In Italia anche le bandanti sono sempre più anziane (e introvabili)

L’Italia è un Paese sempre più anziano, ma mentre aumenta il numero delle persone che hanno bisogno di assistenza, diminuiscono quelle disponibili a lavorare come badanti. L’aumento della speranza di vita e un tasso di fecondità tra i più bassi al mondo hanno contribuito a rendere la struttura della popolazione italiana particolarmente anziana. Sono circa 8,8 milioni le persone che vivono sole, e il 55,2% di queste ha più di 60 anni. Per molte famiglie trovare una persona a cui affidare la cura di un genitore o di un parente anziano è quindi diventato sempre più difficile. Questo perché anche i badanti stanno invecchiando e, parallelamente, diminuiscono di numero. Il risultato è che sempre più persone finiscono per occuparsi direttamente dei propri familiari, trasformando il lavoro di cura in un secondo impegno quotidiano.
Vivere da soli e il rischio delle emergenze
Vivere da soli può diventare particolarmente complicato con l’avanzare dell’età, soprattutto quando un incidente o un problema di salute rende necessario un aiuto immediato. Secondo un’indagine del Censis condotta su oltre 2.300 famiglie che impiegano lavoratori domestici, la principale preoccupazione è proprio la mancanza di assistenza in caso di emergenza, indicata dal 50,5% degli intervistati. Al 31,6% preoccupano invece la solitudine e la mancanza di una rete di relazioni su cui poter contare. Ci sono poi le difficoltà legate alla gestione della vita quotidiana, dalle faccende domestiche alla preparazione dei pasti, fino alle pratiche burocratiche che sempre più spesso devono essere svolte online.
Le badanti sono sempre meno e sempre più anziane
Nel 2025, secondo i dati Inps, erano 412.863 i contribuenti attivi come badanti. Si tratta di un settore composto in larga parte da lavoratrici straniere, soprattutto provenienti dall’Europa dell’Est, da cui arriva circa il 40% della forza lavoro, mentre America Latina, Asia e Medio Oriente rappresentano le altre zone più rappresentate. A preoccupare è soprattutto l’età della forza lavoro, nel 2025 la fascia più numerosa era quella tra i 55 e i 59 anni, che rappresentava il 18,8% del totale. Gli over 60 erano invece il 27,2%. Un dato che mostra come anche chi oggi garantisce gran parte dell’assistenza agli anziani si avvicina piano piano all’età della pensione.
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Trovare una badante è sempre più difficile
La difficoltà nel trovare personale non riguarda soltanto l’età dei lavoratori. Il lavoro domestico continua infatti a perdere occupati regolari. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Inps, tra il 2016 e il 2025 il numero di badanti registrati è diminuito in gran parte del Paese. In media, le province italiane hanno perso il 9,6% degli addetti regolari nell’ultimo decennio, mentre in alcune zone la contrazione ha superato il 20%. A rendere meno attrattivo il settore contribuiscono anche le condizioni di lavoro. Molte badanti lavorano circa 50 ore alla settimana, ma i guadagni restano bassi rispetto alla mole di ore lavorate. Secondo l’Inps, per più della metà di chi svolge questo mestiere l’entrata mensile effettiva non supera gli 800 euro lordi. E anche quando una famiglia riesce a trovare una badante, non è detto che il rapporto duri. Secondo i dati di Elderlink, una famiglia su tre si dichiara insoddisfatta della scelta effettuata. Le difficoltà emergono spesso già nei primi mesi: il 27,9% dei contratti viene chiuso entro lo stesso anno e oltre il 12% non arriva nemmeno al primo mese.
Quando la cura diventa un secondo lavoro
Di fronte alla difficoltà di trovare assistenza, molte persone che vivono sole fanno affidamento su familiari e amici. Secondo i dati raccolti dall’Associazione sindacale nazionale dei datori di lavoro domestico, è la soluzione scelta dal 43,9% delle famiglie, percentuale che sale al 57,6% tra gli over 75. Secondo l’Istat sarebbero oltre 12 milioni i caregiver, coabitanti e non, che si occupano di accompagnare e fare compagnia ai propri cari, fornire assistenza sanitaria, aiutare un adulto nelle attività quotidiane, gestire pratiche burocratiche, occuparsi delle faccende domestiche e preparare i pasti. Il problema è che quasi il 90% degli intervistati ritiene che, occuparsi di un familiare limiti il tempo disponibile per il lavoro o per altre attività personali. La percezione è ancora più forte tra le donne, con il 93,4%, rispetto all’82,9% degli uomini.

