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Giorgia Meloni ha fatto scuola con l’Albania: anche l’Olanda ora cerca un Paese per il suo hub migranti

26 Maggio 2026 - 17:39 Simone Disegni
albania cpr Gjader
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Il nuovo governo di Rob Jetten vuole passare dalle parole ai fatti: «Gli elettori chiedono soluzioni funzionanti, e non ci sono più ostacoli giuridici». Caccia ai Paesi "papabili": dall'Uganda alla Bosnia
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In Italia Giorgia Meloni non ha ancora vinto la scommessa chiave del suo governo sul fronte della lotta all’immigrazione, quella che i centri di rimpatrio per migranti in Albania «funzioneranno». Ma in Europa quell’esperimento è già considerato un punto di riferimento, e ora un altro Paese del blocco è pronto a fare la prima mossa per replicarlo. Si tratta dell’Olanda, il cui nuovo governo guidato da Rob Jetten ha ora annunciato «iniziative concrete» sulla strada dell’esternalizzazione della gestione dei migranti. «In tutta Europa la gente chiede soluzioni credibili e funzionanti per riprendere il controllo sull’immigrazione», ha scritto in una lettera al Parlamento dell’Aja il vicepremier Bart van den Brink.

Le idee principali allo studio sembrano essere due, complementari tra loro. A valle, processare le domande di asilo al di fuori dell’Ue. A monte, istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi dove «parcheggiare» i migranti in attesa dell’effettivo rimpatrio nei Paesi d’origine. La logica di fondo è la stessa: evitare di dover gestire – a norma delle convenzioni internazionali – una mole di persone in attesa del perfezionamento dei relativi lunghi iter burocratici. Secondo i dati Ue, d’altra parte, oggi gli Stati membri riescono a effettuare non più del 28% dei rimpatri previsti. Ma trovare soluzioni «creative» resta più facile a dirsi che a farsi.

Il Commissario Ue agli Affari Interni, l’austriaco Magnus Brunner – Bruxelles, 29 gennaio 2026 (Ansa/Epa – Olivier Hoslet)

Le nuove norme Ue per consentire hub all’estero

Nel weekend, come riportato da Politico, il governo Jetten – entrato in carica a febbraio sulla base di un accordo di minoranza tra forze di centrodestra – ha fatto sapere al Parlamento di aver completato con successo le verifiche legali del caso, concludendo che non ci sarebbero ostacoli sulla strada dell’istituzioni di centri di smistamento delle domande d’asilo o dei migranti in attesa di rimpatrio. L’ottimismo ha a che fare soprattutto con il nuovo quadro normativo Ue emergente. Dopo anni di negoziati entrerà in vigore tra una manciata di giorni, il 12 giugno, il Patto Ue su Migrazione e Asilo, che renderà qualsiasi decisione di rimpatrio di un Paese Ue vincolante per tutti gli altri. A legalizzare i centri di rimpatrio extra-Ue dovrebbe essere invece la nuova direttiva rimpatri, anch’essa quasi al traguardo legislativo: i negoziatori di Consiglio e Parlamento dovrebbero esaminare per l’ultima volta il testo e probabilmente vararlo il 1° giugno, anche se resta incerta la data in cui la direttiva entrerà in vigore. Nell’ultimo anno d’altra parte la pressione politica esercitata dai governi dell’Ue a trazione destra – la stragrande maggioranza – per “aggiustare” il quadro legale europeo alle priorità segnalate dagli elettori è stata fortissima, e ora i risultati iniziano ad arrivare.

Pressing diplomatico sui Paesi terzi

Se il quadro legale diventerà più facilitante, resta poi però da trovare il o i Paesi terzi disposti ad accettare di accollarsi lo sforzo – politico, economico, umano – di istituire centri di smistamento delle domande d’asilo e/o di rimpatrio dei migranti. Il governo olandese mantiene le carte coperte su quale o quali siano i Paesi in cui potrebbero sorgere i futuri centri migranti, facendo sapere solo che colloqui sono in corso con «diversi Paesi candidati». Il centro studi Clingendael che ha stilato un report preparatorio per il governo dell’Aja lo ha messo in guardia: tenuto conto delle garanzie di rispetto dei diritti umani da fornire e della volontà politica necessaria, i Paesi terzi papabili sono ben pochi. E pronti a vendere a peso d’oro il loro ok a un progetto tanto «ingombrante». Anche per questo probabilmente i Paesi interessati stanno provando a unire le forze: secondo fonti diplomatiche per massimizzare lo sforzo e raccogliere i futuri frutti insieme all’Olanda si stanno muovendo Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Malta e Grecia – tutti Paesi molto attivi nella “coalizione dei duri” sull’immigrazione che con l’Italia di Giorgia Meloni fa ormai asse prima di tutti i grandi vertici Ue.

Meloni Jetten
La premier italiana Giorgia Meloni con quello olandese Rob Jetten durante una riunione informale tra alcuni degli Stati dell’Ue sui migranti – Bruxelles, 19 marzo 2026 (Ansa / Palazzo Chigi)

Dove potrebbero sorgere gli hub extra-Ue

Una possibilità, sfruttando la leva della promessa di integrazione più rapida ed efficace in Ue, potrebbe essere quella di premere sui Paesi dell’area balcanica, dove d’altra parte già transitano migliaia di migranti l’anno: l’Albania con l’Italia ha giocato il ruolo dell’«allievo modello», con Edi Rama a dirsi sempre pronto a concedere il suo territorio in nome dell’amore per il Belpaese e la sua premier (e della futura adesione Ue). Ma è difficile che sia quello stesso Paese a soddisfare la domanda che arriva ora anche dal Nord Europa. Altri potenziali candidati nella regione sarebbero la Serbia, la Bosnia-Erzegovina o la Macedonia del Nord. Resta il fatto che se nei prossimi anni quei Paesi dovessero poi aderire all’Ue i centri non sarebbero più in territorio “terzo”.

Un’altra strada potrebbe portare verso Paesi del Nordafrica come Egitto o Tunisia, che hanno già accordi di cooperazione in essere con l’Ue. O ancora più a sud, in Africa subshariana: i media greci hanno parlato di possibili contatti in corso col governo del Kenya, ipotesi sin qui non confermata, mentre resta in un cassetto dello stesso governo olandese una bozza di accordo con l’Uganda per lanciare un «hub di transito» per migranti – progetto lanciato dal precedente esecutivo e poi archiviato, fino a prova contraria, vista anche la levata di scudi delle organizzazioni di difesa dei diritti umani. Qualche indizio più concreto, se non un vero e proprio annuncio, potrebbe arrivare dall’Aja già nelle prossime settimane.

In copertina: Il centro di smistamento migranti di Gjader – Albania, 1° novembre 2025 (Ansa/Epa – Malton Dibra)

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