I lefebvriani, lo scisma e la scomunica in arrivo: «Saranno la religione dell’estrema destra»

Lo scisma si è consumato, la scomunica è in arrivo. Come avevano fatto 38 anni fa, il 30 giugno del 1988, i lefebvriani hanno scelto lo strappo con la Chiesa cattolica. All’epoca monsignor Marcel Lefebvre ordinò, contro Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di loro sono i celebranti dello scisma odierno: Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay. Dopo il perdono di Benedetto XVI nel 2009, arriva la seconda scomunica “latae sententiae”. Ovvero che entra in vigore automaticamente, visto che la sentenza è già stata emessa. Nei prossimi giorni si attende la ratifica del Vaticano. Intanto loro si avvicinano a Donald Trump.
I lefebvriani, lo scisma, la scomunica
La cerimonia durata oltre tre ore nel seminario di Écône in Svizzera è stata officiata dal Superiore generale della Fraternità, Davide Pagliarani. «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo – dicono –, anche essere considerati ribelli ma noi lo facciamo per il bene della Chiesa, per servirla come una madre tradita. Eventuali pene o censure per noi non hanno valore», dice. La scomunica riguarda solo gli ordinati. Mentre per quella dell’intera fraternità serve una dichiarazione formale. La FSSPX, prima della consacrazione di ieri, contava 2 vescovi, 751 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 religiosi, 88 oblati e 250 suore e dichiara circa mezzo milione di fedeli. Papa Leone XIV ha avvertito che « lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità».
Écône, Borghezio e Forza Nuova
A Écône, ricorda Il Fatto Quotidiano c’erano l’ex leghista Mario Borghezio (a capo di una delegazione di Vannacciani) e qualcuno di Forza Nuova. L’ex vescovo scomunicato a sua volta Carlo Maria Viganò ha offerto il suo supporto insieme al sito The Remnant. I lefebvriani pensano di trovare adepti tra i Maga, i sostenitori di Trump. Agostino Giovagnoli, storico della Cattolica, spiega che non è un caso che lo scisma arrivi oggi che l’estrema destra è in ascesa: «Ora può godere di un contesto favorevole a un suprematismo bianco occidentale che ispira gli slogan della remigrazione». E infatti «Borghezio parla dei lefebvriani come dei soldati della tradizione, ovvero di un’identità culturale cristiana che s’identifica nel suprematismo bianco occidentale».
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La Russia
Poi c’è un altro elemento: la Russia. «È stato un seguace di Aleksandr Dugin, l’ideologo di Putin. Borghezio, come documentò un bel libro di Claudio Gatti, persegue da tempo un progetto di trasformazione della Lega in un partito di estrema destra. Non gli era riuscito con Bossi, che era antifascista, è riuscito già di più con Salvini. E ora trova finalmente la sua consacrazione nel partito di Vannacci». Anche Roberto Fiore di Forza Nuova era lì. «L’uso strumentale del cattolicesimo da parte dell’estrema destra è una costante. Era così già ai tempi del fascismo. L’esempio più noto è quello dell’Action francaise di Charles Maurras, che creò il cosiddetto cattolicesimo ateo. Pio XI, che non era certo un Papa progressista, lo scomunicò. Questo per sottolineare la pericolosità del fenomeno».
Papa Leone XIV
Lo scisma viene dopo l’elezione di Papa Leone XIV: «Rivela una delusione. Papa Leone non è quel conservatore che avevano immaginato. Hanno atteso un po’, ma ora è chiaro che su una questione cruciale, come quella delle migrazioni, il Pontefice è fermo nei principi della Chiesa. Per non parlare dell’indipendenza che ha mostrato nei confronti di Trump». L’estrema destra cerca una copertura religiosa «perché la politica di destra ha bisogno di una sua religione o comunque dei simboli per offrire prospettiva metapolitica al suo progetto. Il razzismo ha bisogno di essere ammantato di miti».
La simpatia per i dittatori
Poi la frangia ha sempre dimostrato simpatia per i dittatori: «Lefebvre aveva una fascinazione per Franco, per i dittatori sudamericani. Il lefebvriano Williamson era un negazionista dell’Olocausto. C’è stato anche il fascino per l’hitlerismo. La loro visione è intrinsecamente autoritaria, dentro una logica di forza, e quindi c’è la ricerca di chi incarna questa forza».
I simboli
Il Corriere della Sera invece racconta i simboli dei lefebvriani e il loro significato. Ricordando prima di tutto che lo scisma è la massima pena della Chiesa e viene inflitto a chi ha commesso «una colpa grave e ostinata»: eresia, scisma, apostasia. O per la profanazione delle ostie consacrate o per i sacerdoti che violano il segreto della confessione. Chi la subisce è escluso dalla comunità ecclesiale, non può ricevere i sacramenti. Ma è reversibile, se il fedele si pente e chiede perdono. La messa tridentina è quella è stata celebrata per mezzo millennio, ovvero dal Concilio di Trento. È tutta in latino, comprese le letture dei brani dell’Antico e Nuovo Testamento. L’omelia può essere più breve e sempre nella lingua locale.
Ad orientem
Ad orientem invece è il modo in cui si mette il sacerdote durante la messa: il sacerdote porge le spalle ai fedeli ed è rivolto a un oriente non tanto geografico, ma che simboleggia Cristo «sole che sorge». Infine, i paramenti: dai guanti rossi per i consacranti, bianchi per i nuovi vescovi alle scarpe bianche su calzini rossi per i quattro nuovi presuli consacrati contro la volontà del Papa. Secondo l’uso tradizionale, al momento della consacrazione i quattro nuovi vescovi sono stati anche bendati su fronte e mani per ricevere l’olio sacro.

