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Leone XIV agli Usa: «Gli immigrati hanno plasmato il futuro della nazione, la grandezza si vede da come si proteggono i vulnerabili»

03 Luglio 2026 - 19:14 Cecilia Dardana
papa leone xiv
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Alla vigilia del 250esimo anniversario del 4 luglio, il Pontefice di Chicago riceve la Medaglia della Libertà e lancia un messaggio agli Stati Uniti sull'importanza cruciale dell'immigrazione, della libertà religiosa e della cura degli ultimi: «Io figlio di una grande nazione, prosperi nella pace»
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Alla vigilia di un 4 luglio storico, che segna il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, Papa Leone XIV ha ricevuto la prestigiosa Medaglia della Libertà da Filadelfia. In collegamento online con il National Constitution Center, il Pontefice originario di Chicago, che indossava al collo l’onorificenza consegnatagli privatamente nei giorni scorsi, ha espresso un profondo attaccamento alle sue radici. «Come figlio di questa grande nazione, fondata da uomini e donne coraggiosi che sognavano la libertà e una vita migliore per se stessi e per i proprio figli, mi unisco a voi nel chiedere la benedizione di Dio sul futuro dell’America, affinché gli alti ideali sanciti all’inizio della Dichiarazione d’Indipendenza continuino a guidare la prosperità della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace».

Una ricorrenza storica per rinnovare gli ideali costitutivi

Il Papa ha poi sottolineato l’importanza della ricorrenza del 2026 come un momento di rigenerazione morale collettiva per l’intera società: «Accettando questo premio, prego quindi che questo, il 250° anniversario della fondazione di questa grande nazione, possa essere l’occasione per un solenne rinnovo dell’impegno verso questi ideali che hanno reso l’America un paese che valorizza la pace e la prosperità, un paese caratterizzato da generosità e nobiltà d’animo». Il Pontefice ha quindi concluso questa parte del suo intervento con un caloroso ed esplicito augurio: «Che Dio benedica l’America!».

L’omaggio agli immigrati che hanno plasmato la nazione

Uno dei passaggi più significativi del discorso del Pontefice ha riguardato il ruolo cruciale dei flussi migratori nella costruzione dell’identità statunitense. L’accoglienza è stata descritta come il vero motore della storia americana, capace di fare la differenza anche nei momenti più bui del Novecento: «Negli ultimi 250 anni, per tante popolazioni in tutto il mondo, è stata ferma la determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione. È stato questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti, nelle ore più buie del secolo scorso».

La motivazione principale del premio risiede nella difesa della libertà religiosa, un principio cardine che secondo il Papa ha storicamente arricchito il dibattito pubblico americano, permettendo a fedi diverse di cooperare per il bene pubblico: «La libertà religiosa ha dato origine alla tradizione americana di consentire il dialogo interreligioso e la cooperazione interreligiosa per promover il bene pubblico e arricchire i dibattiti sulle grandi questioni morali ed etiche che hanno affrontato la nazione e plasmato il corso della sua storia. È mia speranza che questa tradizione – ha detto Prevost – continui a dare frutti in un discorso pubblico improntato alla moderazione, al rispetto per le opinioni altrui e a un impegno costante per trovare un terreno comune nella promozione della causa della pace e della riconciliazione, in patria e all’estero».

L’unità nazionale fondata su valori senza tempo

Ricordando che i padri fondatori erano uomini e donne di differenti origini, lingue e religioni, capaci però di unirsi in un sogno comune, il Pontefice ha rimarcato l’importanza di un’unione nazionale che vada oltre gli interessi contingenti della politica e dell’economia: «Affinché una nazione possa prosperare, deve essere veramente unita; unita non da obiettivi legati a imprese momentanee, ma da ideali che non svaniscono con il passare del tempo. Possano i principi su cui abbiamo riflettuto oggi – una dignità umana condivisa, l’uguaglianza e i diritti sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza – essere sempre fonte di tale unità e luce guida per il presente e per gli anni a venire».

«La vera grandezza si misura dalla tutela dei più vulnerabili»

Il discorso si è poi spostato su una forte esortazione etica alla protezione degli ultimi, considerata la vera unità di misura della statura morale di uno Stato. La libertà, ha ricordato il Papa, acquisisce un senso profondo solo se strettamente legata a una speranza di riscatto e alla salvaguardia della vita umana in ogni sua forma: «La grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore viene messo in discussione. Dopo il diritto alla vita, la libertà è stata ed è preminente tra i principi venerati dagli uomini e dalle donne che hanno cercato entro i confini di questa nazione un nuovo inizio, spesso equiparandolo a una speranza prima inimmaginabile».

Una democrazia sempre in corso d’opera

Infine, il Papa non ha nascosto le complessità storiche e attuali nel tradurre questi grandi valori nella realtà di tutti i giorni, definendo la giustizia sociale come un cantiere perennemente aperto che richiede lo sforzo di ogni nuova generazione: «Il percorso per costruire una società che incarni gli alti ideali di libertà e giustizia per tutti non è stato sempre facile e, per molti aspetti, è ancora in corso d’opera. In effetti, lo sforzo per realizzare questa visione è un impegno che deve essere ripreso in ogni generazione e di fronte a sfide sempre nuove».

L’appello a rimanere la patria dei coraggiosi

Da qui il definitivo e accorato appello del Pontefice affinché l’identità profonda e lo spirito originario degli Stati Uniti non vadano smarriti nei decenni a venire: «Oggi, mentre guardiamo al futuro, questo anniversario storico ci offre l’opportunità di riflettere ancora una volta sui principi fondanti della nazione, nella speranza che l’America rimanga sempre fedele al sogno che le ha valso il titolo di terra dei liberi e patria dei coraggiosi».

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