Spara contro la Casa Bianca, si credeva «Gesù Cristo e il vero Bin Laden». I segnali ignorati sul 21enne che puntava a Trump – Il video
È stato ucciso l’uomo che la sera di sabato a Washington si è presentato armato a uno dei varchi della Casa Bianca e ha estratto una pistola da una borsa, aprendo il fuoco contro gli agenti del Secret Service. L’aggressore è stato colpito a sua volta e, trasferito in ospedale, è morto poco dopo per le ferite riportate. Nessun agente è rimasto ferito, fa sapere il Secret Service in una nota ripresa dal New York Times. Diverso il destino di un passante che si trovava nei paraggi, raggiunto da almeno un colpo, è ricoverato in condizioni gravi, ma non è chiaro da quale arma sia partito il proiettile che lo ha colpito.
La sparatoria nelle dirette dalla Casa Bianca
L’allarme è scattato poco dopo le 18 ora locale, all’angolo tra la 17esima strada e Pennsylvania Avenue, nel quadrante nord-occidentale del complesso presidenziale. In quel momento diversi cronisti stavano lavorando dal North Lawn e si sono ritrovati nel mezzo della sparatoria. La corrispondente di ABC News Selina Wang ha pubblicato su X un video registrato col telefono in cui si sentono distintamente gli spari: «Stavo girando un video social dal North Lawn quando abbiamo sentito i colpi, sembravano decine, ci hanno detto di correre nella sala stampa, dove siamo bloccati adesso». La fotografa del New York Times Allison Robbert ha parlato di «venti o trenta colpi» uditi dall’esterno, prima che il Secret Service facesse rientrare in fretta i giornalisti. Sul posto è arrivata anche l’FBI: «Siamo sul posto e stiamo offrendo aiuto», ha confermato il direttore Kash Patel.
Chi era l’aggressore Nasir Best e i suoi precedenti
L’uomo è stato identificato come Nasir Best, ventunenne già finito nel mirino degli agenti per due episodi avvenuti nel 2025, secondo i media americani. Nel giugno di un anno fa, Best aveva bloccato un accesso veicolare sul lato est della Casa Bianca, dicendo agli agenti, secondo una dichiarazione giurata depositata al tribunale di Washington, di essere «Gesù Cristo» e di voler farsi arrestare. Era stato fermato in via temporanea e sottoposto a una valutazione presso l’istituto psichiatrico cittadino. Il mese successivo era stato nuovamente arrestato dopo aver tentato di introdursi in un vialetto del complesso, ignorando segnali e ordini di fermarsi. Un giudice aveva emesso una stay away order, ordinanza che gli imponeva di non avvicinarsi all’area, ma a un’udienza di agosto Best non si era presentato, facendo scattare un mandato di cattura. La Cnn aggiunge che sui social l’uomo si era definito «il vero» Osama bin Laden e aveva scritto almeno un post in cui manifestava il desiderio di far del male a Donald Trump. Le forze dell’ordine, però, non lo avevano mai visto armato né comportarsi in modo violento.
Gli spari poco dopo l’accordo con l’Iran: i precedenti
Trump si trovava nell’edificio al momento della sparatoria, intento a chiudere insieme ai suoi collaboratori l’intesa con Teheran. Un’ora prima dei colpi, sul suo Truth Social aveva annunciato che l’accordo era ormai a un passo e che i contenuti sarebbero stati diffusi a breve. La Casa Bianca ha fatto sapere che l’incidente non ha intralciato in alcun modo il lavoro del presidente, rimasto al sicuro all’interno. L’episodio si inserisce in una serie preoccupante di fatti analoghi nelle ultime settimane. Il 25 aprile scorso, ricorda il New York Times, un uomo californiano armato di fucile a pompa, pistola e diversi coltelli aveva superato un checkpoint alla cena dei Corrispondenti della Casa Bianca all’hotel Hilton, dove Trump doveva intervenire, prima di essere bloccato dagli agenti. Il 4 maggio, poi, un texano era stato ferito in un altro scambio di colpi col Secret Service nei pressi del Washington Monument, accusato di aver pronunciato frasi volgari sulla Casa Bianca mentre veniva caricato in ambulanza.

