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Assenza di pericolosità, condotta «ineccepibile», sofferenza per la vittima: cosa c’è nell’ordinanza dei giudici che ha liberato Stasi

13 Giugno 2026 - 22:53 Ygnazia Cigna
alberto stasi ordinanza liberazione affidamento servizi sociali
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I motivi che hanno spinto il Tribunale di Sorveglianza di Milano a dare l'ok per l'affidamento in prova. I magistrati premiano il percorso dei dieci anni di cella e l'assenza di rancori dopo la riapertura del caso di Garlasco
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La semilibertà ha confermato «l’assenza di profili di pericolosità» di Alberto Stasi e la positiva evoluzione del suo percorso di reinserimento. È quanto ha messo nero su bianco il Tribunale di Sorveglianza di Milano nell’ordinanza che ha consentito al 41enne, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, di lasciare il carcere e accedere alla misura alternativa. Secondo i giudici, il percorso compiuto durante la detenzione e nei mesi trascorsi in semilibertà dimostra la sussistenza di tutti i presupposti necessari per l’affidamento ai servizi sociali.

Cosa c’è nell’ordinanza su Stasi

Nell’ordinanza i magistrati sottolineano come durante la semilibertà «non sono emersi elementi tali da inficiare il percorso di reinserimento sociale». Stasi avrebbe proseguito «senza sbavature» l’esecuzione della pena, mostrando «assoluta adesione alle regole» e una condotta definita «ineccepibile» sia in carcere sia all’esterno. Viene poi evidenziato come continui a rispettare gli obblighi civili nei confronti della parte civile e come il suo percorso sia stato fondato sull’accettazione della condanna, nonostante abbia mantenuto la propria posizione di estraneità ai fatti contestati.

Il profilo basso, la lucidità, la mancanza di rancore

Ampio spazio nelle motivazioni è dedicato anche agli ultimi mesi, segnati dalla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco e dal conseguente ritorno dell’attenzione mediatica sul caso. Il Tribunale rileva che Stasi ha affrontato questa fase mantenendo «un profilo basso», evitando ulteriori esposizioni pubbliche e dimostrando «evidente lucidità» rispetto agli sviluppi dell’inchiesta. Anche se ha adottando strategie per sottrarsi alla pressione dei media, non avrebbe manifestato «vissuti rancorosi» né atteggiamenti denigratori nei confronti di chi ha contribuito alla sua condanna.

L’empatia verso la parte offesa

I giudici richiamano poi anche le valutazioni degli operatori che lo hanno seguito durante la detenzione, richiamando elementi di «empatia e sofferenza verso la parte offesa» e un comportamento ritenuto «non solo formalmente lineare». Stasi, si legge ancora nell’ordinanza, «ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza», ma al tempo stesso ha mostrato «equilibrio e doti di resilienza» nell’affrontare sia la riapertura delle indagini sia «l’eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica» che ne è derivata.

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