La patrimoniale cambia nome: diventa «millionaire tax». E Appendino sfida Conte

La patrimoniale cambia nome nel tentativo di farsi strada nel programma del campo largo. Diventa «millionaire tax» per la cinquestelle Chiara Appendino e soprattutto una misura con cui «vincere le elezioni», secondo la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti. Alla presentazione del libro “Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri” di Riccardo Staglianò, organizzata oggi 13 luglio alla Camera dal gruppo parlamentare del Pd, si riapre il dossier. Bandiera storica di Avs, la proposta divide il Movimento 5 Stelle e trova sponde tra i dem.
«La tassazione dei grandi patrimoni, dei milionari e dei miliardari è un elemento su cui non ci può essere un tabù in questo Paese», affermava già ad aprile Elly Schlein, salvo poi delimitare il campo poche settimane fa: «non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista», anche se «ne discuteremo». Nella sala Berlinguer timbrano il cartellino le deputate Piccolotti per Alleanza Verdi e Sinistra, Appendino per il Movimento 5 Stelle e la dem Maria Cecilia Guerra, che avverte: «Il Pd ha un motivo molto serio per occuparsi di questo tema», perché «un’imposta o contributo sui milionari va nel senso delle politiche democratiche da sempre orientate a combattere le disuguaglianze».
La sfida di Appendino e i dubbi di Conte
Appendino prova a smontare le obiezioni che circolano a sinistra e tra i vertici del suo partito. A partire dalla «bufala secondo cui con la millionaire tax i ricchi scappino», che sarebbe «smentita dai dati. In Norvegia, dove la patrimoniale esiste, l’ultimo ritocco delle aliquote ha fatto uscire qualche decina di super ricchi, ma ha comunque aumentato il gettito», sostiene. E aggiunge: «Uno studio sulla Scandinavia dice che l’emigrazione dei più ricchi, nel lungo periodo, è al massimo il 2 per cento». Per chi prova comunque a trasferirsi, «c’è l’exit tax: continui a pagare per un certo numero di anni».
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È la risposta alla linea del suo leader. «I super ricchi vanno dove vogliono, sanno come eludere, hanno stuoli di consulenti», aveva obiettato Giuseppe Conte, il 17 giugno, durante i Pride Talks a Roma, convinto che una patrimoniale nazionale rischi di avere controindicazioni. «Finisce che va a colpire il ceto medio», è il timore dell’ex premier. Appendino capovolge l’argomento: «La verità è che ci stanno raccontando una paura sbagliata. Non stanno scappando i ricchi, stanno scappando il ceto medio e i giovani». Scappano, prosegue, «dalle città che costano troppo, dagli ospedali che non curano, da un Paese che chiede sempre a chi ha meno». E dunque «è ora che anche i super Paperoni paghino il conto».
La proposta sostenuta dall’ex sindaca è quella elaborata da Oxfam: un’imposta progressiva sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, esclusa la prima casa, destinata a interessare circa 50 mila persone, lo 0,1% della popolazione. Il gettito stimato sarebbe compreso tra 13 e 16 miliardi di euro all’anno.
La base del M5s spinge per la patrimoniale
Appendino può rivendicare una sponda consistente anche tra la base pentastellata. Dai tavoli territoriali di Nova, il percorso partecipativo avviato dal Movimento 5 Stelle per costruire il programma in vista delle prossime elezioni politiche, è arrivata infatti un’indicazione piuttosto netta a favore della tassazione dei grandi patrimoni. La proposta è stata inserita in 61 dei 107 report elaborati dalle assemblee locali, dunque in oltre la metà dei documenti, raccogliendo consensi in 19 aree geografiche su 20.
Tra le misure concrete emerse dal confronto con la base è quella che ricorre più spesso. Un’indicazione che mette in difficoltà l’inner circle dell’ex premier: la sintesi finale di Nova, attesa per settembre insieme al programma di coalizione, difficilmente potrà ignorare la proposta più sostenuta dalla base.
Avs: «Così vinceremo le elezioni»
A spingere perché la tassa sui milionari entri nel programma comune è soprattutto Alleanza Verdi e Sinistra. «Sono tra coloro che sono convinti seriamente che la patrimoniale ci può far vincere le elezioni», afferma Piccolotti. Anche per la deputata rossoverde l’argomento della fuga dei ricchi è una «favola». «Non esiste alcuno studio scientifico che dimostri che ciò accade quando viene messa una patrimoniale disegnata bene», sostiene.
«Voi ce lo vedete un multimilionario che ha sei, sette, otto milioni di euro di patrimonio a cambiare la residenza, trasferirsi in un altro Paese per non pagare poche migliaia di euro?», domanda. E dunque «smettiamola di chiamarla patrimoniale», le fa eco Angelo Bonelli, che interviene con una nota nel pomeriggio. «Non si tratta di una tassa che colpisce gli italiani, ma di un’imposta progressiva sui grandissimi patrimoni, superiori a 5,4 milioni di euro», sostiene il co-portavoce di Europa Verde. Parlare genericamente di patrimoniale è il modo con cui «la destra prova a spaventare il ceto medio».

