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Il premier spagnolo Sánchez al leader dell’estrema destra: «Sarò un cane, ma non ho padrone» – Il video

09 Settembre 2026 - 16:03 Michela De Marchi
Abascal di Vox ha accusato il presidente di essere ricattato dal Marocco durante il Question time sulla gestione della crisi a Ceuta. Lo scontro anche con il Partito Popolare
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«Io sarò un cane, ma non ho padrone». È la risposta che il premier spagnolo Pedro Sánchez ha dato al leader di Vox Santiago Abascal durante il question time al Congresso sulla gestione della crisi migratoria a Ceuta e la politica di Madrid verso il Marocco.

Le parole di Abascal

Lo scontro tra i due è nato dopo l’insinuazione di Abascal secondo cui il presidente sia «ricattato» dal Marocco, specificando che «è una domanda retorica. Tutta la Spagna sa che il nostro governo è a Rabat». La convinzione del leader di Vox è da ricercarsi in presunte informazioni che il Marocco avrebbe sulla corruzione della famiglia e del governo di Sánchez. Abascal ha inoltre annunciato l’intenzione di mettere sotto accusa il premier per tradimento, invocando l’articolo 102 della Costituzione spagnola per portarlo davanti al Tribunale Supremo. Nel corso del suo intervento ha anche chiesto di sapere «quanti deputati ha il Marocco in questa Camera».

A sostegno della sua convinzione, Abascal ha sottolineato che il sistema educativo spagnolo «insegna cultura marocchina nelle aule, lingua araba e menù halal nelle mense scolastiche». Collegando la situazione migratoria ai pessimi dati del rapporto sulle scuole OCSE-Pisa 2025, in cui la Spagna ha ottenuto risultati molto bassi. Per Vox, Madrid deve smettere «di essere un protettorato marocchino in mani di traditori». E «il prossimo governo della Spagna non può essere a Rabat, né a Bruxelles, né a Washington, né a Tel Aviv, né a Teheran, né a Pechino. Né in nessun altro posto. Deve essere in Spagna e in mani degli spagnoli».

La risposta del premier

Sánchez non è rimasto inerme e ha prontamente risposto ad Abascal, accusando lui e il suo partito di alimentare «l’odio, insulti e la xenofobia». Di fronte a possibili sottomissioni ad altre potenze, Sánchez ha risposto che «questo Governo non accetta ricatti da nessun partito, nessun paese e, ovviamente, da nessun potere». Ha poi aggiunto: «Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore. Mi chiamano anche cane. Io sarò un cane, ma non ho padrone.» accusando il suo oppositore di «applaudire i dazi degli uni e i genocidi degli altri», in riferimento a Stati Uniti e Israele con cui l’estrema destra spagnola ha rapporti. «Ha proprio del grottesco che lei mi accusi dei ricatti del Marocco quando, se qualcuno ha un guinzaglio al collo, è proprio lei» ha concluso Sánchez.

Contro il Partito Popolare

Vox non è stato l’unico partito a scontrarsi con il premier socialista durante il Question time. «Il Partito Popolare e l’ultradestra vogliono ledere il diritto al voto di migliaia di cittadini spagnoli. E vogliono rubare loro il principale diritto di cittadinanza, che è il diritto al voto». Sono le parole con cui Sánchez si è rivolto al leader del PP, Alberto Nunez Feijoo, facendo riferimento alla sospensione cautelare del diritto al voto dei cittadini nazionalizzati, ma discendenti dagli esiliati durante la dittatura franchista, grazie alla legge di Memoria Democratica.

Il provvedimento è stato deciso dal Tribunale Supremo, accogliendo parzialmente un ricorso presentato dal partito di Abascal. Inoltre, Sánchez ha ricordato che dopo l’introduzione della legge nel 2022 «le elezioni del 2023 sono state vinte dal Partito Popolare con la maggioranza del voto all’estero». In vista del voto del 2027 «il Pp e Vox vogliono ledere il diritto al voto di migliaia di cittadini spagnoli. – ha terminato – Ci vedremo nelle urne e torneremo a vincervi».

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