La televisione ungherese sospende le trasmissioni: «I media non possono mentire. Ci scusiamo per averlo fatto per anni»

Martedì 6 luglio chi accendeva la televisione sul canale M1, si trovava uno schermo nero accompagnato da un messaggio: «I media non possono mentire. Ci scusiamo per averlo fatto per così tanti anni». Il messaggio poi spiega che i media pubblici saranno «rinnovati» con l’obiettivo di «renderli indipendenti e credibili in futuro». Anche la radio statale Kossuth avrebbe interrotto le trasmissioni informative, secondo quanto dichiarato dal primo ministro Péter Magyar. Il gesto arriva dopo la vittoria elettorale del suo partito, che ad aprile ha posto fine a 16 anni di governo di Fidesz, il partito guidato da Viktor Orbán, aprendo una nuova fase politica in Ungheria.
Hungarian state television M1 and Kossuth Radio are officially out of Fidesz's hands – and with that, Orban's propaganda is no longer broadcasted.
— Wandy🇭🇺🇪🇺 (@Noirsoldat_) July 7, 2026
While its under transformation, an apology message is shown. pic.twitter.com/JjSASnrXry
La promessa di cambiare il sistema costruito sotto Orbán
La decisione arriva dopo la vittoria elettorale del partito di Magyar, che ad aprile ha posto fine a 16 anni di governo del partito Fidesz guidato da Viktor Orbán. Tra i primi interventi del nuovo esecutivo c’è proprio la revisione dei media pubblici e dei loro finanziamenti. Magyar ha accusato il precedente governo di aver utilizzato le strutture statali di informazione come strumenti di propaganda politica e ha promesso di creare un servizio pubblico «veramente equilibrato e obiettivo». Lo stesso primo ministro ha scritto su X che si tratta di «un giorno storico, poiché la trasmissione della propaganda è terminata sui media pubblici».
L’eredità dell’era Orbán
Durante il lungo mandato di Viktor Orbán, il panorama mediatico ungherese è stato profondamente trasformato grazie a leggi, concentrazioni proprietarie e acquisizioni da parte di imprenditori vicini al governo. Secondo Reporters Without Borders, l’Ungheria ha registrato un forte peggioramento nella libertà di stampa negli ultimi anni, scendendo nel 2026 al 74° posto dell’indice mondiale rispetto al 23° posto del 2010. Da parte sua, il governo Orbán ha sempre respinto le accuse di controllo politico sui media, sostenendo di rispettare gli standard dell’Unione europea sulla libertà di stampa.
Gli analisti avvertono però che trasformare i media pubblici in un sistema realmente indipendente sarà una sfida complessa. La ricostruzione della fiducia dei cittadini richiederà non solo cambiamenti nella gestione delle emittenti, ma anche nuove garanzie sull’autonomia editoriale e sui meccanismi di finanziamento.

