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Il Vaticano vuole introdurre un nuovo peccato «contro il Creato» per la crisi climatica

04 Settembre 2026 - 13:44 Anna Clarissa Mendi
Pubblicato il testo della Commissione teologica internazionale. Per i teologi l'emergenza climatica non è una questione estranea alla fede cristiana
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La crisi climatica non è una questione estranea alla fede cristiana. Al contrario, secondo la Commissione teologica internazionale (CTI), il rapporto dell’uomo con l’ambiente costituisce una dimensione essenziale del rapporto con Dio. E proprio perché l’essere umano ha una responsabilità nel progressivo deterioramento del pianeta, i teologi vaticani propongono di parlare di «peccato contro il creato e contro il Creatore». Un peccato che, sottolineano, ha conseguenze concrete e drammatiche, fino a provocare «tanti morti». È ciò che si legge nel nuovo documento della CTI, intitolato “Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario“, pubblicato ieri, mercoledì 2 settembre.

La riflessione della Chiesa: l’ecologia è parte integrante della fede

Il documento dell’organismo consultivo della Santa Sede, composto da teologi provenienti da tutto il mondo, è frutto di un lavoro sviluppato tra il 2022 e il 2025, è stato «portato alla considerazione del Santo Padre Leone XIV» il 28 luglio 2026 e approvato dal cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Per la Commissione, non è possibile separare la fede dal modo in cui l’uomo si rapporta al mondo naturale. «Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia, nella preghiera o nel rapporto con il prossimo», si legge nel testo.

«Lo facciamo anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici». Da qui la conclusione: «non è coerente con la logica della fede sminuire o escludere la questione ecologica, bollandola come qualcosa di estraneo alla stessa fede cristiana». Il rapporto con la natura, aggiungono i teologi, è dunque una dimensione costitutiva del rapporto con Dio creatore.

Dall’eredità di Papa Francesco alla nuova definizione

Il documento si inserisce nel solco tracciato da papa Francesco con Laudato si’ e richiama con forza la gravità della crisi ambientale. «Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra», scrivono i teologi, richiamando il deterioramento degli oceani e dei fiumi, la scomparsa delle specie, la distruzione delle foreste e lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci polari. Un grido che, sottolineano, è «tragicamente legato al grido dei poveri», cioè di coloro che subiscono maggiormente le conseguenze del degrado ambientale, insieme ai «tanti morti per gli effetti del peccato contro il creato».

Il «peccato contro il Creato e il Creatore»

È proprio su questo punto che la Commissione propone un ulteriore passaggio. I teologi ricordano che papa Francesco aveva già parlato di «peccato ecologico», un’espressione che però non si è ancora pienamente affermata nella Chiesa cattolica. Anche il Sinodo per l’Amazzonia del 2019 aveva contribuito ad aprire questa riflessione. La Commissione suggerisce ora di interpretare il danno arrecato all’ambiente in analogia con i concetti di «peccato sociale» e «strutture di peccato». Viene invece accantonato il termine «ecocidio», ritenuto meno efficace nel rappresentare la dimensione teologica della questione. La formula proposta è quindi «peccato contro il creato e contro il Creatore»: non soltanto perché danneggia la natura, ma perché «viola il senso della creazione voluto da Dio Creatore» e disconosce il compito affidato all’uomo di custodire e prendersi cura della «Casa comune».

Foto copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI | Papa Leone XIV torna al Palazzo Apostolico, il 26 luglio 2026

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