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L’ex ministro degli Esteri di Orbán va a lavorare per il colosso dell’auto cinese BYD: bufera in Ungheria

15 Luglio 2026 - 18:30 Simone Disegni
Péter Szijjártó ha annunciato le dimissioni dal Parlamento per andare a fare il dirigente di BYD. L'attacco del neo-premier Péter Magyar
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C’è sempre un domani. Anche per i leader sovranisti caduti nella polvere. Dopo la batosta delle elezioni di aprile, l’ex ministro degli Esteri di Viktor Orbán, Péter Szijjártó, ha rassegnato le dimissioni dal Parlamento ungherese. Non per ritirarsi a vita privata – Szijjártó ha 47 anni – ma per intraprendere una nuova avventura professionale. Andrà a lavorare per BYD, il colosso cinese delle auto elettriche. Lo ha annunciato lui stesso sui social. «Ho ricevuto un’offerta di grande prestigio da un’impresa leader a livello mondiale», ha scritto l’ex fedelissimo di Orbàn su Facebook. «BYD è una delle più grandi storie di successo nel settore automobilistico degli ultimi vent’anni ed è anche il produttore leader a livello mondiale di veicoli a energia alternativa. Da oggi inizierò a lavorare come responsabile del gruppo per le relazioni esterne e lo sviluppo di nuove linee di business». Un balzo dall’attività politica a quella d’impresa che accomuna Szijjártó a molti ex premier o ministri europei, ma che ha già scatenato un polverone politico in Ungheria e oltre.

Péter Szijjártó, i veti Ue e il filo diretto col Cremlino

Uomo di Fidesz, vicinissimo a Viktor Orbán, Szijjártó lo ha rappresentato in Europa e nel mondo come ministro degli Esteri per ben dodici anni, dal 2014 sino alla primavera scorsa. È stato lui dunque a concretizzare giorno per giorno la diplomazia della “spina nel fianco” dell’Ue che Orbán ha teorizzato e condotto con astuzia. Sfruttando il diritto di veto di cui gode ogni Paese membro in politica estera, come noto, dopo l’invasione dell’Ucraina l’Ungheria ha bloccato tutte le principali iniziative punitive verso la Russia o di “eccessivo” sostegno a Kiev, per lo meno sino al momento di ottenere nei conciliaboli con Bruxelles qualcosa di concreto per il suo Paese. In cambio Orbàn si è così attirato le ire dei leader Ue, procedure d’infrazione e fondi congelati per decine di miliardi. Ma a far esplodere lo scandalo a marzo, proprio poche settimane prima delle elezioni, sono state le rivelazioni di un’inchiesta internazionale su Szijjarto: s’è scoperto che il ministro degli Esteri di Orbán telefonava regolarmente al suo omologo russo Sergej Lavrov o ai suoi collaboratori per aggiornarlo sulle iniziative diplomatiche europee, anche prima e dopo le riunioni dei ministri Ue. Lui si è fatto beffe dell’inchiesta di VSquare e TheInsider, confermando quel filo diretto, ma negando di aver mai passato a Mosca informazioni sensibili. Ora il suo nuovo incarico mette in luce i suoi rapporti privilegiati con un’altra potenza mondiale “problematica” per l’Ue, la Cina.

Il rapporto di BYD con l’Ungheria

«Prosegue a ritmo accelerato la completa disintegrazione dell’ex partito di Stato Fidesz. L’ex ministro degli Esteri Péter Szijjártó oggi ha annunciato ufficialmente che lascerà la politica e diventerà dirigente di una società cinese che in precedenza aveva fatto pressioni per avere ingenti sovvenzioni statali ungheresi. Rispetto a prima, l’unica differenza è che d’ora in poi, per lo stesso “lavoro” non sarà pagato dal popolo ungherese, ma dal suo effettivo datore di lavoro», è il commento abrasivo del nuovo premier ungherese Péter Magyar. Negli anni al governo in effetti Szijjártó si era speso in prima persona per attrarre investimenti cinesi in Ungheria, e per assicurare in questo quadro corposi sussidi a BYD, l’azienda cinese diventata leader mondiale nella produzione di auto elettriche. Nel 2023 Szijjártó annunciò l’apertura della prima fabbrica europea di BYD in Ungheria, via che permette all’azienda di sfuggire alle tariffe Ue sull’import di auto elettriche cinesi. E lo scorso anno il colosso di Shenzhen ha annunciato che a Budapest aprirà entro la fine di quest’anno anche il suo quartier generale europeo. Un grande salto di carriera per Szijjártó, spostandosi solo di qualche centinaio di metri.

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