«Lei ha fatto un errore», la retromarcia di Trump su Meloni. Faccia a faccia al vertice Nato: il ritardo alla cena e il gelo allo stesso tavolo – I video
Giorgia Meloni attraversa la hall dello Sheraton di Ankara vestita di nero e, ai cronisti che la aspettano al termine di una cena complicata, regala una battuta secca: «Ecco il plotone d’esecuzione…», racconta Tommaso Ciriaco su la Repubblica.Alla domanda su come sia andata con il presidente Usa risponde con un laconico «rapporti cordiali». A chi insiste chiedendo se ci sia stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni, taglia corto: «Vi ho già risposto». È il primo faccia a faccia tra i due dopo che Donald Trump, domenica sera, aveva postato su Truth un meme con la premier accompagnato dalla scritta «serve un ordine restrittivo», la formula riservata di solito agli stalker. Come ricorda Francesca Basso sul Corriere della Sera, Palazzo Chigi aveva scelto di non rispondere alla provocazione.
Perché Trump ha cambiato tono su Meloni
Poche ore prima della cena, nel punto stampa con Recep Tayyip Erdogan, Trump aveva smorzato l’attacco dei giorni precedenti, pur con qualche frecciata. «Il nostro rapporto è diventato un po’ cattivo, ha rifiutato di aiutarci. Io non le ho messo pressione. Ha rifiutato di essere coinvolta sullo Stretto di Hormuz, ha rifiutato di essere coinvolta sull’Iran», ha detto, riporta Flaminia Camilletti su La Verità, aggiungendo che secondo il presidente Usa «Gli Stati Uniti hanno tanto petrolio, più di chiunque altro, non ci serve Hormuz». Trump chiude comunque con «mi piace, è una brava persona, ma penso che abbia fatto un errore».
Dove erano seduti Meloni e Trump alla cena Nato
Marco Galluzzo, sul Corriere della Sera, ricostruisce la scena a tavola. Meloni è l’ultima ad atterrare ad Ankara, alle 19:46, dopo tutti gli altri leader, e l’ultima ad arrivare al Palazzo presidenziale, quando ormai i portoni erano stati chiusi, accolta dal vicepresidente turco mentre la cena era già iniziata. Viene però accompagnata proprio al tavolo più importante, insieme a Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Erdogan, il segretario Nato Mark Rutte e, appunto, Trump. Lo staff della premier prova a sminuire: «Non crediamo che sia merito di Trump, è semplicemente il tavolo più importante dal punto di vista del G7». Un paio di sedie separano comunque i due, con Meloni seduta tra Rutte e Starmer, e la conversazione, dicono fonti qualificate, scorre su binari politici, soprattutto Nato, senza alcuno scambio diretto sul piano personale.
Cosa ha detto Trump sull’Iran, la Groenlandia e le truppe in Europa
Il vertice si apre in una giornata già tesa. Dallo Stretto di Hormuz arrivano notizie di almeno tre navi commerciali colpite dagli iraniani nelle ultime 24 ore, mentre il Comando centrale Usa conferma di aver lanciato «una serie di potenti attacchi contro l’Iran», scrive Il Messaggero. Nel punto stampa Trump rivendica ancora il controllo della Groenlandia, «circondata da navi cinesi e russe» e dunque da affidare «agli Stati Uniti», minaccia un ritiro delle truppe americane dal Vecchio Continente e avverte gli europei su immigrazione ed energia: «Se non stanno attenti a quelle due cose, non ci sarà più alcuna Europa». L’accusa si allarga a Francia e Germania, colpevoli, dice, di avergli «voltato le spalle» durante la crisi iraniana.
Perché Trump ha elogiato Erdogan e i caccia F-35
Le uniche parole distensive sono riservate al padrone di casa. «Se non fosse per lui non verrei neanche», aveva detto Trump alla vigilia, e ad Ankara rincara la dose: le strade della capitale turca sono «splendide, assolutamente splendide», Erdogan è «un grande leader, rispettato in tutto il mondo», con cui esiste «una sorta di alchimia che funziona». Non solo cortesie, Trump apre alla cessione dei caccia F-35 alla Turchia, negati per anni dopo l’acquisto turco del sistema russo S-400, e promette di revocare le sanzioni perché «non vogliamo sanzionare gli amici». Erdogan si dice convinto che il vertice «porterà una decisione favorevole sulla questione degli F-35».
Cosa succede oggi al vertice Nato di Ankara
La giornata clou arriva oggi, con Antonio Tajani, Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto attesi al Consiglio Nord Atlantico a livello di capi di Stato e di governo, dopo che lo stesso Tajani aveva già incontrato a margine il segretario di Stato Usa Marco Rubio. In agenda il rafforzamento della sicurezza euro-atlantica, gli impegni di spesa degli alleati e il sostegno all’Ucraina, con Trump che dice di aver sentito sia Putin sia Zelensky, convinto che «entrambi vogliano un accordo», e loda il programma Purl per la vendita di armi Usa agli europei, a cui l’Italia non ha aderito. Resta da capire se il timido riavvicinamento intravisto a cena, favorito anche da un contatto diretto tra l’ambasciatore Usa a Roma Tilman Fertitta e Trump secondo quanto scrive la Repubblica, reggerà alla prova della giornata di lavori.

