Il Garante della privacy multa Fabrizio Corona per aver diffuso l’audio «occhi spaccanti» di Raoul Bova

Il Garante per la protezione dei dati personali ha multato Fabrizio Corona per la diffusione, ritenuta «illecita» e «non autorizzata», di un file audio e di alcuni estratti di una conversazione privata in chat tra Raoul Bova e Martina Ceretti. I contenuti lasciavano emergere, secondo quanto ricostruito, una relazione tra l’attore e la giovane modella, che Bova avrebbe nascosto alla compagna Rocío Muñoz Morales. Al termine di una complessa istruttoria, l’Autorità ha ribadito un principio chiaro: «La notorietà di una persona non giustifica la diffusione di informazioni appartenenti alla sua sfera privata, soprattutto quando tali contenuti non presentano un reale interesse pubblico».
La sanzione di 4.950 euro e le motivazioni dell’Autorità
Secondo il Garante, la pubblicazione di stralci di conversazioni intime e affettive «ha violato i principi di liceità, correttezza e minimizzazione del trattamento dei dati personali, oltre a eccedere il limite dell’essenzialità dell’informazione». L’Autorità ha inoltre sottolineato che la diffusione dei contenuti sarebbe stata finalizzata alla spettacolarizzazione e all’alimentazione del gossip, provocando un significativo pregiudizio alla reputazione, anche professionale, e alla privacy dell’attore. La pubblicazione attraverso social media e piattaforme digitali avrebbe poi ulteriormente amplificato la portata e gli effetti della violazione. Nonostante la gravità della condotta e la particolare delicatezza dei dati diffusi, il Garante ha inflitto a Corona una sanzione amministrativa di 4.950 euro, determinata anche dal fatto che, nell’anno preso in considerazione, non risultavano redditi fiscalmente dichiarati.
L’audio «occhi spaccanti» e l’inchiesta su Monzino
Corona diffuse gli audio, tra cui quello passato alla cronaca come «occhi spaccanti», in una puntata di Falsissimo. I contenuti relativi a Bova furono successivamente rimossi su disposizione del Garante. Nel settembre dello stesso anno, inoltre, l’imprenditore Federico Monzino, vicino a Ceretti, risultò indagato a Roma per tentata estorsione. Secondo la Procura, Monzino avrebbe contattato Bova minacciando di rendere pubbliche le conversazioni private tra i due, che furono poi diffuse comunque da Corona.

