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Schlein, Salvini, Fratoianni e Calenda hanno i conti in disordine. I bilanci dei loro partiti contestati dalla commissione di regolarità, che ora aspetta spiegazioni

12 Maggio 2026 - 20:38 Fosca Bincher
bilanci partiti irregolari
bilanci partiti irregolari
Sorpresa nella relazione annuale inviata ai presidenti delle Camere. Pd, Azione, Lega per Salvini premier e Sinistra italiana non hanno passato il visto di regolarità sui bilanci 2024
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Elly Schlein, Matteo Salvini, Nicola Fratoianni e Carlo Calenda non hanno passato il vaglio di regolarità della commissione per il controllo dei rendiconti dei partiti politici da cui hanno ricevuto contestazioni sul bilancio 2024 dei partiti di cui sono segretari. E ora dovranno spiegare meglio alla commissione come hanno incassato e speso i contributi pubblici e privati incassati perché a un primo vaglio quei conti non sono sembrati regolari.

Contestati i bilanci di sedici partiti, sono quattro quelli importanti

Sono 16 i partiti politici rimandati dalla commissione, e fra questi ci sono appunto il Partito democratico, la Lega per Salvini premier, Sinistra Italiana ed Azione. Come spiega la relazione ai presidenti di Camera e Senato della commissione le contestazioni sulla regolarità dei conti sono state inviate e sono in corso interlocuzioni per chiarire alcune poste che non sembrano regolari secondo la legge. Le risposte sono tardive o non esaustive e quindi la commissione non ha potuto mettere il visto di regolarità ai conti in tempo utile per l’invio della relazione annuale ai presidenti delle due Camera (cioè entro il 30 aprile scorso).

Cristina Zuccheretti, presidente della commissione sui partiti. Imagoeconomica

Nella commissione cinque magistrati da Corte dei Conti, Cassazione e Consiglio di Stato

La commissione di controllo e trasparenza è guidata da una magistrata della Corte dei Conti, Cristina Zuccheretti, ed è composta da altri due magistrati della Corte dei Conti (Maria Antonietta Quarato e Antonio Di Stazio), da un magistrato di Cassazione (Cosimo D’Arrigo) e dal consigliere di Stato Giovanni Orsini. Il suo compito è fare rispettare la legge sulla trasparenza e i finanziamenti dei partiti politici e in caso di irregolarità sanzionarli anche con l’esclusione dai benefici di legge. Ad esempio, dalla ripartizione annuale del 2 per mille dell’Irpef incassata dallo Stato.

La tabella sui partiti che non hanno passato il primo controllo

Tirata d’orecchie a tutti: non spendono i soldi per le donne in politica

Nel suo ultimo rapporto la commissione tira le orecchie però a tutti i segretari di partito su un particolare stabilito dalla legge, ma evidentemente sottovalutato: l’obbligo di destinare alla partecipazione delle donne alla vita politica almeno il 10 per cento degli incassi spettanti dalla legge. Tutti i partiti formalmente accantonano una posta in bilancio con quel valore, il problema però è che quei soldi non vengono realmente spesi per lo scopo, ma accantonati di anno in anno. Così la commissione «ha sollecitato loro ad utilizzare concretamente la quota del 10 per cento delle somme spettanti ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica, evitandone l’accantonamento pluriennale».