Perché in Bolivia migliaia di minatori stanno chiedendo al presidente di dimettersi – Il video
La Bolivia sta vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Da settimane il Paese è attraversato da proteste, scioperi e blocchi stradali contro il governo del presidente Rodrigo Paz, eletto un anno fa. Alla base della mobilitazione ci sono il peggioramento della crisi economica, l’aumento del costo della vita e il malcontento verso le politiche dell’esecutivo. Le manifestazioni sono iniziate il primo maggio, durante la Giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici, su iniziativa della Central Obrera Boliviana (COB), il principale sindacato del Paese. La COB ha proclamato uno sciopero generale a tempo indeterminato. Da allora migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città, mentre gli scioperi hanno paralizzato parte dei trasporti pubblici e delle attività produttive.
Gli scontri a La Paz e i blocchi stradali
Le tensioni più forti si sono registrate nella capitale La Paz e nella vicina El Alto, dove manifestanti e forze dell’ordine si sono scontrati più volte. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni nei pressi del palazzo presidenziale, mentre gruppi di lavoratori pubblici hanno bloccato le strade con autobus, camion e automobili. Nelle ultime ore il governo ha ordinato un massiccio intervento delle forze di sicurezza per liberare le principali arterie del Paese. Secondo le autorità, circa 3.500 tra soldati e poliziotti sono stati impiegati nell’operazione iniziata sabato mattina. Il governo sostiene che nelle ultime settimane siano stati organizzati almeno 22 blocchi stradali in tutto il territorio nazionale, segno di una protesta sempre più diffusa e difficile da contenere.
🇧🇴 AL ESTILO NAYIB NUKELE: El presidente de Bolivia ordena un masivo despliegue policial y militar en Bolivia, mientras el Ejército intenta desbloquear varias carreteras tomadas por comunistas y golpistas. Mineros y agricultores salieron a defender al pedófilo zurdo, Evo Morales. pic.twitter.com/V2B7UjJlmf
— Eduardo Menoni (@eduardomenoni) May 16, 2026Ti potrebbe interessare
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La crisi economica dietro la protesta
Le manifestazioni arrivano in un momento estremamente delicato per l’economia boliviana. Il Paese sta affrontando una grave crisi finanziaria, aggravata dal crollo delle riserve di valuta estera e dall’aumento dell’inflazione. Per anni la Bolivia ha basato gran parte della propria economia sull’esportazione di gas naturale. Le grandi riserve scoperte alla fine del Novecento avevano trasformato il Paese in uno dei principali esportatori energetici del Sud America. Oggi, però, la situazione è cambiata radicalmente perché la produzione di gas è diminuita e la Bolivia è diventata dipendente dalle importazioni di carburante e gas dall’estero. Il risultato è un forte aumento dei prezzi e una crescente scarsità di beni essenziali. In molte città si sono registrate lunghe code ai distributori di carburante, mentre diversi ospedali denunciano la mancanza di medicinali, ossigeno e altre forniture di base.
Un cambio politico che divide il Paese
L’elezione di Rodrigo Paz nel 2025 ha segnato una svolta politica importante per la Bolivia. Dopo anni di predominio del Movimiento al Socialismo, il partito socialista che aveva governato il Paese per gran parte degli ultimi due decenni, la vittoria del leader centrista ha rappresentato un cambio di direzione. Tuttavia, a distanza di un anno, il nuovo governo si trova ad affrontare una situazione economica sempre più critica e un clima sociale molto teso. Le proteste delle ultime settimane mostrano quanto sia profonda la frustrazione di ampi settori della popolazione, colpiti dall’aumento del costo della vita e dall’incertezza economica. All’inizio del mese, inoltre, le mobilitazioni avevano già costretto il governo a ritirare la controversa legge 1720 sulla riforma agraria, contestata da molti piccoli proprietari terrieri che temevano possibili espropri a favore delle grandi aziende agricole.
Fonte: X/@Ollie_Vargas_

