Trump frena sul nucleare all’Arabia Saudita: «Ok solo se riconosce Israele». Esulta Netanyahu

L’Arabia Saudita potrà sviluppare un programma nucleare, ma soltanto per uso civile e a condizione che riconosca lo Stato di Israele. Lo ha precisato Donald Trump, intervenendo per la prima volta sull’accordo energetico annunciato mercoledì da Washington con Riad. «L’accordo sul nucleare civile (non ci sarà alcun arricchimento del materiale!) tra Usa e Arabia Saudita sarà approvato, ma sarà del tutto vincolato all’adesione dell’Arabia Saudita ai prestigiosi Accordi di Abramo», ha scritto il presidente Usa sul suo social Truth. Lanciati da Trump nel suo primo mandato, gli Accordi di Abramo sono una serie di trattati con cui alcuni Paesi arabi – Emirati Arabi, Bahrein, poi anche Sudan e Marocco – hanno accettato di normalizzare le loro relazioni con Israele, in cambio di investimenti economici. Trump sembra correggere così il tiro rispetto all’annuncio iniziale Usa, che pareva «regalare» a Riad l’assistenza Usa (a suon di miliardi) per avviare un programma nucleare. Secondo il giornalista Barak Ravid, però, non è affatto detto che Riad accetterà, considerato che l’accordo «è già stato firmato».

La tentazione saudita e la strage di Hamas
Il vincolo tra assistenza energetica e riconoscimento di Israele era la condizione posta in passato dagli Usa già sotto Joe Biden. Una complicazione del quadro, perché ufficialmente l’Arabia Saudita a sua volta ha sempre legato la possibile adesione agli Accordi di Abramo alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Nel 2023 però Riad pareva starsi sempre più convincendo di compiere quel passo storico – anche in «attesa» della nascita di uno Stato palestinese – e secondo molti osservatori e gli stessi registi di quell’operazione fu anche per questo che la leadership di Hamas decise di lanciare il pogrom del 7 ottobre, con l’obiettivo di provocare Israele in guerra e far saltare ogni accordo diplomatico. Obiettivo raggiunto, al prezzo di una guerra devastante a Gaza e di un Medio Oriente sconquassato. Ma proprio per via di questo nuovo quadro regionale «impazzito», con l’Iran che ha ripreso a colpire quotidianamente i Paesi del Golfo, ora l’Arabia Saudita ha ripreso a manifestare un interesse sempre più intenso per la tecnologia nucleare. E molti temono che lo sviluppo del programma ad uso civile possa essere il primo passo per quello militare. Un paradosso flagrante mentre è in corso una guerra per impedire a un altro Paese della regione, l’Iran, di conseguire lo stesso obiettivo, e un serio rischio di innescare una corsa alle armi nucleari in tutto il Medio Oriente e oltre, secondo molti esperti.
L’intesa Usa-Arabia Saudita e il nodo dell’arricchimento dell’uranio
Mercoledì il segretario Usa all’Energia Chris Wright e quello saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, hanno annunciato la firma di un «accordo di cooperazione nucleare pacifica», supportato da un «accordo bilaterale sulle salvaguardie». L’accordo non è stato reso pubblico, ma gli Usa hanno fatto filtrare una serie di dettagli. L’intesa da decine di miliardi di dollari prevedrebbe che aziende americane investano per i prossimi 30 anni in Arabia Saudita per sviluppare le infrastrutture e tecnologie necessarie allo sviluppo di un programma nucleare. Dopo uno «studio congiunto» di due anni, si staglierebbe all’orizzonte la possibilità di costruire nel Paese del Golfo un impianto di arricchimento dell’uranio. L’Amministrazione Usa s’è affrettata a chiarire che sarebbero gli americani a costruirlo e a tenere le mani sulla tecnologia. Ma quella prospettiva ha fatto drizzare le orecchie agli israeliani e ad altri interlocutori della regione, che temono nel medio periodo che l’Arabia Saudita possa dotarsi di un’arma nucleare. Obiettivo di cui Mohammed bin Salman ha parlato d’altronde apertamente, specialmente nel caso allo sviluppo della bomba dovesse arrivare l’Iran.
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Netanyahu coglie l’assist: «Rilanciamo gli Accordi di Abramo»
Alla Casa Bianca deve essere arrivata rapidamente l’eco delle «perplessità» di Israele e non solo, e così meno di 24 ore dopo arriva la sterzata di Trump. Rapido a cogliere l’occasione Benjamin Netanyahu, che nel silenzio sul possibile programma nucleare saudita accoglie invece con entusiasmo il rilancio di Trump sull’adesione dell’Arabia agli Accordi di Abramo. «L’azione militare congiunta americano-israeliana contro il regime genocida di Teheran e le mazzate assestate da Israele all’asse del terrore dell’Iran hanno creato la possibilità di espandere il circolo della pace», scrive in una nota il premier israeliano. «Come ha detto Trump, l’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo sarebbe un balzo storico in avanti per la pace in Medio Oriente. Pace attraverso la Forza», declama Netanyahu, riecheggiando concetti e slogan cari a Trump e provando così a ricucire un rapporto fattosi nelle ultime settimane molto complicato.

