglie è abbastanza incommentabile, per loro la misura è colma».

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