Piano casa, il governo approva anche il ddl sugli sgomberi: «Più veloci gli sfratti e il rilascio degli immobili»

Il Piano casa arriva in Consiglio dei ministri e porta con sé anche il dossier sgomberi. Il governo ha approvato oggi, 30 aprile, il decreto legge per la realizzazione del nuovo piano abitativo e, accanto al provvedimento principale, un disegno di legge con dichiarazione d’urgenza sulle procedure di rilascio degli immobili. Non una norma inserita direttamente nel decreto casa, dunque, come pure si era ipotizzato nei giorni scorsi, ma un testo autonomo pensato per accelerare gli sfratti degli immobili occupati abusivamente.
Il ddl Sgomberi
La premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa dopo il Cdm, ha presentato i due interventi come complementari. L’obiettivo del ddl è «rendere più efficace e veloce la liberazione degli immobili occupati abusivamente». Il testo, ha aggiunto, interviene «sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto», taglia «i tempi per le esecuzioni» e introduce «una procedura accelerata e di urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile».
«Da un lato creiamo le condizioni per costruire più case e dall’altro ci occupiamo di liberare le case che sono abusivamente occupate», ha detto Meloni, spiegando che lo scopo è restituirle «ai legittimi proprietari» e aumentare «la disponibilità di alloggi sul mercato». La premier ha rivendicato anche i risultati dell’esecutivo: «Dall’inizio di questo governo sono stati liberati circa 4.207 alloggi di edilizia residenziale pubblica e più o meno 230 interventi di sgombero di occupazioni abusive di immobili di particolare rilievo». Il Parlamento poi «interverrà con la competenza che gli è propria», ha puntualizzato il ministro Tommaso Foti, ma il disegno di legge serve a «completare» il decreto sul Piano casa.
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L’emendamento leghista al decreto Sicurezza
Il governo era già intervenuto sul tema degli sgomberi con il decreto sicurezza del 2025, che ha introdotto il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui e una procedura di reintegrazione nel possesso. La corsia più rapida riguardava però i casi in cui l’immobile occupato fosse l’unica abitazione effettiva del denunciante. Ora il nuovo ddl punta ad accelerare le procedure di rilascio e di esecuzione, ma bisognerà attendere il testo finale per capire se allargherà il perimetro anche ad altri immobili, comprese le seconde case.
È il terreno su cui la Lega aveva provato a inserirsi durante l’esame dell’ultimo decreto sicurezza. Riccardo Molinari oggi lo rivendica ad Open: il Carroccio aveva presentato «un emendamento sulle seconde case occupate, ma è stato stralciato» ed è rimasto fuori dal testo finale. Il ddl approvato oggi, dunque, non nascerebbe come istanza leghista. Tant’è che è Fratelli d’Italia, a quanto si apprende, a rivendicare la paternità politica della stretta.
I contenuti del Piano casa
Il cuore del Cdm resta però il Piano casa. Meloni lo ha definito un provvedimento «corposo e articolato», costruito su più pilastri. Il primo riguarda l’edilizia residenziale pubblica. Per «rendere disponibili circa 60mila alloggi che oggi non si possono assegnare perché non sono in condizioni tali da essere assegnati ai cittadini». Per farlo, il governo mette sul tavolo «1,7 miliardi di euro, più 4,8 miliardi massimo, attualmente nei programmi di rigenerazione urbana», risorse che potranno essere distribuite ai Comuni con Dpcm dopo l’interlocuzione con l’Anci.
Matteo Salvini indica una tempistica ambiziosa: «Recuperare entro l’anno, entro un anno dalla approvazione del decreto, 60 mila case popolari, 60 mila appartamenti, a oggi non assegnati perché fuori norma». Così scorreranno le graduatorie per riassegnare case rimesse a nuovo, con un costo medio «tra i 15 e i 20 mila euro» per appartamento.
Il secondo pilastro riguarda l’housing sociale e l’emergenza abitativa. Meloni ha parlato di «un pacchetto di semplificazioni» e della concentrazione delle risorse «in un unico strumento gestito da Invimit». Si tratta, ha spiegato, di «oltre 3,6 miliardi di euro» da efficentare. All’interno del fondo saranno creati «comparti specifici per le singole regioni», così da garantire che le risorse vengano assegnate ai territori.
Il terzo pilastro punta invece a coinvolgere i privati. «Lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci», ha detto Meloni, citando anche «la nomina di un commissario straordinario per investimenti superiori a un miliardo di euro». In cambio, però, il privato dovrà garantire che «su 100 alloggi che costruisce almeno 70 siano di edilizia convenzionata». Per il governo significa un prezzo di vendita o di affitto «scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato».
Meloni rivendica anche il rifinanziamento del Fondo di garanzia per la prima casa. Il governo, ha detto, lo ha riportato «alla sua funzione originaria», riservandolo «esclusivamente alle categorie per cui era stato pensato e cioè giovani fino a 36 anni, le giovani coppie, i nuclei familiari con un unico genitore con figli minori». Per le famiglie numerose, la garanzia statale potrà arrivare «al 90%». Il Fondo, ha ricordato la premier, è stato rifinanziato «per la prima volta su base pluriennale con 670 milioni di euro fino al ’27». La promessa è arrivare a «100 mila nuovi alloggi nei prossimi 10 anni», tra case popolari e abitazioni a prezzi calmierati. A questo obiettivo, ha detto Meloni, il governo dedica «fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche», a cui dovrebbero aggiungersi gli investimenti privati.
