Certifica il decesso senza visitare il paziente, medico a processo a Viterbo: «Non vengo, tanto suo padre non resuscita»

È accusato di aver certificato la morte di un paziente senza averlo visitato. Per questo un dottore della guardia medica è comparso davanti al collegio del Tribunale di Viterbo con l’accusa di «falso ideologico» commesso da pubblico ufficiale. I fatti risalgono alla notte del 16 gennaio 2023. Poco dopo la mezzanotte, il figlio di un anziano malato terminale contatta la guardia medica dopo essersi accorto che il padre aveva smesso di respirare. Secondo quanto emerso in aula, il medico – scrive la Repubblica – avrebbe rifiutato di effettuare la visita domiciliare, sostenendo che l’abitazione fosse troppo distante, pur trovandosi a circa dieci minuti dalla postazione di servizio.
Il racconto del figlio in aula
Davanti al collegio presieduto dalla giudice Savina Poli, il figlio dell’anziano ha ricostruito quei momenti. «Mio padre aveva smesso di respirare – ha dichiarato -. Ho chiamato la guardia medica senza ricevere risposta, poi mi sono recato personalmente alla sede insieme a mia moglie». Secondo la testimonianza, il medico avrebbe ribadito di non voler intervenire perché la casa era «troppo lontana».
«Tanto anche se vengo, suo padre non resuscita»
Di fronte all’insistenza del familiare, il sanitario avrebbe inoltre aggiunto: «Tanto anche se vengo, suo padre non resuscita». E, infine, avrebbe compilato il certificato di constatazione del decesso senza aver mai visitato il paziente. I dubbi sulla correttezza della procedura hanno indotto la famiglia a chiamare il medico di famiglia che, nonostante fosse ormai tarda sera, si è recato nell’abitazione per accertare personalmente il decesso, consentendo così l’avvio delle procedure funerarie.
L’accusa: «Il decesso deve essere accertato di persona»
Al centro del procedimento vi è proprio la validità della certificazione. La constatazione della morte, infatti, non rappresenta un mero adempimento burocratico, ma richiede l’accertamento diretto del medico, effettuato “de visu”, anche per escludere eventuali casi di morte apparente, nei quali una persona può presentare segni compatibili con il decesso pur essendo ancora in vita.
La difesa: «La guardia medica non poteva lasciare la postazione»
La difesa del medico, rappresentato dall’avvocato Giovanni Bartoletti, ha sostenuto una diversa ricostruzione. In aula è stato ascoltato anche un dirigente medico dell’Asl di Viterbo, secondo il quale il medico di guardia, quando è l’unico in servizio, non può allontanarsi dalla postazione se non in presenza di interventi considerati urgenti. Il processo proseguirà in autunno con le prossime udienze davanti al Tribunale di Viterbo.
Foto copertina: PEXELS/FELIPE QUEIROZ

