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La storia infondata del generale che ha negato a Trump l’accesso ai codici nucleari

23 Aprile 2026 - 15:27 Juanne Pili
Circola il racconto di uno scontro nella Situation Room tra il Presidente e i vertici militari sull'uso dell'atomica contro l'Iran. Ma la fonte originale ha già ammesso di non avere prove e la Casa Bianca smentisce

Diversi post su Facebook (per esempio qui, qui e qui) sostengono che il generale dell’Aeronautica statunitense Dan Caine avrebbe impedito al presidente Donald Trump di accedere ai codici nucleari per colpire l’Iran durante una presunta riunione d’emergenza. La notizia è infondata: non esistono riscontri ufficiali, la Casa Bianca ha smentito l’episodio e lo stesso analista che ha diffuso l’indiscrezione ha ammesso di non avere prove della sua veridicità.

Per chi ha fretta

  • Circola un racconto drammatico secondo cui un generale avrebbe “disobbedito” a Trump negandogli i codici nucleari durante una lite.
  • La fonte originale è un ex analista della CIA, Larry Johnson, che ha citato l’aneddoto in un podcast senza fornire prove.
  • In seguito, lo stesso Johnson ha pubblicato una rettifica ammettendo di non poter confermare la notizia.
  • La Casa Bianca ha definito la storia «totalmente falsa».
  • Secondo la legge degli Stati Uniti, il Presidente ha l’autorità esclusiva di ordinare un attacco nucleare e i militari non hanno il potere legale di bloccarlo arbitrariamente.

Il contesto

Le condivisioni riportano generalmente la seguente didascalia: «a Trump “è stato negato l’accesso ai codici nucleari Usa”. Lo stop del capo delle forze armate, l’esclusione dalla Situation Room». Il racconto descrive uno scenario da colpo di stato o crisi istituzionale imminente, alimentato dalla tensione internazionale tra Washington e Teheran.

L’unica fonte ha rettificato

La storia ha preso piede quando Larry Johnson, un ex analista della CIA, ha raccontato l’aneddoto durante il podcast Judging Freedom di Andrew Napolitano. Johnson ha descritto una scena drammatica, sostenendo che Caine avesse invocato i propri privilegi militari per fermare il presidente e avesse in seguito abbandonato la stanza a testa bassa.

In Italia la notizia è stata ripresa da testate come Il Messaggero, citando “fonti americane”. Tuttavia, si trattava di un corto circuito informativo. I siti di fact-checking internazionali come Snopes, Lead Stories e Factually hanno rintracciato l’origine del claim, scoprendo che mancava di qualsiasi base documentale.

Lo stesso Johnson ha successivamente pubblicato una rettifica nel suo blog Sonar21: «Ho menzionato una notizia secondo cui, durante una riunione d’emergenza tenutasi sabato con il suo team per la Sicurezza Nazionale, il presidente Trump sarebbe stato respinto dal generale Caine quando Trump aveva sollevato la possibilità di usare un’arma nucleare – spiega Johnson -. Non ho conferme sulla veridicità della notizia, ma il mio commento è diventato virale».

La smentita della Casa Bianca

Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, ha definito questa narrazione «totalmente falsa». Non ci sono tracce di questo presunto scontro nei registri della Situation Room né conferme da parte dei principali corrispondenti di sicurezza nazionale. Oltre alla mancanza di prove, c’è un limite di natura legale. Le leggi statunitensi affidano al Presidente l’autorità esclusiva di ordinare un attacco nucleare.

Il Congressional Research Service chiarisce infatti che i vertici militari non possiedono alcun potere legale per annullare o bloccare un ordine di questo tipo proveniente dal Comandante in Capo. Sebbene esistano protocolli di verifica della legittimità dell’ordine, lo scenario di un generale che nega fisicamente l’accesso ai codici invocando “privilegi militari” inesistenti è pura finzione.

Conclusioni

La notizia secondo cui a Trump sarebbe stato negato l’accesso ai codici nucleari è priva di fondamento. Nasce da un’indiscrezione non verificata diffusa in un podcast, successivamente smentita dalla Casa Bianca e ritrattata dalla sua stessa fonte originale.

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