«Stai recitando, vattene fuori». Omicidio Bakari Sako: indagato il proprietario del bar dove il bracciante tentò di rifugiarsi, invano

Il proprietario del bar in cui aveva tentato di rifugiarsi, invano, per sfuggire ai suoi assassini il bracciante Bakari Sako, è indagato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del 22enne fermato per aver partecipato all’aggressione durante la quale è stato ucciso il 35enne originario del Mali, il 9 maggio nella città vecchia di Taranto. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, il barista aveva detto alle forze dell’ordine di non sapere chi fosse il 22enne mentre, in una intercettazione, avrebbe ammesso di conoscerlo. Per il caso sono stati fermati quattro minorenni – il killer reo confesso di 15 anni, un altro quindicenne e due sedicenni – il 20enne Fabio Sale e il 22enne Cosimo Colucci. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario.
«Ste fasc a part, infamon» Cosa è successo quel 9 maggio e perché è indagato anche il barista
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, stando al racconto degli indagati, la lite è scoppiata perché i ragazzi erano convinti che Bakari li stesse riprendendo con il telefonino. Gli dicono di smettere, lo spingono e sostengono: «Ci ha dato un pugno e s’è girato per andare verso il bar e l’abbiamo inseguito». In quel momento il quindicenne sferra tre colpi con il coltello a serramanico a poi il gruppo continua a colpire il bracciante con pugni e calci. La vittima si rifugia nel bar e si accascia a terra. Al gruppo si aggiunge il ventenne Fabio Sale, segue Bakari nel locale. Qualcuno, ritenendo che Bakari stesse fingendo, dice in dialetto: «Ste fasc a part» (sta recitando) e lo insulta «infamon». Lo
portano fuori dal bar, riporta il Corriere. Gli rovesciano in faccia dell’acqua e gli tengono le gambe alzate, senza rendersi conto che Bakari non è più vivo. Il Corriere riporta che secondo la squadra mobile, guidata da Antonio Serpico, si sentirebbe Fabio Sale dire: «No’ sté respir eh?» (Non sta respirando?). Poi il giovane insiste: «Vid… è viv ancor? Sté buen?» (Vedi, è ancora vivo? Sta bene?). Sale si è acceso una sigaretta, fuma davanti al corpo della vittima. Una giovane che aveva assistito a tutta la scena senza mai interferire chiama il 118. Bakari Sako è morto per «per insufficienza cardio respiratoria acuta da sospetto pneumotorace». L’autopsia chiarirà tutto ed è prevista per martedì 19 maggio.
Al bar sospesa per 60 giorni la licenza
Ieri il 15enne che l’ha colpito ha confessato confessato l’omicidio ritenendosi «profondamente dispiaciuto». Davanti al gip del Tribunale dei minorenni di Taranto Paola Morelli nell’udienza di convalida del fermo, ha spiegato di aver agito in difesa dei suoi amici. Anche gli altri tre minori fermati hanno reso dichiarazioni spontanee, nelle quali avrebbero dichiarato di non essersi accorti che il 15enne aveva colpito Bakari. Sospesa intanto la licenza al bar in cui Bakari tentò di rifugiarsi invano. Uno stop di 60 giorni, perché, riporta il Corriere, nell’attività e nei dintorni sono stati notati numerosi pregiudicati per gravi reati.

