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Sigfrido Ranucci, l’attentato e le accuse al governo Meloni e ai servizi segreti

16 Luglio 2026 - 07:08 Alessandro D’Amato
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La deposizione in Commissione Antimafia del conduttore di Report dopo la bomba. E le accuse ai giornalisti
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Sigfrido Ranucci ha accusato il governo Meloni, l’intelligence e Il Giornale per l’attentato a casa sua a Campo Ascolano. Lo ha fatto nella deposizione che il conduttore di Report ha reso davanti alla Commissione Antimafia il 4 novembre 2025. Ovvero 20 giorni dopo la bomba. Una deposizione poi secretata e consegnata dalla presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo al Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.

Sigfrido Ranucci e le accuse al governo Meloni

Il racconto di Ranucci, scrive oggi Il Giornale, ha orientato le indagini del pubblico ministero Carlo Villani. In particolare nei confronti del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni. Oltre al quotidiano degli Angelucci e a una presunta soffiata sull’ora di rientro a casa. «Vengo a sapere che Fazzolari si era preoccupato molto di un servizio di Report che riguardava la figura del papà di Meloni, come trasportatore di sostanze stupefacenti del clan Senese. Ha messo in piedi tutta una serie di attività per capire chi mi avesse fornito queste informazioni sul genitore della presidente del Consiglio. Il sospetto inizialmente era caduto su mio fratello, che lavorava in commissione Antimafia», dice Ranucci.

L’intelligence e Il Giornale

Poi la frase: «Credo che l’allontanamento di mio fratello dalla commissione sia dovuto a questo sospetto». Ranucci tira in ballo i Servizi segreti: «Il sospetto di Palazzo Chigi è andato poi su un agente dei servizi segreti, il generale Mario Parente (direttore dell’Aisi dal 2016 al 2024), che potesse aver fornito le informazioni a Report». E ancora: «Vengo a sapere che Fazzolari aveva presentato un dossier al centro del quale c’erano audio e video che mi erano stati registrati di nascosto ai tempi dell’inchiesta su Tosi».

E ancora: «L’altra cosa singolare che avviene in quel periodo, che oltre a queste attività, vengono pubblicati dal Giornale, che fa riferimento agli Angelucci, una serie di articoli a firma di Luca Fazzo, giornalista che era stato allontanato da Repubblica per i suoi rapporti con i servizi segreti, nei quali si adombra il sospetto del ruolo di mio fratello alla Striano».

Luca Fazzo

Ranucci ricorda che Fazzo lavorava a Repubblica insieme a Claudia Fusani quando venne licenziato per aver inviato un articolo del quotidiano agli allora vertici dei servizi segreti. Poi c’è il riferimento a Pasquale Striano, l’ufficiale della Guardia di Finanza che forniva informazioni segrete ai giornalisti accedendo alle banche dati del Viminale. «Questi articoli vengono pubblicati, guarda caso, a ridosso della decisione del Cda della Rai sui palinsesti Rai e sulle repliche di Report, che saranno tagliate». Poi c’è il dettaglio del rientro a casa: «Ho detto all’ultimo, alla scorta, con un sms, quando sarei rientrato a casa». Solo gli uomini della scorta sapevano del rientro a casa alle 21.

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