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Perché gli auricolari sporchi sono pericolosi per le orecchie: ecco cosa dicono gli studi scientifici

10 Luglio 2026 - 17:36 Francesca Milano
Pulire gli auricolari è più importante di quanto pensi
Pulire gli auricolari è più importante di quanto pensi
Non è solo una questione di udito. Sempre più studi stanno cercando di capire come gli auricolari possano modificare il microbiota e il microambiente del condotto uditivo, rendendolo, in alcune circostanze, più vulnerabile alle infezioni
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Li usiamo per ascoltare musica, rispondere alle chiamate, lavorare o allenarci, e quando si parla di auricolari l’attenzione si concentra quasi sempre sul volume d’ascolto e sui possibili danni all’udito. Ma c’è un’altra domanda che gli specialisti si pongono da tempo: quanto conta l’igiene degli auricolari per la salute delle orecchie?

Il tema non è nuovo. Da anni otorinolaringoiatri e audiologi discutono dei possibili effetti dell’uso prolungato degli auricolari sul condotto uditivo. Negli ultimi anni, però, si sono aggiunti nuovi dati scientifici: continuano infatti ad accumularsi studi che indagano l’impatto dei dispositivi inseriti nell’orecchio sul microbiota del condotto uditivo e sul possibile rischio di infezioni. Tra questi, uno studio pubblicato nel 2024 ha analizzato le alterazioni della flora microbica negli utilizzatori di apparecchi acustici, mentre una ricerca del 2025 ha valutato l’associazione tra l’uso di cuffie e auricolari e i cambiamenti del microbiota del condotto uditivo. Un filone di ricerca che non dimostra che usare gli auricolari provochi automaticamente infezioni, ma che ha riacceso l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: la loro igiene.

Il condotto uditivo, sistema perfetto

Per capire perché gli auricolari potrebbero favorire alcune infezioni bisogna guardare a come funziona il condotto uditivo esterno. Non si tratta di un semplice “tubo” da tenere pulito, ma di un piccolo ecosistema in cui convivono il cerume, le cellule della pelle e il microbiota, cioè la comunità di batteri e altri microrganismi che vive naturalmente nell’orecchio e che, anziché rappresentare una minaccia, contribuisce a proteggerlo dall’insediamento di germi patogeni. A mantenere questo equilibrio contribuiscono anche le caratteristiche dell’ambiente del condotto uditivo: il cerume mantiene la pelle lubrificata e crea un pH leggermente acido, una condizione che rende più difficile la crescita di molti batteri e funghi, mentre il naturale ricambio delle cellule e i movimenti della mandibola favoriscono la progressiva eliminazione del cerume e delle particelle estranee verso l’esterno. Quando questo delicato sistema viene alterato, anche le difese naturali dell’orecchio possono diventare meno efficaci.

Un equilibrio minato: gli studi

È proprio questo delicato equilibrio il tema su cui si stanno concentrando diverse ricerche. In uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Otology & Neurotology, gli studiosi hanno confrontato il microbiota del condotto uditivo di persone che utilizzavano apparecchi acustici da lungo tempo con quello di soggetti che non li indossavano. Analizzando i campioni prelevati dall’orecchio mediante tecniche di sequenziamento genetico, hanno osservato che nei portatori di apparecchi acustici la comunità microbica era meno diversificata e presentava una composizione differente rispetto al gruppo di controllo. In particolare, risultavano ridotte alcune popolazioni di batteri normalmente presenti nel condotto uditivo, mentre altre tendevano a diventare relativamente più abbondanti, un fenomeno noto come disbiosi, cioè un’alterazione dell’equilibrio del microbiota.

Perché è importante? Una comunità microbica ricca e diversificata tende a essere più stabile e svolge un ruolo di difesa, competendo per spazio e nutrienti con i microrganismi potenzialmente patogeni e contribuendo a mantenere l’equilibrio dell’ambiente del condotto uditivo. Quando questa biodiversità si riduce le difese naturali possono indebolirsi e alcuni microrganismi opportunisti possono trovare condizioni più favorevoli per proliferare. Aumenta in questo modo la probabilità che i germi prendano il sopravvento sulla flora residente e inneschino processi infiammatori o infezioni, come l’otite esterna, soprattutto nelle persone predisposte o in presenza di altri fattori di rischio come umidità persistente, piccoli traumi del condotto uditivo o appunto un’igiene inadeguata dei dispositivi.

