Elly Schlein ha reso il Pd ricchissimo, ora il partito rischia di essere colpito dalla patrimoniale. Utile record nel 2025, anche grazie ai tagli del personale

Elly Schlein ha pubblicato a giugno il migliore bilancio della storia del Partito Democratico, che nel 2025 ha raggiunto un utile record di 3.624.321 euro «dopo aver effettuato ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti per un importo di Euro 1.202.524». Nessuno dalla fondazione del Pd ha ottenuto un guadagno (nei bilanci dei partiti si chiama «avanzo di amministrazione») così alto. Un risultato ottenuto sia con l’aumento delle entrate (la maggiore parte sono pubbliche dal 2 per mille Irpef) che con una discreta sforbiciata delle spese, anche quelle di personale secondo la regola seguita da tutti i top manager.
Il Pd oggi è così ricco da rischiare di essere colpito da una patrimoniale
Complessivamente il Pd ha incassato nel 2025 13,658 milioni di euro. Il partito lasciato in eredità alla Schlein da Enrico Letta a inizio 2023 aveva entrate per 12,190 milioni di euro. L’aumento è stato di 1,468 milioni di euro. Nel 2022 per altro il bilancio del Pd si era chiuso con un avanzo di amministrazione (l’utile) di 572 mila euro. La Schlein ha migliorato quel risultato di 3,052 milioni di euro, con una crescita del 533%. Certo ora con tanta ricchezza il Pd ha un rischio: potrebbe essere colpito dalla patrimoniale invocata da gran parte del Campo largo. In ogni caso il grande miglioramento è tutto dovuto al 2 per mille Irpef, il sistema di finanziamento pubblico dei partiti in Italia che si basa sulle scelte dei contribuenti che indicano se e a chi dare quella quota delle proprie tasse al partito invece che all’erario. Nel 2022 il Pd incassava dal due per mille 7,346 milioni di euro, nel 2025 invece ha incamerato 10,57 milioni di euro. Cadute verticalmente invece le contribuzioni dei parlamentari, che nel 2022 sono ammontate a 3,59 milioni di euro e nel 2025 si sono fermate a 2,138 milioni di euro. C’è stato anche un taglio dei parlamentari parziale durante il 2022 che ha operato sull’intero 2025, ma non spiega tutto: gli eletti del Pd attuale hanno il braccino corto. Erano in 130 nella scorsa legislatura, ora sono 106 (-18%). I loro versamenti però sono scesi del 40,44%.

Caccia agli eletti che non pagano, Chiara Braga la più generosa
Il tesoriere del Pd, Michele Fina, ha ben presente quel braccino corto, visto che tenta ogni tanto le maniere forti, sia pure con risultato modesto. Così in nota integrativa segnala che «la voce dei “crediti verso parlamentari” si è ridotta di Euro 47.514 rispetto all’anno precedente in quanto è proseguita l’azione di recupero delle somme dovute dagli eletti». Poi però Fina ha aumentato di 75.680 euro il fondo svalutazione crediti spiegando che la scelta si riferisce «alla svalutazione prudenziale dei crediti esistenti nei confronti degli eletti al 31/12/2025 e non ancora incassati alla data di redazione del presente rendiconto. L’ammontare della svalutazione è stato determinato valutando la recuperabilità di tali crediti, considerando anche il parere del consulente legale del partito». In media gli eletti in Parlamento versano 18mila euro l’anno (lo fanno fra gli altri Dario Franceschini, Piero Fassino, Laura Boldrini e Francesco Boccia). La Schlein si tassa un pizzico di più: 20 mila euro. Marco Furfaro e Giuseppe Provenzano hanno versato 21 mila euro. Il record di generosità è di Chiara Gribaudo: 33 mila euro. I parlamentari europei versano assai meno: Giorgio Gori gira al partito 14 mila euro; Lucia Annunziata 12.500 euro; Nicola Zingaretti 11 mila; Matteo Ricci 8 mila euro; Pina Picierno versava 7 mila euro; Brando Benifei 6 mila euro; l’ex virologo Andrea Crisanti si è fermato a 5 mila euro.

Elly mani di forbice ha ridotto 28 dipendenti su 119
Per ottenere l’ottimo risultato di bilancio la Schlein ha anche sfoltito il personale dipendente del Pd. Nella nota integrativa si segnala che «il fondo Incentivi all’esodo pari al 31/12/2025 a 99.490 euro, nel corso dell’esercizio si è ridotto di 700.575 euro a seguito della risoluzione consensuale di n. 9 rapporti di lavoro dipendenti, che hanno previsto l’erogazione di incentivi all’esodo. Nel corso del 2026 già risultano utilizzi del Fondo e il Partito è disposto a effettuare ulteriori accantonamenti per favorire la fuoriuscita dei dipendenti e la riduzione dell’organico. La riduzione del Fondo TFR rispetto al saldo esistente al 31/12/2024 è legata alla risoluzione di n. 14 rapporti di lavoro avvenuta nel corso del 2025». Al 31 dicembre 2025 «l’organico del personale dipendente è costituito da n. 91 lavoratori subordinati e da n. 8 collaboratori». Prima della Schlein, al 31 dicembre 2022, c’erano 119 lavoratori subordinati (28 in più) e 3 collaboratori (5 in meno). La scure ha colpito anche i giornalisti: erano 18, sono scesi a 16. Con un pizzico di furbizia la Schlein ha scaricato corsi del personale anche su altri, soprattutto sulla pubblica amministrazione: nel partito che lei ha ereditato c’erano 17 dipendenti in aspettativa non retribuita. Al 31 dicembre scorso erano invece in 23 (+ 35,29%).

