Il vaccino per l’Ebola di Bundibugyo al via

Il primo volontario ha ricevuto un nuovo vaccino sperimentale contro il virus Ebola di Bundibugyo. Appena 68 giorni dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato l’attuale epidemia nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. A meterlo a punto è stata Hilleman Laboratories, una joint venture con sede a Singapore tra Merck e l’organizzazione benefica globale Wellcome.
Il vaccino per l’Ebola di Bundibugyo
L’iniziativa è supportata da un finanziamento fino a 8,5 milioni di dollari da parte della partnership globale Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI). Teresa Lambe, responsabile dell’immunologia dei vaccini dell’Università di Oxford e coordinatrice scientifica dello studio clinico di fase I, in un’intervista pubblicata da Nature ha spiegato come funziona l’immunizzazione. Il candidato vaccinale, denominato ChAdOx1, utilizza la stessa piattaforma adenovirale impiegata per il vaccino Oxford-AstraZeneca contro il Covid-19. Ed è progettato per indurre una risposta immunitaria contro il virus Ebola della specie Bundibugyo.
L’epidemia in Congo
«Con i casi di virus Bundibugyo in aumento a una velocità preoccupante, l’epidemia si sta rapidamente trasformando in una crisi umanitaria», ha detto all’agenzia di stampa Reuters Richard Hatchett, amministratore delegato di Cepi. «Attualmente non esiste un vaccino approvato contro il virus, quindi stiamo accelerando la sperimentazione dei potenziali vaccini», ha aggiunto. Al 29 luglio l’epidemia nella parte orientale del Congo aveva contagiato 3.360 persone e causato 1.487 decessi. Non esistono trattamenti approvati per l’Ebola Bundibugyo. Il Cepi si è inoltre impegnato a investire fino a 50 milioni di dollari nello sviluppo di un vaccino contro l’Ebola Bundibugyo in collaborazione con Moderna.
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La sperimentazione
La collaborazione tra Merck e Wellcome promuoverà la produzione di un vaccino monodose sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato a maggio come il candidato più promettente. L’obiettivo della sperimentazione è valutare innanzitutto la sicurezza del vaccino e la capacità di indurre una risposta immunitaria in circa cinquanta volontari sani tra i 18 e i 55 anni nel Regno Unito. Se i risultati saranno positivi, il programma proseguirà con studi in Uganda. E successivamente con sperimentazioni di fase II e III direttamente in contesti epidemici entro l’autunno o l’inverno di quest’anno.
La rapidità
Secondo Lambe la rapidità con cui il vaccino è arrivato alla sperimentazione clinica è stata possibile grazie a un lavoro preparatorio durato anni. «Lavoriamo da molto tempo sui vaccini contro Ebola. Alcuni membri del gruppo erano già coinvolti durante l’epidemia del 2013 e avevamo già nel congelatore la sequenza genetica necessaria per produrre rapidamente un vaccino specifico contro il virus Bundibugyo», spiega ancora a Reuters la ricercatrice. Il gruppo di Oxford ha inoltre sviluppato contemporaneamente tutte le fasi necessarie, evitando il tradizionale approccio sequenziale.
Le dosi
Gli studi preclinici, la produzione del vaccino, la preparazione del protocollo clinico e il confronto con le autorità regolatorie sono stati condotti in parallelo. Per la produzione delle dosi il team ha collaborato con il Clinical Biomanufacturing Facility dell’Università di Oxford e con il Serum Institute of India, già protagonista della produzione su larga scala del vaccino anti-Covid sviluppato dalla stessa università’. Finora sono già stato prodotto circa 620 mila dosi.

