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Super El Niño sempre più vicino: perché l’Italia rischia mesi di caldo estremo

08 Maggio 2026 - 09:12 Anna Clarissa Mendi
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Secondo i climatologi, il 2026 potrebbe già diventare il secondo anno più caldo mai registrato, mentre il 2027 avrebbe il 73% di probabilità di conquistare il record assoluto
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Le acque del Pacifico tropicale si stanno riscaldando a ritmi eccezionali, secondo gli scienziati, non ci sono più dubbi: El Niño è tornato. E potrebbe trasformarsi in uno degli eventi climatici «più potenti mai registrati». A confermarlo sono i nuovi dati diffusi dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), ripresi dal Washington Post, secondo cui le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centrale potrebbero «raggiungere entro la fine dell’anno valori fino a 3 gradi sopra la media stagionale». Secondo i climatologi, il 2026 potrebbe trasformarsi in un autentico Super El Niño, raggiungendo livelli paragonabili ai fenomeni record registrati nel 1877 e nel 2015. 

«Potrebbe essere il più forte dal XIX secolo» 

«La fiducia nella possibilità di assistere al più grande El Niño dagli anni Settanta dell’Ottocento sta chiaramente aumentando», ha spiegato Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche alla State University of New York di Albany. Per gli esperti, il fenomeno potrebbe avere effetti significativi sull’intero pianeta: aumento delle temperature globali, ondate di calore più frequenti, ma anche eventi estremi tra cui siccità, alluvioni e alterazioni profonde dei regimi meteorologici. Il riscaldamento del Pacifico – spiegano i climatologi – sarebbe stato intensificato da un raro schema di tre cicloni sviluppatosi il mese scorso, che ha contribuito a spingere enormi masse di acqua calda sotto la superficie oceanica, con anomalie fino a 7 gradi sopra la media.

Gli effetti attesi nel mondo

Gli impatti di El Niño stanno già iniziando a manifestarsi e, secondo la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il fenomeno potrebbe formarsi completamente entro luglio.

Tra gli effetti più probabili nei prossimi mesi:

  • diminuzione degli uragani nell’Atlantico;
  • aumento del rischio di tifoni e cicloni nel Pacifico;
  • riduzione delle piogge monsoniche in India;
  • maggiore rischio di siccità in Australia, Indonesia, Brasile settentrionale e Africa centrale;
  • piogge intense e possibili alluvioni in Perù, Ecuador, Africa orientale e Stati Uniti meridionali;
  • anche l’Europa, compresa l’Italia, potrebbe essere interessata da ondate di calore più frequenti e persistenti.

Temperature globali verso nuovi record

Uno degli aspetti che più preoccupa la comunità scientifica riguarda il possibile impatto sulle temperature mondiali. Gli eventi di El Niño più intensi, infatti, tendono quasi sempre a coincidere con anni eccezionalmente caldi, perché il fenomeno trasferisce enormi quantità di calore dall’oceano all’atmosfera. Secondo il climatologo Zeke Hausfather, il 2026 potrebbe già diventare il secondo anno più caldo mai registrato, mentre il 2027 avrebbe il 73% di probabilità di conquistare il record assoluto.

Le conseguenze per economia e società

Gli esperti avvertono che un super El Niño non avrebbe soltanto effetti meteorologici. Le conseguenze potrebbero coinvolgere agricoltura, disponibilità d’acqua, salute pubblica ed economia globale. «I modelli di El Niño sono correlati a carenze alimentari, problemi idrici e persino conflitti civili nei Paesi tropicali», ha osservato la climatologa Katharine Hayhoe al Washington Post. Per questo motivo, governi e organismi internazionali stanno monitorando con attenzione l’evoluzione del fenomeno, considerato uno dei principali fattori climatici capaci di influenzare il pianeta su scala globale.

Foto copertina: ANSA/ANGELO CARCONI

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