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«Non andrò a vedere lo show di Amanda Knox, ma la petizione non la firmo: è libera», parla a Open Raffaele Sollecito

10 Agosto 2026 - 12:57 Cecilia Dardana
raffaele sollecito amanda knox
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Il debutto di "Cartwheel" all'Edinburgh Fringe Festival scatena la bufera. L'ex fidanzato a Open prende le distanze dallo show: «Perplesso dall'uso di una tragedia, ma ognuno supera i traumi a suo modo»
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«La petizione non la firmerò perché critico l’approccio, ma lei è libera di fare quello che vuole nel rispetto delle regole». Raffaele Sollecito spiega così a Open perché ha deciso di non firmare la petizione online, che ha già superato le 40 mila firme, per chiedere la cancellazione di Cartwheel, lo spettacolo comico sul delitto di Perugia, con cui Amanda Knox ha debuttato all’Edinburgh Fringe Festival scatenando l’indignazione della famiglia Kercher. Nonostante ne abbia la piena possibilità, Sollecito chiarisce che non andrà a vedere lo spettacolo: «Ho la possibilità, ma ho altri impegni ora», risponde secco. Nessuna intenzione, quindi, di assistere alla stand-up comedy dell’ex fidanzata, ma nemmeno di ostacolarla: pur prendendo le distanze dal progetto, rivendica il diritto di Knox di muoversi in autonomia.

«Perplesso che una tragedia diventi un richiamo comico»

Il fulcro della posizione di Raffaele Sollecito sta nella diversa gestione del peso del passato. «Io sto cercando di elaborare e superare ciò che è accaduto in un modo diverso. Non credo che esista una ricetta giusta o sbagliata per affrontare un trauma: ognuno trova il proprio percorso», spiega. Nel merito dell’opera, ribadisce la propria perplessità per la scelta del format: «Non avendo visto lo spettacolo comico non posso esprimere un giudizio sul suo contenuto. Posso però dire che, per come è stato presentato e promosso, mi lascia perplesso che una tragedia venga utilizzata come elemento di richiamo per uno spettacolo comico. Personalmente non è un approccio che condivido». Sulle ragioni del tutto esaurito registrato dalle 11 serate in programma, Sollecito chiama in causa anche l’attenzione dei media: «Non me lo spiego, ma sicuramente gli state facendo voi giornalisti pubblicità ed io con voi».

«Non ci siamo sentiti»

I due non si sono sentiti alla vigilia del debutto: «No», conferma Sollecito alla domanda se l’abbia contattata. Tuttavia, la scelta di Amanda Knox di portare sul palco la propria vicenda giudiziaria non lo sorprende: «Ma lei fa questo nella sua vita: denuncia l’ingiustizia subita con contenuti e progetti di vario genere e magari cerca anche di aiutare altri finiti in situazioni simili». Non è la prima volta che Knox torna a parlare dell’omicidio di Meredith Kercher e della sua lunga storia giudiziaria: lo aveva già fatto con un libro e con una serie tv, oltre a cantare in una band con un nome inequivocabile.

Lo scontro con la famiglia Kercher

La presenza di Knox nel cartellone del festival scozzese ha riaperto ferite mai rimarginate. La famiglia di Meredith Kercher ha espresso profonda contrarietà, con la sorella Stephanie che ha criticato la mancanza di «empatia» augurandosi che Amanda si «allontani» dal nome della vittima. Dal canto suo, Amanda Knox ha difeso la natura del suo lavoro spiegando che lo show «rende omaggio alla memoria di Meredith Kercher e denuncia la violenza subita da lei e da me», rispedendo al mittente le accuse di trivializzazione: «Ho sempre ricevuto critiche e resistenze, qualunque cosa io abbia fatto. Quello che posso dire è che non ho mai visto il tipo di controllo e critiche rivolte a un uomo accusato ingiustamente».

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