La Tav rallenta: l’Europa sposta a giugno prossimo gli obiettivi (e i soldi) per il tunnel in Val Susa – Il documento

La politica italiana dà il tunnel della Tav in val Susa per cosa fatta. O comunque, lo racconta come un progetto che molto difficilmente si potrà fermare (era la posizione anche del Movimento cinque stelle quando era al governo, del resto).
Il rinvio europeo
L’Europa, invece, sembra esserne meno convinta. E sposta in avanti la tabella di marcia. In particolare, il rinvio riguarda l’avvio effettivo dello scavo del tunnel principale che dovrebbe attraversare la val di Susa, con un progetto contro cui si svolgono periodicamente iniziative, cortei e manifestazioni anche di frange violente. L’avvio dello scavo del tunnel principale, quello che dal lato francese è iniziato nel 2022, per l’Italia è rimandato a giugno prossimo.
Informalmente, il consorzio italo-italiano che gestisce i lavori della tav, il Telt, aveva affermato anche in passato che gli scavi italiani sarebbero stati avviati a inizio 2027, sebbene nell’ultimo aggiornamento del cronoprogramma, fatto nel 2024, l’avvio del tunnel principale era previsto per giugno scorso, 2026.
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Ora invece, in una scheda che sul sito internet appare aggiornata a settembre (quindi a questi giorni), i 700 milioni di euro in arrivo dall’Europa sono vincolati all’avvio del cantiere a giugno prossimo. E non più a giugno scorso.
L’andamento del cantiere
E dire che il progetto non procede a tappe forzate, tutt’altro. L’avvio effettivo dello scavo del tunnel principale della Tav, quello della Maddalena, a Chiomonte, è atteso da circa tre anni. In teoria, l’avvio dei lavori è stato a dicembre 2023, quando il cantiere del fronte italiano è stato inaugurato. Poi a marzo 2026 è stata svelata la prima maxi-fresa (TBM) che avrebbe dovuto essere attivata per entrare nel vivo dello scavo italiano. L’obiettivo era avviare i lavori entro giugno 2026, come si legge appunto nell’accordo economico firmato nel 2024 tra Cinea e Telt. anche se informalmente Telt parlava di gennaio 2027.
Il comitato interministeriale per la programmazione economica, o Cipess, ha rivisto la tabella di marcia ad aprile scorso, con tanto di conferenza stampa evento dedicato alla Tav, solo ad aprile scorso (non è chiaro se il rinvio fosse già noto).
Dal fronte francese le cose non vanno meglio. La talpa Viviana, a Saint-Martin-de-la-Porte, ha scavato 250 metri in dieci mesi e procede di 90 centimetri al giorno. Ne erano previsti 12. Ad agosto scorso, i francesi hanno lanciato l’allarme, spiegando che di questo passo e alla luce dei tanti problemi riscontrati, legati in particolare alla infiltrazioni di acqua, era impossibile pensare di chiudere il cantiere entro il 2033 e che era meglio spostare l’obiettivo al 2035. Telt si è mostrata tranquillizzante. Ora, invece, si capisce che l’intero progetto slitta ancora. E che i finanziamenti europei sono indispensabili per mandarlo avanti.

