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«La pratica era considerata altamente irregolare», le scoperte dei media in Uruguay sul caso Minetti: i dubbi sull’adozione rapida e le donazioni sospette

29 Aprile 2026 - 16:03 Giovanni Ruggiero
Nicole Minetti in tribunale
Nicole Minetti in tribunale
La rete uruguayana Telenoche ha avuto accesso diretto al fascicolo dell'adozione da parte di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani del bambino rimasto solo e che avrebbe bisogno di particolari cure. Cioè il presupposto principale che avrebbe portato alla grazia concessa da Sergio Mattarella. Cosa dice una fonte interna all'ente che sovrintende le adozioni a Montevideo

Il fascicolo sull’adozione del bambino adottato da Nicole Minetti sarebbe stato già sospetto da tempo per chi lavorava nall’Inau, l’ente che sovrintende le adozioni in Uruguay. Nuove ombre si allungano da Montevideo, dove il quotidiano La Diaria ha raccolto le rivelazioni di una fonte interna all’ente. La pratica di adozione Minetti-Cipriani sarebbe stata «sempre considerata altamente irregolare», spiega la fonte interna all’Inau a La Diaria. All’epoca dei fatti la sede di Maldonado era guidata da Daniel Guadalupe, rimosso la settimana scorsa. Le stesse voci citate dalla fonte raccontano di un rapporto stretto fra Minetti, Cipriani e l’istituto, con presunte donazioni e con bambini ospitati dell’Inau che, di domenica, sarebbero stati portati a passeggio nel ranch della coppia a Maldonado.

Cosa raccontano i documenti recuperati da Telenoche

Una ricostruzione più articolata arriva dalla rete uruguayana Telenoche, che ha avuto accesso direttamente al fascicolo su cui la procura generale di Milano punta a svolgere le prossime verifiche. Stando ai documenti, la procedura era stata avviata nel 2020 e si era chiusa il 15 febbraio 2023 con l’affidamento definitivo del minore, abbandonato dai genitori biologici alla nascita e mai ricongiunto alla famiglia d’origine nei tre anni successivi. L’Inau aveva classificato il caso come eccezionale, però, secondo l’emittente, senza applicare il consueto ordine di prelazione. Dagli atti emerge anche che Minetti e Cipriani collaboravano da volontari con l’istituto e accoglievano minori in casa: nel fascicolo si legge che il bambino «chiedeva di loro ogni giorno» e li chiamava «mamma e papà».

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