Verso il voto del 24 e 25 maggio, nelle Marche la sfida passa da Macerata. Il Pd vuole il riscatto nella regione di Acquaroli

Tra i capoluoghi che Elly Schlein ha messo sulla mappa delle amministrative del 24 e 25 maggio, oltre alle grandi città come Venezia, Reggio Calabria e Salerno, ce n’è uno che al Nazareno viene guardato con particolare attenzione: Macerata. Non è il più esposto della tornata, né il terreno più immediato per misurare gli equilibri nazionali. Ma per il Partito democratico, spiegano a Open, è una partita da non sottovalutare. Perché racconta una scommessa più ampia: provare a ricostruire un centrosinistra competitivo nella provincia, nei territori in cui il centrodestra negli ultimi anni si è consolidato. Marche in testa, dove Francesco Acquaroli ha da poco ottenuto la riconferma alla guida della Regione.
Cinque candidati e sedici liste
A Macerata si vota il 24 e 25 maggio, con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno. In corsa ci sono cinque candidati sindaco e sedici liste. Il sindaco uscente Sandro Parcaroli cerca il secondo mandato sostenuto dal centrodestra. Dall’altra parte il centrosinistra ha scelto Gianluca Tittarelli, appoggiato da un campo largo che a Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra affianca le liste civiche Riformisti Macerata, L’altra Macerata, Strada Comune e Uniamo Macerata.
Una fotografia locale, ma molto leggibile anche da Roma: a Macerata il centrosinistra, che a livello nazionale è ancora poco più che una formula, è una coalizione pronta a contendere la città alla destra. Anche se, è l’incognita, resta fuori dallo schema l’area centrista, che ha scelto la corsa autonoma. Per l’alternativa c’è infatti anche Mattia Orioli, sostenuto dalla lista Terzo Polo, espressione dell’area centrista e liberal-democratica, con dentro Azione, Base Popolare, Partito Liberaldemocratico, Repubblicani Europei, Movimento Socialista Liberale, Radicali e Ora. Completano il quadro Giordano Ripa, sostenuto da Futuro per Macerata, e Marco Sigona, con Officina delle idee.
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Il campo largo ricuce le divisioni del 2020
Scorrendo i nomi, a saltare all’occhio non è solo il numero delle liste, ma anche la composizione delle squadre. Nel centrosinistra di Tittarelli rientrano anche profili che nel 2020 correvano su fronti diversi: nella lista Pd c’è Narciso Ricotta, allora candidato sindaco del centrosinistra; nel Movimento 5 Stelle c’è Roberto Cherubini, cinque anni fa candidato sindaco pentastellato. Il tentativo è rimettere insieme un elettorato e un gruppo dirigente che nell’ultima sfida si erano presentati divisi.
Il centrodestra, invece, scommette sulla continuità. Nelle liste che sostengono Parcaroli compaiono diversi esponenti dell’amministrazione uscente e riferimenti civici della maggioranza. È la campagna del bis: dimostrare che il 2020 non fu una parentesi, ma l’inizio di un ciclo politico che fa il paio con quello di Acquaroli in Regione. Per Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, confermare Macerata significherebbe confermare di nuovo quel trend.
Cinque anni fa Parcaroli vinse al primo turno con il 52,7% dei voti, battendo Ricotta, fermo al 32,6 per cento. Per Macerata non fu un’elezione qualsiasi: per la seconda volta dal dopoguerra, dopo Anna Menghi tra il 1997 e il 1999, la città sceglieva un primo cittadino espressione del centrodestra. È anche per questo che Schlein ha scelto di affacciarsi in città durante il suo tour nei territori. La segretaria dem è salita sul palco per sostenere Tittarelli e ha dato alla candidatura un’investitura molto netta. «Qui il centrosinistra unito ha scelto la persona migliore», ha detto, insistendo sul profilo di un candidato capace di «fare squadra» e di ascoltare le competenze attorno a sé. Un messaggio rivolto alla città, ma anche agli alleati: dove la coalizione tiene, è la linea del Nazareno, il Pd può tornare competitivo anche fuori dai grandi centri.
L’incognita del Terzo Polo
A complicare la sfida c’è però la corsa autonoma del Terzo Polo, che può contendere a Tittarelli quell’elettorato moderato e riformista che già nel 2020 ha voltato le spalle al centrosinistra. D’altra parte la segretaria dem su alcuni temi identitari non ha intenzione di recedere: su diritto alla casa, scuola, lavoro, sanità pubblica, Schlein ha insistito anche nei territori. L’obiettivo è rientrare in partita nei luoghi dove i dem negli ultimi anni sono arretrati. A partire dalle Marche, diventate nel frattempo un laboratorio della destra. Nella Regione a trazione Fratelli d’Italia, per il Nazareno ogni eventuale conquista avrà un peso politico proprio, superiore alla dimensione del Comune.

