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Il maxispot di Meloni (con 8 ministri) sul Pnrr. Bernini a Open: «Ue gigante burocratico? Un po’ di regole servono…» – Il video

27 Maggio 2026 - 18:55 Simone Disegni
All'indomani dell'affondo contro l'Ue la premier benedice la kermesse di Milano (con l'Ue) sull'impatto del piano. E anche il padrone di casa ironizza...
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Ferrovie e asili nido, centri di ricerca e biblioteche, incubatori e reti energetiche, scuole connesse e amministrazioni più efficienti. L’elenco delle riforme e dei lavori portati a termine nei cinque anni di implementazione del Pnrr è lungo e prestigioso. E ora che il piano da 194 miliardi di euro finanziato dall’Ue dopo la mazzata socio-economia della pandemia è in dirittura d’arrivo il governo le rivendica una per una. Lo fa in un maxi-evento di due giorni apertosi questo pomeriggio a Milano. Il regista dell’operazione è il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, l’uomo che dopo la “salita” di Raffaele Fitto a Bruxelles ha preso le redini della struttura che guida l’attuazione del Pnrr. La regia però è condivisa con la Commissione Ue, che ha altrettanto forte interesse a rivendicare l’impatto delle centinaia di miliardi investiti negli ultimi anni nell’economia d’Europa, Italia in testa. Sul palco dell’auditoritum del Museo della Scienza e della Tecnologia sfila mezzo governo – 8 ministri, oltre alla premier Giorgia Meloni (da remoto) -, tra video zeppi di cifre sui progetti varati dai diversi ministeri e smancerie con i rappresentanti di quella Commissione che ha fatto da sponsor e partner costante del processo. Ma l’Ue non era solo ieri per Meloni un «gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici»?

Meloni dall’attacco all’Ue allo spot al Pnrr

Sono passate appena 30 ore dall’affondo portato dalla premier contro l’Ue in un altro gremito auditorium, quello dell’assemblea nazionale di Confindustria, e l’eco ancora rimbomba. Quello del Pnrr «non è stato ovviamente un cammino semplice, però abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito. Grazie all’impegno corale del Sistema Italia, dei ministeri, delle amministrazioni centrali, delle regioni, delle province, dei comuni, dei soggetti attuatori, siamo riusciti in questi anni a tenere sempre il passo. Ed è così che l’Italia ha raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo nell’attuazione del piano», rivendica la premier. Ode all’efficienza della “sua” burocrazia, insomma. Su quella Ue oggi non è proprio il caso di infierire. In prima fila ci sono anche i direttori generali di alcuni dei principali “ministeri” di Bruxelles, che secondo l’ex consigliere economico di Mario Draghi, Marco Leonardi, sono stati sin troppo generosi nell’accettare senza battere ciglio tutte le modifiche in corsa al piano chieste dall’Italia. Ma la vaga schizofrenia della premier non sfugge al capodelegazione Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti: «Giorgia Meloni che il martedì attacca l’Europa dicendo che dovrebbe fare meno cose e il mercoledì plaude al Pnrr, che ha salvato l’economia italiana e che lei non voleva, figlio di un’Europa forte e conquistato dal centrosinistra, colloca l’Italia della destra tra i protagonisti di Scherzi a parte», attacca l’ex segretario Pd.

Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, all’evento “L’Italia del PNRR” – Milano, 27 maggio 2026 (Ansa / Mourad Balti Touati)

Bernini a Open: «L’euroburocrazia? L’abbiamo gestita…»

Possibile lavorare con una mano a braccetto delle istituzioni Ue e con l’altro additarle al pubblico ludibrio per gli arzigogolii legalisti? A rispondere a Open nonappena terminata la sua presentazione dei risultati ottenuti dall’Italia sul fronte dell’università e della ricerca è la ministra Anna Maria Bernini. «È chiaro che in un’Europa a 27 e che magari nei prossimi anni si allargherà sino a 35 devi avere delle regole e delle strutture per farle rispettare – io per prima non saprei come fare senza una struttura ben organizzata e funzionante al mio ministero…», ragiona la ministra forzista. Dunque? «Dunque con l’attuazione del Pnrr ci siamo interfacciati costantemente con l’euroburocrazia e l’abbiamo saputa gestire. Tutto dipende dai progetti e dagli obiettivi al cui servizio metti le amministrazioni», prova a mediare Bernini, che a scanso di equivoci ribadisce di essere «convinta europeista». Un po’ meno forse il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che a specifica domanda sfila via veloce e si limita a negare ci sia qualsiasi dicotomia tra gli affondi della premier e eventi-spot congiunti governo/Ue sul lavoro fatto insieme. Alla fine a fotografare nel modo più lampante – il lampo dell’ironia – quel sottofondo di tensione Roma/Bruxelles è il padrone di casa dell’evento, il presidente del Museo della Scienza e della Tecnologia. «PNRR? In realtà significa “Potremmo Non Restituirveli, Ricordatevelo“, sussurra prima dell’inizio dei lavori Giampio Bracchi alla conduttrice di giornata. Prima però, se non altor, c’è da incassare ancora un’ultima rata.

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