Vicenza, finisce in carcere l’artefice del falso anfiteatro romano: faceva pagare 40 euro per visitarlo

Era stato smascherato dieci anni fa e condannato in via definitiva nel 2021, ma soltanto ora Franco Malosso è finito in carcere per il falso anfiteatro romano costruito sulle colline di Arcugnano, in provincia di Vicenza. Il 69enne, che faceva pagare fino a 40 euro per visitare una scenografia moderna spacciata per un sito archeologico, dovrà scontare due anni e quattro mesi per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte.
Per anni l’Anfiteatro Berico di Arcugnano, alle porte di Vicenza, è infatti stato presentato come un eccezionale sito archeologico con reperti risalenti al Neolitico e alle epoche greca e romana. In realtà era una costruzione contemporanea, realizzata senza autorizzazioni su un’area di circa cinquemila metri quadrati. Il suo ideatore, il 69enne Franco Malosso, conosciuto anche come Franco Malosso “Von Rosenfranz”, è ora nel carcere di Ventimiglia, come si legge sul Corriere del Veneto.
Le visite da 40 euro e le storie su Cesare e Cleopatra
Quello che veniva chiamato Anfiteatro Marittimo Berico era diventato un’attrazione aperta a visite ed eventi. Per entrare si dovevano pagare fino a 40 euro. Su Tripadvisor il sito ha otto recensioni con 5 stelline, e le informazioni indicano che per visitarlo era necessario prenotare telefonicamente. Sempre sul sito campeggia adesso una informazione in più: «Questa struttura è stata segnalata come chiusa definitivamente».
Ti potrebbe interessare
- Tentata truffa al Tribunale di Milano: così un funzionario voleva girare 1 milione di euro alla ‘ndrangheta
- Napoli, scoperta finta università che vendeva lauree a 1.500 euro. C’è anche un titolo (falso) a Pippo Franco
- «Mi hanno svuotato il conto fingendo di essere la banca»: il caso della cliente Mediobanca Premier tenuta cinque ore al telefono da un finto operatore
Prima della chiusura, il sito veniva pubblicizzato come una scoperta straordinaria e attorno alle sue presunte origini era stata costruita una narrazione nella quale comparivano Giulio Cesare, Cleopatra, i Templari e persino Giulietta Capuleti. Secondo Euronews, Malosso sosteneva che la struttura fosse stata realizzata nel 393 d.C.. Inoltre, raccontava di avere riportato alla luce il complesso con l’aiuto di archeologi legati all’Unesco, una ricostruzione per la quale non è mai emersa alcuna conferma.
Nonostante il nome, la struttura non era neppure un vero anfiteatro: aveva una pianta semicircolare simile a quella dei teatri romani, mentre gli anfiteatri antichi avevano generalmente forma ellittica. I gradoni erano stati realizzati sovrapponendo e stuccando blocchi moderni, poi trattati per farli apparire consumati dal tempo. Le colonne erano di cemento, le statue di gesso e il bacino d’acqua sotto le gradinate era stato scavato di recente.
Il falso sito in una guida turistica
La messinscena era riuscita a ottenere una certa credibilità anche fuori dal circuito gestito da Malosso. Nel 2016 il presunto sito archeologico era infatti finito in una guida realizzata dal consorzio di promozione turistica “Vicenza è”, che è stata successivamente ritirata.
Sempre nel 2016, dopo una segnalazione del Comune di Arcugnano, erano poi intervenuti i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Venezia insieme alla polizia locale e alla Soprintendenza. Gli accertamenti avevano escluso la presenza di qualsiasi reperto antico e avevano stabilito che la collina era stata modificata per ospitare opere costruite senza le autorizzazioni urbanistiche e paesaggistiche. Nell’ottobre dello stesso anno la Procura di Vicenza aveva poi disposto il sequestro dell’area.
La decisione della Cassazione
La difesa aveva sostenuto, tra le altre cose, che il falso fosse tanto grossolano da non poter ingannare nessuno. Una tesi respinta dalla Cassazione, che ha confermato le precedenti decisioni. Il tribunale ha inoltre ordinato a Malosso di risarcire il Comune, demolire le costruzioni abusive e ripristinare la collina. Il cosiddetto Anfiteatro Berico è però ancora in piedi e resta da stabilire quando l’ordine di demolizione verrà eseguito.

