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Giacomo Bongiorni ucciso a Massa, indagato per rissa anche il cognato della vittima: «Atto dovuto». Cosa cercano gli inquirenti

03 Maggio 2026 - 20:27 Cecilia Dardana
Giacomo Bongiorni
Giacomo Bongiorni
Gabriele Tognocchi era con il 47enne la notte dell'aggressione fatale in piazza Palma. Ferito gravemente nello scontro, ora finisce sotto inchiesta come «atto dovuto» mentre la Procura analizza i cellulari del gruppo dei giovani e i risultati dell'autopsia

Svolta improvvisa nelle indagini sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne brutalmente aggredito e ucciso nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma, a Massa, sotto gli occhi del figlio minorenne. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati anche Gabriele Tognocchi, cognato della vittima, che quella notte si trovava insieme a lui. L’ipotesi di reato contestata è quella di rissa. Sale così a sei il numero degli indagati.

Il ruolo del cognato e l’«atto dovuto»

Tognocchi non era uscito indenne dallo scontro: quella stessa notte era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso con una tibia fratturata e il setto nasale rotto. L’iscrizione nel registro degli indagati è stata definita dagli inquirenti come un «atto dovuto» per consentire il pieno svolgimento delle attività peritali e chiarire definitivamente le responsabilità individuali in quei concitati minuti intorno all’una e mezzo di notte. I suoi legali, Pietro Bogliolo e Marco Marino, hanno scelto per il momento di non rilasciare dichiarazioni.

Il quadro degli indagati

Con questo nuovo inserimento, il numero complessivo delle persone sotto inchiesta sale a sei. Oltre a Tognocchi, la giustizia si sta muovendo contro il gruppo di giovani accusato di omicidio volontario e rissa aggravata. In cella si trovano attualmente i maggiorenni Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni, mentre un 17enne è stato trasferito in un istituto penale minorile. Altri due minori risultano indagati a piede libero.

Le prove digitali e la ferocia dei colpi

L’attenzione della Procura è ora rivolta ai dati estratti dagli smartphone dei cinque ragazzi e a quello della compagna di Bongiorni. La copia forense dei dispositivi servirà a cercare messaggi o video che possano fare luce sul movente e sulla dinamica della tragedia. Nel frattempo, i primi dettagli dell’autopsia eseguita a Genova dal professor Francesco Ventura confermano la brutalità del pestaggio. Secondo l’esame, i colpi inferti alla testa hanno causato a Bongiorni una «emorragia cerebrale vasta e profonda» e danni talmente gravi alla mandibola da averla «dislocata dalla sede naturale», portandolo rapidamente alla morte.

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