L’altra ricerca, pubblicata nel 2025, e condotta su giovani utilizzatori di diverse tipologie di cuffie e auricolari, è arrivata a conclusioni in parte simili. Analizzando i tamponi prelevati dal condotto uditivo, gli autori hanno osservato che l’uso frequente di questi dispositivi era associato a una maggiore presenza di batteri e funghi potenzialmente responsabili di infezioni dell’orecchio esterno. Secondo i ricercatori, gli auricolari potrebbero contribuire in due modi: da un lato favorendo un ambiente più caldo e umido, che facilita la crescita dei microrganismi, dall’altro comportandosi come un possibile veicolo di trasferimento di batteri se vengono utilizzati con le mani sporche, appoggiati su superfici contaminate o condivisi con altre persone. Anche in questo caso gli autori invitano però alla prudenza: i risultati descrivono un’associazione e non dimostrano che siano gli auricolari, da soli, a causare le infezioni. Piuttosto, suggeriscono che il rischio possa aumentare quando si combinano più fattori, come l’uso prolungato, il sudore, una scarsa igiene dei dispositivi o piccole lesioni della pelle del condotto uditivo.

La funzione del cerume

I risultati dei due studi si inseriscono in un filone di ricerca sempre più ampio. Una recente revisione della letteratura, pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Molecular Sciences, ha analizzato il ruolo del microbiota del condotto uditivo e del cerume come primi sistemi di difesa dell’orecchio

Gli autori spiegano che il cerume non svolge soltanto una funzione meccanica, trattenendo polvere e particelle estranee, ma contiene sostanze antimicrobiche e contribuisce a mantenere un ambiente leggermente acido, poco favorevole alla crescita di molti batteri e funghi. Secondo la revisione, dispositivi come auricolari e apparecchi acustici, soprattutto se utilizzati per molte ore consecutive o durante l’attività fisica, possono alterare questo equilibrio trattenendo calore e umidità all’interno del condotto uditivo e ostacolando la normale migrazione del cerume verso l’esterno, uno dei principali meccanismi con cui l’orecchio si pulisce naturalmente. Anche in questo caso, per i ricercatori, nessuno di questi fattori è sufficiente da solo a provocare un’infezione, ma la loro combinazione è in grado di aumentare la suscettibilità dell’orecchio agli squilibri e, in alcune persone predisposte, favorire la comparsa di infiammazioni o infezioni.

Perché è importante pulire gli auricolari (e come farlo)

Che cosa significa tutto questo nella pratica? Non certo che gli auricolari vadano evitati. Piuttosto, che meritano la stessa attenzione che riserviamo ad altri oggetti a stretto contatto con il corpo. Pulirli regolarmente aiuta a rimuovere cerume, residui di pelle e microrganismi che possono accumularsi sulla loro superficie, soprattutto se vengono utilizzati ogni giorno o durante l’attività fisica. Per la pulizia è sufficiente un panno morbido e asciutto o, se previsto dalle indicazioni del produttore, un panno leggermente inumidito con alcol isopropilico al 70%, evitando che i liquidi penetrino nelle griglie degli altoparlanti. Se sono presenti gommini in silicone, è consigliabile rimuoverli e lavarli separatamente con acqua e sapone neutro, lasciandoli asciugare completamente prima di rimontarli. La cautela è ancora più importante dopo l’attività sportiva. Il sudore, insieme al calore trattenuto dagli auricolari, può modificare temporaneamente il microambiente del condotto uditivo, rendendolo più umido e quindi più favorevole alla crescita di alcuni microrganismi. Lasciare asciugare completamente auricolari e orecchie prima di riporli o indossarli di nuovo è un accorgimento semplice che aiuta a limitare questo effetto.

Allo stesso tempo, gli esperti ricordano che il cerume non è un “nemico” da eliminare a tutti i costi: rappresenta una parte fondamentale delle difese naturali dell’orecchio e il condotto uditivo, nella maggior parte delle persone, è in grado di pulirsi da solo. Per questo l’uso di cotton fioc o di altri oggetti introdotti nell’orecchio è sconsigliato, perché può alterare questo delicato equilibrio e, paradossalmente, aumentare il rischio di irritazioni o infezioni. 

Quando è fondamentale rivolgersi a un medico

Nella maggior parte dei casi, auricolari ben igienizzati non rappresentano un problema. Se però, dopo il loro utilizzo, compaiono un dolore che tende a peggiorare, prurito persistente, una sensazione di orecchio “ovattato”, una riduzione dell’udito o fastidio quando si tocca o si tira il padiglione auricolare, è il momento di rivolgersi al medico. Questi sintomi possono infatti essere il segnale di un’otite esterna o di un’altra infiammazione del condotto uditivo che richiede una valutazione clinica e, se necessario, un trattamento mirato. In queste situazioni, il fai da te rischia di essere controproducente: continuare a usare gli auricolari o tentare di risolvere il problema introducendo cotton fioc o altri oggetti nel condotto può aggravare l’irritazione, alterare ulteriormente le difese naturali dell’orecchio e favorire la progressione dell’infiammazione.

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