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I due ex 007 italiani pagati dalla Russia, le informazioni riservate e i complici militari: perché sono stati arrestati

07 Luglio 2026 - 12:36 Alba Romano
Polizia postale e AI
Polizia postale e AI
In manette un ex appartenente all'intelligence italiana, accusato di aver ceduto informazioni riservate in cambio di denaro a un presunto agente russo. Coinvolti nelle indagini anche quattro militari in servizio. Crosetto: «Tolleranza zero su chi mette a rischio l'Italia»
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Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros con l’accusa di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici. Il principale indagato, un 59enne ex appartenente al comparto dell’intelligence italiana ed ex sottufficiale dell’Arma dei carabinieri, avrebbe raccolto informazioni riservate in cambio di denaro per conto di un presunto agente dei servizi segreti russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. I due fermati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di «spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione», «Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione» e «Accesso abusivo a sistema informatico o telematico». 

Come venivano ottenute le informazioni

Secondo gli investigatori, le informazioni venivano ottenute attraverso una rete di sei fonti, tra cui quattro militari ancora in servizio, tutti iscritti nel registro degli indagati, e una quinta persona. I cinque sono indagati, a vario titolo, per «procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato», «spionaggio politico o militare», «rivelazione di segreti di Stato», «rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione».

Crosetto: «Tolleranza zero su chi mette a rischio l’Italia»

«Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica. La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, congratulandosi con magistratura e investigatori per l’operazione su una presunta attività di spionaggio. La Difesa – aggiunge – adotterà «ogni ulteriore iniziativa per salvaguardare l’integrità delle proprie strutture».

Le accuse

L’attività investigativa del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri è stata avviata dall’Aise nel maggio del 2025 e ha dato origine a due procedimenti penali presso la Procura ordinaria e militare di Roma. Durante le indagini sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche. Le misure cautelari sono state eseguite con il supporto in fase esecutiva del Gruppo di intervento speciale e del Comando provinciale di Roma dell’Arma, emesse dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura capitolina.

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