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«Hamas accetta di deporre le armi»: svolta a Gaza dopo 20 anni? Le trattative al Cairo e i dubbi in Israele

30 Luglio 2026 - 15:32 Simone Disegni
Hamas armi
Hamas armi
Secondo i media israeliani l'accordo sarebbe a un passo. L'analista Nimrod Goren a Open: «Occhio alle trappole»
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A 10 mesi dalla firma del cessate il fuoco a Gaza, Hamas sarebbe sul punto di impegnarsi a consegnare le armi, passo fondamentale per consentire il passaggio del controllo della Striscia a un altro governo dopo vent’anni. A riportare la notizia sono, con sfumature diverse, diversi media israeliani. Secondo alcuni report l’accordo sarebbe fatto, e sarebbe in preparazione un annuncio ufficiale. Fonti palestinesi a conoscenza dei negoziati confermano a Open che la svolta è vicina. Il fattore game-changer, spiegano da Ramallah, sarebbe stata la decisione di Benjamin Netanyahu, fatta approvare subito prima di partire per gli Usa dal gabinetto di sicurezza israeliano, di consentire l’ingresso a Gaza della forza multinazionale di sicurezza chiamata ad assumerne il controllo militare, a fianco a quello civile del Comitato tecnocratico palestinese guidato da Ali Shaath. 200 soldati da “Paesi amici”, come Uganda e Marocco, per il momento. Ma tanto è bastato a Donald Trump per accogliere con un po’ più di serenità Netanyahu martedì alla Casa Bianca, e ad Egitto, Turchia e Qatar per tornare ad alzare la pressione su Hamas perché acconsenta a sua volta a una delle condizioni chiave dell’intesa siglata ad ottobre.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu col presidente Usa Donald Trump alla Casa Bianca – Washington, 28 luglio 2026 (Ansa/ Ufficio stampa Netanyahu)

Le pressioni del Board di Pace di Trump per l’accordo

A sottolineare il significato di quel voto israeliano era stato nei giorni scorsi il Board of Peace fondato da Trump, che aveva parlato di uno «sviluppo molto importante nel processo per raggiungere pace, prosperità e sviluppo a Gaza» e anticipato che sarebbero seguite presto «azioni concrete per introdurre un nuovo modello di governance, sicurezza ed opportunità economica». Un modo per tenere alta la pressione diplomatica tanto su Israele quanto su Hamas, entrambi fortemente tentati di approfittare del calo di attenzione internazionale per mantenere invece la situazione a Gaza nel limbo politico-militare, rimpallandosi le responsabilità. Secondo diversi media israeliani invece nei nuovi colloqui in corso al Cairo Hamas avrebbe fatto importanti passi avanti. Fonti israeliane dicono a Ynet che la milizia islamista «sembra aver accettato il disarmo completo», come passo verso la cessione del potere a Gaza. Si starebbe discutendo addirittura di una possibile cerimonia di firma della solenne dichiarazione di Hamas in Egitto nei prossimi giorni.

Disarmo di Hamas e ritiro di Israele, l’intesa possibile e i dubbi

Secondo il giornalista israeliano Amit Segal, l’accordo in vista ruoterebbe attorno a quattro punti cardine. 1) Hamas si impegnerebbe a consegnare tutte le armi – pesanti e leggere – così come ai tunnel e alle scorte; 2) Le armi verrebbero portate «nelle prossime settimane» in depositi controllati dalle forze multinazionali; 3) Hamas s’impegnerebbe a mettere fine ad ogni attività o reclutamento militare; 4) Israele non si ritirerebbe dalla linea gialla finché il processo di disarmo non è completo. Messa così sarebbe una vittoria diplomatica pressoché totale per Israele. Ragion per cui c’è chi dubita che Hamas acconsentirà davvero a un piano del genere. «Spesso Hamas lascia trapelare concessioni del genere per premere per l’ulteriore ritiro israeliano, che l’attuale coalizione di governo a Gerusalemme, sotto elezioni, è molto difficile accetti», invita alla prudenza a Open l’analista Nimrod Goren. E così si tornerebbe alla casella di partenza, con il solito scaricabarile sulla responsabilità. Certo è possibile ed auspicabile che questa volta le cose si muovano verso impegni reali, ma anche in quel caso resterebbe da verificare poi l’effettiva implementazione degli accordi, nota ancora Goren.

Armi, infrastrutture e funzionari, così Hamas punta i piedi

Secondo Haaretz in effetti l’accordo tra Hamas e i mediatori regionali non sarebbe ancora chiuso perché resterebbe in realtà ancora da chiarire a quali categorie di armi la milizia rinuncerà e in che modo verrebbe condotta nella pratica la riconsegna. Di fatto Hamas starebbe negoziando la sua sopravvivenza sotto mentite spoglie nel nuovo quadro di governo di Gaza. La milizia vorrebbe mantenere almeno quelle che considera infrastrutture civili o «a doppio uso» (tunnel compresi?), e vorrebbe avere garanzie che migliaia di suoi “funzionari” possano riciclarsi nella nuova struttura amministrativa che dovrebbe prendere le redini del governo della Striscia, sotto l’egida per lo meno in una prima fase del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza guidato da Shaath. Fonti israeliane confermano che l’accordo non è ancora finalizzato, e non sarà accettabile finché non sarà «dettagliato ed applicabile». I relativi conciliaboli proseguono al Cairo, ma anche ad Ankara dove oggi il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha ricevuto il nuovo capo dell’ufficio politico di Hamas Khalil al-Hayya.

In copertina: Miliziani delle Brigate Al-Qassam, l’ala militare di Hamas – Deir al-Balah, Striscia di Gaza, 4 febbraio 2025 (Ansa/Epa – Mohammed Saber)

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